La meteora letteraria di Stieg Larsson e il successo dei romanzi della trilogia Millennium

1. Proseguo nella ricostruzione storico-letteraria del “giallo nordico” – iniziata un po’ per scherzo un po’ per il gusto della sfida – che ha preso le mosse con Le radici del ‘giallo nordico’: Per Walöö e Maj Siöwall e il ‘romanzo di un crimineed è proseguita con L’affermazione sulla scena letteraria internazionale del “giallo nordico”: Henning Mankell e il commissario Kurt Wallander, pubblicati sui numeri 73 e 75 di questa rivista.
Proseguendo, pertanto, in questa ricostruzione storico-letteraria del “giallo nordico”, mi sembra opportuno segnalare che, dopo avere esaminato le origini di tale originale filone noir, affermatosi sulla scena internazionale grazie ai romanzi di Per Walöö e Maj Siöwall e di Henning Mankell, il passaggio successivo è certamente rappresentato dal riferimento alle opere di Stieg Larsson. Infatti, al successo editoriale di queste opere – a tutt’oggi ineguagliato, nel nostro ambito, per numero di vendite ed esclusivamente dovuto ai romanzi che compongono la Trilogia Millennium – si deve il consolidamento sulla scena internazionale di tale filone della letteratura noir.
Parlare di Stieg Larsson, invero, è utile non soltanto per addentrarci nelle trame narrative del “giallo nordico”, ma anche per comprendere le dinamiche del mondo editoriale, consentendoci di analizzare le ragioni di un successo letterario di dimensioni planetarie che, anche per la sua breve durata, non è comparabile con fenomeni similari. Basti pensare, in proposito, che i romanzi della Trilogia Millennium sono stati pubblicati in tutto il mondo, vendendo trenta milioni di copie, di cui più di due nella sola Svezia; cifra, quest’ultima, sintomatica del successo di cui stiamo parlando, se si considera che in Svezia abitano poco meno di dieci milioni di abitanti.

stieg larsson

Stieg Larsson

  1. Fatta questa premessa, cominciamo con l’osservare che una delle peculiarità del fenomeno letterario che stiamo esaminando è rappresentata dal fatto che Stieg Larsson è morto a Stoccolma per una crisi cardiaca, all’età di cinquant’anni, nel 2004 e che i romanzi che compongono la Trilogia MillenniumUomini che odiano le donne (Män som hatar kvinnor, 2005), La ragazza che giocava con il fuoco (Flickan som lekte med elden, 2006) e La regina dei castelli di carta (Luftslottet som sprängdes, 2007) – sono stati pubblicati, a partire dal 2005, dopo la morte del loro Autore.

