Freire e Consolo, la Sicilia tra foto e parole

C. Freire, Calascibetta

C. Freire, Calascibetta (foto in mostra a Parigi)

 

Non c’è soltanto Consolo tra gli scrittori incontrati, conosciuti e fotografati durante la vita. Ma anche Beckett, “silenzioso e sempre concentrato sul suo lavoro e la sua visione del mondo”; il poeta Adonis ad Aleppo, in Siria; Francis Bacon e Marguerite Yourcenar a Londra, il fotografo André Kertèsz a New York, il regista Roberto Rossellini e l’architetto Renzo Piano a Parigi e a Genova. Non c’è soltanto la Sicilia, nei suoi scatti, città come Trapani, Lucca Sicula, Calascibetta e Leonforte, il tramonto di Segesta, le catacombe dei Cappuccini a Palermo, le feste patronali di Catania e di Palazzolo Acreide, ma tutte le città, i luoghi, la gente e le civiltà del mondo viste. Dal Brasile a Parigi. Dal Giappone all’America, dalla Siria all’Egitto.

Carlos Freire oggi ha settant’anni. È un fotografo brasiliano che conosce bene il suo paese, benché giovanissimo si sia trasferito a Parigi: e proprio negli anni in cui la bella, nuova città di Brasilia veniva costruita. Vide alla televisione la sua inaugurazione. Ma in Brasile il fotografo giramondo ha sempre fatto ritorno, affascinato dall’architettura delle città del suo paese – il centro di San Paolo, la bella ecologica Curitibia, capitale dello stato del Paranà – e nello stesso tempo afflitto dalla povertà delle favelas vicine ai grandi palazzi.

Con Vincenzo Consolo si sono conosciuti nel 2005 a Parigi. Lì il fotografo vive. Da lì  parte per i suoi viaggi. Lì torna con i suoi reportage fotografici del mondo. E lì, nella libreria Tour de Babel dove si sono incontrati, ha deciso insieme a Consolo di raccontare la Sicilia. Lui con la macchina fotografica e lo scrittore con le parole.  Anche se trovi le sue foto nelle gallerie di mezzo mondo, Freire rifiuta con visibile modestia i confronti con altri grandi della fotografia sociale. “Robert Capa e Henri Cartier-Bresson – dice – sono molto più bravi di me”.

Le immagini scattate a Calascibetta, dove il fotografo torna spesso ospite della famiglia Alongi, con altri click in paesi dell’ennese sono rimaste esposte alla galleria Dina Vierny di Parigi dal 6 novembre 2014 al 7 febbraio del 2015 e nei prossimi mesi approderanno a Milano. Per il mese di maggio si attende l’uscita del libro Carlos Freire nella Sicilia di Vincenzo Consolo, centodue scatti con le didascalie tratte dalle opere dello scrittore siciliano, che l’Isola (e il suo straordinario entroterra) l’ha girata interamente. La morte dello scrittore (nel 2012) ne ha ritardato la pubblicazione.

Anche Consolo, che non era stato a Calascibetta e che vi si era recato su invito dell’amico fotografo, si innamorò del suo paesaggio e decise che la meravigliosa foto del versante roccioso del paese e del falco che lo sorvola, scattata da Freire, avrebbe fatto parte del loro progetto editoriale.

Perfetta simbiosi: il fotografo aveva cominciato a provare interesse per la Sicilia e ad amarla, leggendo Consolo; e lo scrittore a cogliere, a conoscere bellezze e emozioni dei luoghi dell’Isola non ancora visti attraverso le foto dell’amico.

Quando Carlos Freire arrivò a Palermo, Consolo andò a prenderlo insieme alla moglie Caterina Pilenga. E dall’aeroporto subito a Sant’Agata Militello, suo paese di nascita, da dove inizia il loro viaggio in Sicilia. E poi a Cefalù, allo Spasimo di Palermo e a Monreale; a Mistretta e a Pantalica; a Castelbuono e a Messina; fino a Racalmuto, il paese di Sciascia. “Ma lì niente foto – dice Freire (articolo di Tano Gullo su Repubblica). – Era il luogo di un altro grande e a me interessavano solo i romanzi di Vincenzo”.

Leggi i nomi dei paesi e la mente corre ai romanzi di Consolo che vi sono ambientati: Il sorriso dell’ignoto marinaio, Nottetempo casa per casa, Lo Spasimo di Palermo. Poi ai loro protagonisti: il barone Mandralisca (un Principe di Salina alla rovescia), Petro Marano e il negromante Aleister Crowley; Gioacchino Martinez, segnato per tutta la vita dalla tragedia del Marabutto, nella campagna di Rassalemi, dove i tedeschi gli uccisero il padre. E poi corre anche alle sue altre opere – senza citarle tutte – come Le pietre di Pantalica, L’olivo e l’olivastro e Di qua dal faro, che sono nostoi, viaggi di ritorno in Sicilia.

Il sodalizio umano e letterario di Freire con Consolo, la loro amicizia è sopravvissuta alla morte dello scrittore. E un po’ rivive ora nei suoi colloqui con Caterina Pilenga. Il fotografo brasiliano ha conosciuto tanti grandi della terra: artisti, capi spirituali e uomini di Stato. Ma dice (a chi ha avuto l’onore di intervistarlo) di essere rimasto colpito in modo indelebile dall’intelligenza di Consolo, dalla sua non comune sensibilità umana e dal suo sguardo sempre penetrante.

 

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