Morselli, la sua Roma senza Papa

 

Che grande scrittore (ignorato dagli editori) è stato Guido Morselli. Che grande romanzo (misconosciuto) è il suo Roma senza papa. Titolo che ben s’attaglia al nostro tempo dopo le dimissioni di Benedetto XVI. Lo scrisse o finì di scriverlo nel 1966, e quando il romanzo apparve, otto anni dopo, Giulio Nascimbeni ne parlò sul Corriere della Sera come di “un frutto raro e inimmaginabile”. Con il cannocchiale degli anni sessanta, l’autore vede come saranno la Chiesa e il mondo alle soglie del Duemila. Certo, era difficile allora prevedere la fine del comunismo e un’Europa non più divisa dalla cortina di ferro. E Morselli non le previde. È un mondo il suo in cui c’è sempre il PCUS, ma in cui il Papa riesce a svolgere un proficuo ruolo di pace. Certo, era difficile prevedere la Chiesa in crisi di oggi, gli scandali morali e finanziari, quelli venuti in luce e quelli ancora nascosti, il calo delle vocazioni al sacerdozio, il Vangelo non sempre seguito e messo in pratica. Anzi, contraddetto. E Morselli infatti non previde niente di tutto questo. Cosa immaginò precisamente lo scrittore nelle sue Cronache romane di fine secolo ventesimo, sottotitolo del romanzo? Immaginò una Chiesa alle prese con il battesimo di Freud, con la difficile conversione dell’Anticristo della psicanalisi. Una Chiesa che aveva ormai metabolizzato il parto indolore, i contraccettivi, l’eutanasia. Ma su quest’ultima mostra di correre troppo, viste le posizioni contrarie di oggi. Forse perché persuaso, intimamente e oggettivamente persuaso dell’immobilismo della Chiesa cattolica, Morselli seppe pensare molti problemi e argomenti di discussione del suo tempo ancora vivi alla fine del Novecento. Per cui vide l’ecumenismo, il confronto con le altre religioni, il celibato dei preti, il modernismo e il suo contrario, l’infallibilità papale come nodi irrisolti. Un prete vissuto due mesi a Lago Salato, in fondo all’America, riteneva salutare un accostamento alla Chiesa cattolica dell’ultima nata delle religioni, il Mormonismo. Perché uno dei  suoi princìpi è che Dio comanda agli uomini di “cercare la felicità prima di tutto in questo mondo”: sarebbe, afferma, il “correttivo all’astrattezza speculativa dei cattolici”. Ma soprattutto Morselli immaginò il trasferimento della sede papale. Dal Vaticano a Zagarolo, piccolo paese a trenta chilometri da Roma. Dopo Avignone, Zagarolo. Per la disperazione dei romani, che proprio non riescono a rassegnarsi alla decisione di Giovanni XXIV. Papa timido, ombroso, di scarso eloquio. Papa irlandese. La sede vaticana è diventata troppo costosa per la Chiesa. C’è anche questa tra le ragioni alla base del trasferimento del Papato. E poi un maggior bisogno di silenzio, di tranquillità, di volontario esilio per il Papa. E il tentativo meritorio di eludere, secondo il prete elvetico protagonista del romanzo, l’invincibile dialettica tra il cielo cristiano e il cielo romano. Di “segno opposto”. Senza il Papa, Roma cessa di essere antica: diventa vecchia per la prima volta. Tornerà Giovanni XXIV? I romani più fiduciosi ne sono certi. È tornato da Avignone dopo 68 anni, figurarsi se non torna da Zagarolo. Come sono certi che un papa italiano non avrebbe inflitto ai romani quell’affronto.  Ma si tratta di innocue revanches. Perché, con la scelta di lasciare il Vaticano, Giovanni XXIV ha risolto un’antica antitesi: finché era romana, la Chiesa non poteva essere cattolica nel senso pieno del termine: “l’universalità non si accordava con la localizzazione, per quanto radicata nella storia, per quanto ramificata nel sublime”. I romani dovranno condividerla prima o poi, e abituarsi a una sede del Papato itinerante. Che non è da escludere. “Sovrano senza arcana regni: pontefice senza ieratismi”, Giovanni XXIV dice ai preti che riceve in udienza a Zagarolo: “Dio non è prete. E nemmeno frate”. Parole di grande effetto. Ancora di più se poste in relazione oggi con la crisi non solo spirituale della Chiesa cattolica. Bolognese di nascita, Guido Morselli è morto suicida a Varese quarant’anni fa. Un anno prima della pubblicazione di Roma senza papa. Ha scritto tanto durante la vita, opere di pregio, e un romanzo tutto politico come Il Comunista. Ma nessuno degli editori se n’è accorto. E pare ci sia stato proprio questo alla base del suo suicidio.

 

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© Dariush Radpour