Il TG1: evoluzione comunicativo-linguistica dal 1976 al 2006 (3)

(Continua da Lunarionuovo n. 50, maggio 2012)

4. Le tendenze evolutive sotto il profilo contenustico e strutturale: aspetti generali

Il corpus si compone di tredici telegiornali del primo canale Rai scelti lungo l’arco cronologico 1976-2006 con cadenza quinquennale (1976; 1981; 1986; 1992; 1997; 2002; 2006), per un totale circa di 6-7 ore di trasmesso televisivo sul quale ho condotto la mia analisi sotto il profilo linguistico (morfosintassi, sintassi e lessico), pragmatico-testuale e strutturale-contenutistico. Per ogni annata sono stati selezionati un’edizione del giorno e una della sera di date diverse per  evitare l’eccessiva ripetitività delle notizie.
Dal campione sono stati esclusi il Meteo, per il suo posizionamento spesso diverso (in certi anni è all’inizio, in altri è all’interno, in altri ancora è collocato a fine telegiornale, in altri addirittura dopo) e le interviste. Tale esclusione trova ragione nella volontà di esaminare il trasmesso telegiornalistico più specifico, quello dei giornalisti, che risulterebbe difficile distinguere, nell’analisi soprattutto linguistica, dal parlato-trasmesso delle interviste, filologicamente variato al suo interno e anche molto difforme da quello giornalistico.
Per rendere più comprensibile questo lavoro  mi è sembrato opportuno indicare le finalità principali dell’analisi di questo tipo di trasmesso: caratterizzazione sul piano della variazione diamesica; diafasica e diacronica, relativa appunto al cambiamento della lingua del TG1 in trent’anni di storia.
Di seguito l’elenco dei telegiornali scelti con la relativa data della messa in onda[1. Per l’anno 1992 nella giornata dell’11 ottobre, il TG1 sera mancante è stato sostituito con l’edizione del giorno.]:

  • TG1 giorno – 23 marzo 1976
  • TG1 giorno – 30 novembre 1981
  • TG1 sera – 2 maggio 1981
  • TG1 giorno – 16 novembre 1986
  • TG1 sera – 6 dicembre 1986
  • TG1 giorno – 3 aprile 1992
  • TG1 giorno – 11 ottobre 1992
  • TG1 giorno – 15 giugno 1997
  • TG1 sera – 7 settembre 1997
  • TG 1 giorno – 16 ottobre 2002
  • TG1 sera – 17 ottobre 2002
  • TG1 giorno – 9 ottobre 2006
  • TG1 sera – 12 giugno 2006[2. La trascrizione delle 13 puntate, da cui sono stati tratti gli esempi citati in questo studio, è stata esguita secondo i criteri di trascrizione LIR.].

In Italia l’evoluzione del telegiornale è stata lenta ma inesorabile sotto tutti i punti di vista, grazie sia alle innovazioni tecnologiche (possibilità di avere più contributi filmati, collegamenti in diretta durante le edizioni) sia alla necessità di essere sempre più competitivi rispetto agli altri telegiornali e anche rispetto ai mezzi di informazione concorrenti (dalla carta stampata ai new media,  in particolare Internet).
Tra gli elementi costitutivi dei telegiornali che hanno registrato le maggiori innovazioni, ricordiamo le modalità di conduzione, l’allestimento dello spazio nello studio, la scelta e l’impaginazione delle notizie, il linguaggio (verbale e visivo) utilizzato.
Per quanto riguarda la conduzione, si è passati da quello stile particolarmente rigido e inespressivo che caratterizzava i conduttori dei primi telegiornali (non a caso soprannominati ironicamente “ventriloqui”) a modalità di presentazione delle notizie molto particolari, spesso volte a far emergere uno stile fortemente personale, fino ad identificare una testata con il suo conduttore principale. A caratterizzare lo stile di conduzione, dall’inizio degli anni ’90, è in ogni caso la volontà di coinvolgere maggiormente lo spettatore e rendere più dinamica e varia l’attività, altrimenti inevitabilmente ripetitiva, di lettura delle notizie. Si hanno così  inquadrature molto strette per sottolineare le espressioni del viso (lasciando quindi più spazio alle emozioni che accompagnano la lettura delle notizie), l’uso di un linguaggio e di una serie di sguardi e ammiccamenti che servono ad avvicinare e coinvolgere maggiormente lo spettatore. Aspetti che hanno conseguenze di notevole importanza sulla caratterizzazione linguistica. Sottolineata da Loporcaro è una progressiva tendenza del trasmesso dei giornalisti ad andare verso la lingua delle gente comune e a ‹‹mettersi dalla parte della gente››[1. Loporcaro, Michele, Cattive notizie. La retorica senza lumi dei mass media italiani, Feltrinelli, Milano, 2005, p.105.].
Un’ulteriore innovazione  lega insieme lo stile di conduzione e l’organizzazione dello spazio: infatti a differenza dei telegiornali delle origini in cui era visibile solo una parete alle spalle del giornalista, negli ultimi anni gli studi in cui si registrano i telegiornali sono divenuti spazi completi, percorribili, decorati con pannelli, schermi video, e in cui spesso sono inquadrati anche gli apparati tecnici (telecamere, luci, microfoni).
A caratterizzare in modo nuovo i telegiornali sono anche la scelta e la modalità di presentazione delle notizie, sia quelle lette dal conduttore, sia quelle mostrate nei servizi filmati; si è generalmente ridotto lo spazio delle notizie politiche  a tutto vantaggio della cronaca nelle sue varie declinazioni; sempre più ampie le pagine dedicate allo sport, a cui spesso viene riservato un segmento a parte così come all’economia. Le notizie sono poi presentate in modo sempre più discorsivo, cercando attraverso la modalità del racconto, di semplificare il contenuto e insieme coinvolgere maggiormente il pubblico; come in tutti i racconti, poi,  la dimensione emozionale è molto accentuata, attraverso l’uso di procedimenti tipici della narrativa, quali un’aggettivazione particolare, la costruzione di effetti di tensione e suspense e nei servizi filmati l’ampio ricorso al linguaggio cinematografico e alla musica per evidenziare i passaggi più importanti.
L’impaginazione delle notizie del telegiornale è un altro elemento caratterizzante, in quanto rappresenta non solo l’ordine di priorità dato ai vari argomenti, ma anche un modo per tenere agganciati gli spettatori dall’inizio alla fine: la scaletta è così pensata attentamente in un’ alternanza di momenti anche emotivamente scanditi.
Declinazioni tematiche nei telegiornali sono poi presenti nei palinsesti: a tal proposito, ricordiamo le varie rubriche che si sono succedute nel TG1 , dalla riforma del1976 inpoi, dedicate all’attività parlamentare, all’economia, allo sport e alle scienze.

