“Vecchie lettere” di A. A. Fet

Afanasij Afanasievič Fet nacque il 23 Novembre 1820 nella tenuta di Novoselki, nel distretto di Mcensk (Governatorato di Orël). Fet, in realtà, era il cognome della madre, una donna tedesca che sposò in seconde nozze A.N. Šenšin, ufficiale a riposo appartenente alla piccola nobiltà russa. Il matrimonio, contratto all’estero, non fu dichiarato valido in Russia e Afanasij fu dichiarato figlio illegittimo. Solo all’età di cinquantasei anni, grazie a un decreto dello zar, gli fu concesso di aggiungere anche il cognome del padre e quindi di poter rivendicare i suoi diritti sull’eredità paterna.
Nel corso degli anni di studio presso l’università di Mosca, Fet si appassionò alla poesia, leggendo Goethe, Schiller, Byron, Lermontov e Heine. Nel 1840 pubblicò la sua prima raccolta di versi, Liričeskij panteon (Il panteon lirico), di ispirazione romantica. Malgrado il successo letterario che riscosse grazie alle sue liriche, decise di intraprendere la carriera militare per riottenere il titolo nobiliare che gli era stato negato, iniziando come sottufficiale in Crimea. In quegli anni si verificò un tragico evento: Marija Lazič, una ragazza di cui era innamorato (e ricambiato) ma che non poteva sposare per ragioni economiche, perì in un incendio in seguito al rifiuto di Fet di sposarla. Probabilmente si trattò di un suicidio.
Nel 1850, il poeta pubblicò Versi di A. Fet e, dopo essere stato trasferito a San Pietroburgo, una raccolta di poesie curata da Turgenev, col quale strinse una solida amicizia. In seguito conobbe e divenne amico anche di Tolstoj.
Congedatosi dall’esercitò, visitò Germania, Italia e Francia, si sposò per interesse con M. Botkina e si stabilì nella tenuta di Stepanovka, nel Distretto di Mcensk. A partire dal 1880 si dedicò nuovamente alla poesia, pubblicando Večernye ogni (Fuochi serali), ma anche alla traduzione dal latino (Orazio, Catullo e Virgilio) e dal tedesco (Goethe e Schopenhauer).
Quando gli attacchi d’asma di cui soffriva diventarono insopportabili, tentò il suicidio, senza riuscirvi. Ciononostante, poco dopo morì per un infarto dovuto al profondo turbamento causato da quell’episodio.
Nella sua poesia, Fet cerca di dar voce alle emozioni represse e di esprimere l’inesprimibile attraverso immagini accostate con un grande senso di musicalità.

 

Vecchie lettere

A lungo obliate, sotto un leggero strato di polvere,
Voi, recondite righe, siete di nuovo al mio cospetto
E nell’ora dei tormenti dell’animo fate in un istante rivivere
Tutto ciò che l’anima da tempo aveva perso.

Ardenti di pudore, di nuovo incontrano gli occhi
La stessa fiducia, speranza e amore
E delle parole intime gli sbiaditi arabeschi
Fanno affluire sulle gote il sangue del mio cuore.

Sono condannato da voi, tacite testimoni
Della primavera e del cupo inverno dell’animo mio.
Siete sempre splendenti, sacre, giovani
Come quando, in quella terribile ora, ci dicemmo addio.

E io mi affidai al suono ingannatore,
– Come se non ci fosse nient’altro al mondo oltre l’amore –
La mano che vi scriveva respinsi con coraggio
Condannai me stesso a un esilio eterno
E con il freddo nel cuore partii per un lungo viaggio.

A che scopo con lo stesso sorriso di tenerezza di un tempo
Sussurrarmi d’amore, guardarmi intensamente?
Non ridesta l’anima neanche la voce del perdono,
Non lava queste righe neanche la lacrima cocente.

 

(Traduzione a cura di Flavia Riolo)

riolo lettere