Si tratta, dunque, di un fenomeno letterario postumo e contenuto nell’arco di un biennio, compreso tra il 2005 e il 2007, proprio in conseguenza della prematura morte di Larrson, la cui scomparsa ha interrotto una saga romanzesca che l’Autore intendeva sviluppare attraverso dieci opere, che avrebbero dovuto comporre un ciclo narrativo intitolato Millennium. Di questo ciclo Larsson, prima di morire, aveva completato la stesura dei primi tre romanzi, limitandosi ad abbozzare i personaggi e la trama delle due opere successive, che venivano lasciate a uno stadio narrativo embrionale.
Ma prima di addentrarci nella trama narrativa della Trilogia Millennium, occorre rispondere a una domanda: chi era Stieg Larsson e soprattutto da dove veniva questo Autore, sconosciuto nel panorama letterario fino alla sua prematura morte?
Stieg Larsson era essenzialmente un giornalista d’inchiesta, verrebbe da dire alla vecchia maniera, formatosi nell’area progressista del suo Paese, che, nel corso degli anni, aveva maturato un’approfondita conoscenza dei movimenti collettivi e delle organizzazioni politiche di matrice neonazista, in conseguenza della quale aveva fondato una rivista denominata Expo, fortemente connotata nel mondo editoriale svedese per la sua linea antirazzista.
Per effetto di tale impegno, Stieg Larsson aveva acquisito una solida fama internazionale, tanto da essere invitato a svolgere conferenze su questi temi in tutto il mondo. Costituisce, in particolare, espressione di questo impegno culturale la pubblicazione dei saggi Estremismo di destra (Extremhögern, 1991) e Democratici svedesi (Sverigedemokraterna: den nationella rörelsen, 2001).
Sino alla sua morte, quindi, Stieg Larsson aveva pubblicato esclusivamente saggi sul mondo politico svedese e sui movimenti politici di estrema destra, essendo noto al grande pubblico, come detto, esclusivamente come giornalista d’inchiesta e saggista.
Poco prima di morire, però, il nostro Autore contattava la Casa editrice Norstedts förlag, alla quale consegnava i romanzi che costituiscono la Trilogia Millennium che, come detto, avrebbero dovuto comporre un più ampio ciclo narrativo. La pubblicazione del primo dei tre romanzi di Larsson avveniva nel 2005, a distanza di un anno dalla sua morte; mentre, in Italia, i libri della Trilogia venivano pubblicati dalla Casa editrice Marsilio di Venezia, con un successo editoriale senza precedenti, a partire dal 2007.
Nonostante la loro natura di opere postume – o forse proprio per questo – il successo dei romanzi della trilogia Millennium è stato immediato, tanto è vero che il secondo romanzo della trilogia, La ragazza che giocava con il fuoco (Flickan som lekte med elden, 2006), veniva riconosciuto come il miglior romanzo poliziesco svedese dell’anno dalla Svenska Deckarakademin; mentre, il romanzo Uomini che odiano le donne (Män som hatar kvinnor, 2005), nel 2009, si aggiudicava, nel Regno Unito, il Premio Barry, che è assegnato annualmente al miglior romanzo poliziesco.
Deve anche aggiungersi che, nel 2015, la Casa editrice Norstedts Förlag, che aveva pubblicato tutti e tre i romanzi della Trilogia, pubblicava il quarto capitolo della saga, scritto da David Lagercrantz, intitolato Quello che non uccide (Det som inte dödar oss); pubblicazione accompagnata da accese polemiche, conseguenti al fatto che la storia non è basata sugli appunti lasciati da Larsson, ma è totalmente inedita.
Di questa opera, comunque, non ci occuperemo in questo intervento, esclusivamente dedicato alla Trilogia Millennium, così come l’aveva progettata, prima di morire, Stieg Larsson.

3. L’affermazione planetaria della Trilogia Millennium veniva ulteriormente consacrata dal successo del suo adattamento cinematografico, che giungeva poco dopo la pubblicazione dei romanzi, dando vita a un connubio mediatico ormai consueto per i “gialli nordici”, che ho già esaminato a proposito dei romanzi di Henning Mankell incentrati sulla figura di Kurt Wallander, parlandone nel mio precedente intervento su questo filone letterario, pubblicato sul numero 75 di Lunarionuovo.
Infatti, la televisione svedese SVT e la compagnia di produzione cinematografica Yellow Bird, anch’essa svedese, dopo il successo editoriale dei romanzi di Stieg Larsson, acquistavano i diritti per una serie televisiva tratta dai romanzi della Trilogia Millennium e per un film ispirato al primo episodio del ciclo narrativo, da fare uscire presso le sale cinematografiche. Quest’ultimo progetto filmico, ispirato al primo romanzo della saga e intitolato Uomini che odiano le donne (Män som hatar kvinnor, 2005), veniva affidato al regista danese Niels Arden Oplev e assegnava all’attore svedese Michael Nyqvist il ruolo di Mikael Blomkvist, il protagonista dei romanzi di Larsson.
La trasposizione cinematografica del romanzo Uomini che odiano le donne (Män som hatar kvinnor, 2005), quindi, usciva nelle sale svedesi nel febbraio del 2009 e, nel corso dello stesso anno, in quelle di tutta Europa. Dopo il successo della trasposizione cinematografica del primo romanzo della Trilogia, uscivano per il grande schermo anche gli adattamenti dei due ulteriori capitoli della saga, intitolati La ragazza che giocava con il fuoco (Flickan som lekte med elden, 2006) e La regina dei castelli di carta (Luftslottet som sprängdes, 2007), nei quali, ancora una volta, Mikael Blomkvist, il protagonista della saga larssoniana, veniva interpretato da Michael Nyqvist.
Il successo planetario della Trilogia Millennium, infine, veniva decretato dalla trasposizione statunitense del suo primo capitolo narrativo, intitolato, nell’adattamento cinematografico, The Girl with the Dragon Tattoo, diretto da David Fincher e interpretato da Daniel Craig, che usciva nella sale americane nel corso del 2011.

