Inedite

 

Ho visto (credo)

Ho visto mani collo e altro ancora
sarà stato marzo, credo
forse aprile, non so
che d’inverno si è più grandi
e hai meno paura
– forse –
del tuo seme di odio e vuoto
Ma non era la vita?
Così ti raccontano e tu speri
– non è vero –
Era una luce sbagliata
un’ombra allungata, perchè era estate, mi pare
E invece no
era dicembre e come ora ti vedo
e ti ho perdonato
e ancora mi chiedo se chi ti ha raccolto
– per lei prego –
crede ancora nei giochi di luce

 

Sono

Sfiori ginocchia sacrificio di sassi
e fragili ossa, polvere e ghiaccio
Stringi le mani, abbraccio del mondo
di spalle pesanti piombo e carezza
Sono il perno, il centro e la madre
amante, ventre e perdono
E chiedo scusa ancora una volta
Se piangi se ridi e cieco mi lasci
davanti alla porta il buio dei tuoi occhi
E resto a guardare
dita nel vetro
Le ombre del mondo

 

Aghi

Che sai tu del filo che unisce l’ordito
dell’orlo che manca che sfibra i pensieri
Che sai tu degli aghi che lasci negli orli
per farmi sentire che sono, che esisto.
E senza fiatare io sfilo le vesti
di nuovo ed ancora e soltanto per te
che spalle nel muro ferisci, il tuo ago
che sfibra non canta
ed il filo non c’è

 

Senza nome

Carne senza nome
i miei figli guardano dall’alto
e chiedono perché
non li ho fatti scendere
La risposta non la so
Nella carne di un uomo
che stringe la mia
– forse finge – ti cerco
solo con te dentro
contro esiste un senso
e gravide speranze
di niente del nulla
del  pianto
che soffoca il canto.
E scivola via l’acqua
amara, s’è rotta
non era tempo
e stanca, scarna
mi chiedi cosa stringo
La risposta non la so

 

Falso equilibrio

Non trovo l’oro

nella bocca
del mio mattino

solo acque, agitate
e sono nelle mani
del piede destro
quando tocca terra.
E per ora si, c’è equilibrio
ma la staffa scivola
e il martello batte,
tre volte batte

il mea culpa

e prego Dio

lasciarmi andare.

E ora tocca a me
e a me soltanto
dirmi no, nessuno
si farà del male
ho solo un po’ di fame.

 

madre-figlio1

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