La rete non è un libro

Sempre più spesso, da docente universitario, mi imbatto in esami nei quali il candidato esprime concetti definendoli senza alcuna capacità di argomentare. L’esame è un momento nel quale si verifica l’acquisizione di conoscenza da parte dell’esaminato. Ciò che emerge ormai sempre più di frequente è che l’esaminato si è limitato all’acquisizione di informazioni. Avverto l’urgenza e la necessità di una riflessione sui processi di apprendimento e conoscenza e sull’influenza esercitata su di loro dalla rete e da tutti i mezzi di comunicazione che ne sfruttano la tecnologia, come i social network.

La rete è il luogo, o un insieme di luoghi, dove risiede una enorme mole di informazioni su un insieme, ormai infinito, di oggetti. Le azioni attraverso cui un soggetto acquisisce tali informazioni sono l’accesso e la navigazione. L’accesso è ormai diffuso poiché possibile da ogni tipologia di dispositivo, pc, smartphone, tablet, consentendo la fruizione della rete da ogni luogo fisico in cui l’utente possa trovarsi. La navigazione riguarda il percorso che un utente svolge passando da un sito all’altro nella sua ricerca di informazioni. Ma il percorso di navigazione merita una maggiore analisi. Il percorso non è predefinito, perché la rete è un insieme di luoghi sempre provvisorio, in continuo dinamismo, e anche perché la rete è sconosciuta al navigatore, che scopre l’esistenza di vari siti, presumibilmente pertinenti con la sua ricerca, solo a partire da un dato sito. La ricerca è pertanto un passaggio incrementale, alimentato da ciò che nella ricerca scientifica è chiamata serendipità, che evidenzia la natura casuale delle scoperte. In altre parole, la navigazione segue un percorso in assenza di mappe che possano consentire al navigatore di orientarsi tra i possibili siti.

Inoltre, la rete è il luogo che va visitato e, in particolare, navigato, in assenza di una guida. Il navigatore alla ricerca di informazioni non può contare sull’esperienza di nessuno nella scelta del percorso. Anche perché il percorso attuale poteva non esistere in passato. Allora come può un navigatore alla ricerca di un concetto scegliere il percorso che soddisfi al meglio il suo fabbisogno di conoscenza? Non può. Semplicemente perché la rete può soddisfare il fabbisogno di informazioni da parte del navigatore, restituendo ad ogni interrogazione che il navigatore ponga al motore di ricerca, un insieme più o meno ampio di siti, di luoghi dove andare per trovare l’immediata risposta, ossia l’informazione, ma considerando che non tutti i siti presentano informazioni corrette, non vi è nessuna indicazione su come selezionare quelli validi. Ad ogni modo, tali informazioni non sono conoscenza. La conoscenza, infatti, è per me proprio il percorso di formazione di un concetto, di un significato e non il contenuto del significato stesso. Inoltre, la conoscenza richiede che chi si propone di acquisirla si proponga di attraversare quel percorso per renderlo una esperienza propria.

Il libro differisce dalla rete proprio nella sua attitudine a documentare la mappa di un percorso, quello svolto dall’autore che ha studiato il concetto oggetto del libro. Il libro si limita ad un solo percorso e pertanto sembrerebbe povero rispetto alla rete. Ma questo è solo un’illusione poiché se il libro propone un solo percorso, la rete non ne propone nessuno. La rete è infatti un insieme di luoghi in assenza di percorso. Il libro, invece, propone un percorso per giungere da un luogo ad un altro.

La lettura di un libro consente al lettore di condividere il percorso svolto dall’autore ma, al tempo stesso, di aggiungere sé stesso in quel percorso. Può concordarne le tappe o prenderne distanza. Il lettore, insomma, fa esperienza personale del percorso dell’autore. E, quando non sarà d’accordo con le principali scelte dell’autore, potrà intraprendere un nuovo percorso, affidandosi ad un altro autore, leggendo un altro libro.

Comprendo ancor meglio, da questa riflessione, la differenza che intercorre tra navigare e leggere. Navigare richiede muoversi su un mare o altro spesso seguendo una rotta già tracciata. Navigare quindi è una espressione inappropriata alla rete, nella quale non posso tracciare una rotta perché non sono in grado di programmare le tappe da seguire. L’azione che l’utente della rete svolge in realtà non è navigare ma è quella di scorrere la schermata e di cliccare sul link che lo porterà ad una nuova schermata. L’espressione del navigare quindi è illusoria. Scorrere la schermata e cliccare rappresentano la sequenzialità con cui si fruisce della rete. Questa sequenzialità consente all’utente di vivere solo il momento presente, senza poter prospettare quel che potrà visualizzare nelle tappe future di ciò che, appunto, non potrà mai essere un percorso.

Leggere, invece, è l’azione del legare piò segni per costruire un significato. Seguire il percorso dell’autore di un libro richiede pertanto una continua costruzione di significati attraverso il legare richiesto alle diverse tappe del percorso. Leggere un libro però è anche una promessa che l’autore fa al lettore attraverso l’indice, dove tutto il percorso viene presentato sin da subito. È, in verità, una promessa che il lettore può solo intuire poiché dovrà ancora intraprendere quel percorso che, solo dopo certe tappe, gli consentirà di acquisire la consapevolezza necessaria per comprendere e, eventualmente, apprezzare quella promessa iniziale.

Il libro dei libri, la Bibbia, è l’esempio più evidente di queste considerazioni. Si tratta di una mappa che rappresenta il percorso della salvezza. È leggendo la Bibbia che si comprende la necessità di seguire il percorso per giungere alla salvezza.

La rete, invece, non contiene una promessa ma infinite. È proprio nella sua infinitezza che presenta il suo limite principale. La promessa della rete non è nei contenuti, che sono appunto infiniti, ma nell’assenza di percorsi, assenza che si identifica nell’immediatezza della risposta che seguo ad un clic. Nella rete si può volare da un luogo ad un altro. In altre parole, puoi vedere direttamente la fine di un film, leggere subito la conclusione di un romanzo, sapere subito la conclusione di un ragionamento. Così potrai acquisire informazioni immediate ma non conoscenza. Sulla rete trovi anche i libri che puoi leggere – si potrebbe controbattere – ma se li leggerai avrai preferito quei libri alla rete. La mela dell’Eden e la sua promessa è la stessa promessa della rete: quella di acquisire la conoscenza per via immediata, senza dover passare dal percorso mostrato. È una promessa che spaccia l’informazione per conoscenza, tradendo la natura di quest’ultima, che risiede nell’amore per il percorso che la precede.

A mio parere, il libro rimane il più autentico strumento di conoscenza acquisita attraverso comunicazione ed esperienza. L’altro strumento parimenti autentico di acquisizione della conoscenza e la vita stessa.

Acireale, 22 febbraio 2020

Antonio Leotta