Michael Nyqvist l’attore che ha interpretato Mikael Blomkvist

Michael Nyqvist l’attore che ha interpretato Mikael Blomkvist

  1. Dopo avere chiarito le dinamiche del successo editoriale della Trilogia, occorre adesso concentrarsi sulle vicende narrate in questa saga romanzesca, precisando che, seguendo un canone letterario consueto per il “giallo nordico”, i romanzi che compongono questo ciclo hanno dei protagonisti seriali, il principale dei quali è Mikael Blomkvist, un giornalista d’inchiesta che dirige la rivista Millennium, attorno alla quale ruotano le storie raccontate nei tre romanzi di Stieg Larsson che stiamo considerando.

Le vicende narrate nei romanzi della Trilogia, in particolare, ruotano attorno alle indagini svolte da Mikael Blomkvist e dai redattori della rivista Millennium, che è un periodico svedese specializzato in inchieste giornalistiche sul malaffare sociale ed economico scandinavo. In queste indagini, scaturite dall’impegno giornalistico di Blomkvist, viene anche coinvolta Lisbeth Salander – un’esperta informatica di cui diremo meglio più avanti, presente in tutti e tre i capitoli narrativi della Trilogia – che, con il procedere della saga, ha finito per rappresentare una sorta di deuteragonista del ciclo, acquisendo una notevole popolarità presso gli appassionati larssoniani.
In questa cornice narrativa, occorre evidenziare che, nel primo romanzo della serie, intitolato Uomini che odiano le donne (Män som hatar kvinnor, 2005), Mikael Blomkvist è reduce da un procedimento penale all’esito del quale era stato condannato per avere diffamato in un’inchiesta giornalistica un finanziere svedese, Hans Erik Wennerstrom, sulla base di accuse successivamente rivelatesi fondate. La fondatezza di tale inchiesta comporterà che Blomkvist, con l’evoluzione narrativa della Trilogia, verrà definitivamente scagionato dall’accusa di avere diffamato il suo antagonista giornalistico.
Prima di essere scagionato, però, a causa dello stato di frustrazione che gli era derivato dalla condanna ingiustamente patita, Blomkvist si allontanava da Stoccolma e accettava un incarico conferitogli da un importante industriale svedese, Henrik Vanger, che lo portava a indagare, lontano dalla sua città, sulla misteriosa scomparsa di Harriet Vanger, che alla fine del romanzo risolverà, chiarendo il dilemma investigativo con cui, per lungo tempo, si era confrontata la polizia. Occorre anche dire che, già in questo primo romanzo della saga, Larrson mette in mostra la sua esperienza di conoscitore del mondo del razzismo e dell’estrema destra svedese, nel quale la trama narrativa si immerge dolorosamente, costituendo tale ambiente socio-politico lo sfondo umano deviato nel quale si sviluppano le indagini di Blomkvist.
In questo primo romanzo, dunque, Stieg Larsson apre la sua narrazione al mondo sommerso del razzismo e del sessismo, cui si collega il titolo emblematico della storia, fornendo un quadro drammatico della società svedese che, dietro l’apparenza di benessere sociale e di equilibrio politico, nasconde pulsioni inaspettate e pressoché sconosciute ai Paesi occidentali che, superficialmente, continuano a vedere la società scandinava come un modello istituzionale incomparabile.
Da questo punto di vista, una delle ragioni del successo della Trilogia Millennium è certamente rappresentata dalla disamina, lucida e impietosa, che l’Autore svolge sulla società svedese, incentrata su un welfare state la cui crisi profonda – descritta mirabilmente nel ciclo “Il romanzo di un crimine” di Per Walöö e Maj Siöwall – costituisce l’origine degli squilibri sociali e dei malesseri individuali del suo Paese, dai quali traggono origine i crimini sui quali Mikael Blomkvist, suo malgrado, si trova a indagare.
D’altra parte, la stessa deuteragonista della Trilogia, Lisbeth Salander, non è altro che un’espressione, peculiare oltre che romanzesca, della crisi del welfare state svedese descritta da Stieg Larsson e prima di lui da Per Walöö e Maj Siöwall. Lisbeth Salander, infatti, pur essendo un’esperta hacker e un’abile conoscitrice del mondo informatico, viene ritenuta dalle istituzioni svedesi una ventenne con problemi di adattamento sociale, tanto da essere sottoposta a tutela; connotazioni, queste, che rendono evidente come, nel caso della Salander, il sistema sociale svedese ha commesso un grave e imperdonabile errore, scambiando una geniale ricercatrice informatica per una dropout bisognevole di cure e socialmente pericolosa.

Fotografia n. 3

Noomi Rapace, l’attrice che ha interpretato Lisbeth Salander

Negli altri due romanzi della Trilogia Millennium, intitolati La ragazza che giocava con il fuoco (Flickan som lekte med elden, 2006) e La regina dei castelli di carta (Luftslottet som sprängdes, 2007), Lisbeth Salander assume a pieno titolo il ruolo di deuteragonista della saga romanzesca, atteso che la trama narrativa di queste due opere ruota attorno alle vicende, personali e criminali, che la riguardano, grazie alle quali Stieg Larsson fa comprendere al lettore il suo punto di vista critico verso l’apparato istituzionale del suo Paese che, nel passato, ha cercato di sopraffare la Salander, emarginandola.
In particolare, nel secondo romanzo della Trilogia, La ragazza che giocava con il fuoco (Flickan som lekte med elden, 2006), che segue cronologicamente la vicenda narrata nel primo capitolo della saga, Lisbeth Salander viene indagata per la commissione di tre omicidi, dai quali verrà scagionata alla fine della storia, grazie alle indagini condotte da Blomkvist in parallelo alla polizia svedese. Queste indagini consentono di fare luce sull’enigmatico passato della Salander, fornendo inquietanti chiarimenti sugli abusi e sulle prevaricazioni di cui la sua amica era stata vittima durante l’adolescenza.
Nell’intento dell’Autore, Mikael Blomkvist persegue un obiettivo di accertamento dei fatti e di chiarificazione delle vicende criminose, oscure, nelle quali la Salander risulta coinvolta; chiarificazione, umana oltre che investigativa, che porta il protagonista a confrontarsi con la parte più deteriore delle istituzioni del suo Paese, spesso operando in contrapposizione con l’apparato investigativo e giudiziario, fin dall’inizio convinto, in modo pregiudiziale, della colpevolezza della sua amica.
Infine, nel terzo romanzo della Trilogia, intitolato La regina dei castelli di carta (Luftslottet som sprängdes, 2007), si completa il percorso investigativo che porta Mikael Blomkvist – attraverso le indagini che conduce parallelamente alle forze dell’ordine – a ricostruire il passato di Lisbeth Salander, del quale in tanti hanno paura, per le conoscenze di torbide vicende istituzionali che la nostra deuteragonista della saga possiede. Questi timori inducono una parte deviata dei servizi di sicurezza svedesi a ordire un complotto, finalizzato a internare in un ospedale psichiatrico la Salander, che, grazie al decisivo apporto investigativo di Blomkvist, viene sventato.
I due capitoli conclusivi della Trilogia Millennium, quindi, si sviluppano su un duplice piano narrativo, riguardante, da un lato, la vicenda poliziesca vera e propria, imperniata sulla ricostruzione del passato di Lisbeth Salander e sulle sue contingenti disavventure giudiziarie, dall’altro, l’analisi impietosa dell’apparato istituzionale svedese, la cui inefficienza costituisce la causa principale dei problemi che, nel corso degli anni, hanno ostacolato il percorso esistenziale della Salander. Questi due piani narrativi vengono collegati in un tessuto romanzesco avvincente che – pur con qualche semplificazione necessitata dal ritmo incalzante dei racconti – ha rappresentato la causa principale del successo editoriale della Trilogia, che vanta nel mondo migliaia di appassionati che conoscono in ogni recondito passaggio la saga di Larsson.
Il ritmo incalzante delle storie della Trilogia, a ben vedere, fa sì che i racconti di Stieg Larsson e soprattutto gli ultimi due capitoli della saga si pongano in una sorta di collegamento narrativo con il genere spionistico statunitense – primo fra tutti John Le Carrè – dai quali certamente il nostro Autore ha tratto ispirazione, pur nella cornice di criticità sociale, che rappresenta lo sfondo di Millennium, in linea con le origini del “giallo nordico”, su cui ci siamo già soffermati.
E’ certo, comunque, che questa miscellanea di modelli letterari e di obiettivi narrativi, pur nella loro eterogeneità, ha decretato il successo internazionale di Stieg Larsson, facendone un caso editoriale difficilmente eguagliabile.

Fotografia n. 4 Fotografia n. 5 Fotografia n. 6

 

5. Resta, infine, da dire della cornice geografica che fa da sfondo ai romanzi della Trilogia Millennium, rappresentata dalla Svezia e dalla sua capitale, Stoccolma.
La maggior parte delle vicende narrate nei romanzi della Trilogia, infatti, si svolge in Svezia e a Stoccolma, fatta eccezione per il primo episodio della saga, nel quale la capitale svedese è solo secondariamente coinvolta nelle trame investigative di Mikael Blomkvist.
Stoccolma, invero, come non sempre capita nei romanzi della tradizione giallistica nordica, è non solo lo scenario dove le storie dei protagonisti della Trilogia Millennium si muovono, ma anche una sorta di protagonista occulto dei racconti di Stieg Larsson, facendo da sfondo, riconoscibilissimo, ai vari passaggi della narrazione.
Sono, in particolare, minuziose le descrizioni dei quartieri della capitale svedese, come Slussen, Stureplan, Södermalm, Kungsholmen o delle sue arterie viarie, come Odenplan, Mariatorget, con sempre maggiore interesse ricercati dagli appassionati della Trilogia.
La conferma dell’importanza dello sfondo urbano della Trilogia Millennium ci viene fornita dalle indicazioni topografiche dettagliate con cui, nei romanzi di Larsson, vengono descritti alcuni dei luoghi chiave delle sue narrazioni poliziesche, come l’Isola di Södermalm, che è una delle isole che compongono il tessuto urbano della capitale svedese, oltre che l’area cittadina meridionale dove è ambientata una parte significativa della saga narrativa; l’Isola di Kungsholmen, un’altra delle isole di Stoccolma, dove hanno sede sia il quartier generale della polizia che il tribunale distrettuale della capitale svedese; o, ancora, l’Isola di Sandham, distante qualche decina di chilometri da Stoccolma, dove Blomkvist possiede una casa di villeggiatura.

6. Concludo anche in questo caso, come ho già fatto per i precedenti interventi sui romanzi di Per Walöö e Maj Siöwall e su quelli di Henning Mankell, con il suggerimento, rivolto a tutti i lettori di Lunarionuovo, di intraprendere la lettura dei romanzi di Stieg Larsson, avvicinandosi ai quali si potrà meglio comprendere la fortuna dei “gialli nordici” e il successo internazionale della Trilogia Millennium.

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