4. 1.  Metodologia di lavoro e risultati

Prima di passare ai risultati veri e propri occorre fare qualche precisazione metodologica. Le categorie utilizzate per studiare il corpus sono state le seguenti: interni (politica interna, episodi legati alla mafia, notizie sindacali riguardanti materia economica e legislativa); esteri (politica estera, notizie relative al Vaticano e alla persona del Papa quando riguardanti eventi o paesi esteri); cronaca (giudiziaria, nera, bianca); economia e finanza (economia e andamenti finanziari-borsistici); cultura e spettacolo (eventi culturali: mostre, cinema, teatro, concerti ecc.); costume e società (cronaca rosa, gossip, eventi dello spettacolo legati alla tv);  sport (notizie e servizi sportivi); scienze e tecnologie (scoperte scientifiche, mediche ecc.); attualità (servizi di approfondimento su temi attuali).
Il primo parametro su cui ci siamo basati riguarda la consistenza delle notizie, intesa proprio come numero di notizie presenti all’interno del TG1. Per comodità, ho suddiviso il corpus in due periodi cronologici (1976-1992; 1997-2006), per consentire una più facile rilevazione del numero delle notizie: nel primo blocco a prevalere su tutte le sezioni è la cronaca (52 notizie), seguono gli esteri (20 notizie), le notizie di politica interna (19); le notizie di attualità (15); lo sport (11), le notizie economico-finanziarie (10); costume e società (5) e le notizie legate allo spettacolo (2). Il  secondo blocco si apre con la cronaca (26); a seguire la politica interna (15); lo sport (10); le notizie di attualità (9); gli esteri (8); costume e società (7). Si classificano nella stessa posizione per parità di numero di notizie la sezione economica e quella relativa agli eventi di spettacolo (6). Complessivamente in tutto il periodo analizzato permangono come argomenti principali  la politica estera, la politica interna e naturalmente tutte le varie notizie della cronaca. E’ curioso sottolineare nel secondo blocco (1997-2006) una netta prevalenza delle notizie riguardanti  l’Italia piuttosto che l’estero.
Il secondo criterio di analisi ha riguardato la composizione della notizia. Accanto alla modalità semplice (notizia semplice: solo conduttore o servizio) tipica dei primi anni della maggior parte delle edizioni del TG1, vi è la notizia complessa (lancio + servizio; lancio + intervista; lancio + servizio + intervista; lancio + servizio + dichiarazione). Si ha un “intervista dichiarazione” ‹‹quando la domanda è solo un pretesto per passare la parola all’intervistato; questa modalità corrisponde a quella cessione della parola, a volte deresponsabilizzante, da parte del giornalista verso i politici, gli esperti, la gente comune››[1. I., Bonomi, E., Mauroni, l., Nacci, A., Vaiano, “ Struttura e lingua dei telegiornali” in “L’italiano televisivo 1976-2006”, “Atti del convegno, Milano 15-16 giugno 2009”, E.Mauroni, M.Piotti (a cura di), Accademia della Crusca, Firenze, 2010, p.306.]. La modalità “lancio + servizio” è frequente nel secondo blocco (’97-’06), soprattutto per le notizie di cronaca e gli esteri; mentre il modulo “lancio + intervista” oppure “lancio + servizio + intervista”  è tipico delle notizie riservate agli interni e allo sport; molto presente dal 1997, diventa un tratto esuberante nel 2006 per la presenza dei mondiali di calcio in Germania (TG1 delle 20.00, 12 giugno 2006, intervista a Marcello Lippi, allenatore della nazionale italiana). Dal corpus emerge la presenza di interviste ai personaggi politici o sindacali fin dal 1976, più lunghe rispetto a quelle che siamo abituati a vedere oggi. Di seguito si riporta l’esempio maggiormente significativo:

INVIATO 1:
‹‹siete collegati con il palazzo dello sport / qui all’EUR / dove il congresso della Democrazia Cristiana / giunto alla sesta giornata / è per ora sospeso e riprenderà / eh / alle 16 // spieghiamo brevemente / cosa è successo // chiuso ieri sera il dibattito generale / prima della replica del segretario uscente / è venuto al pettine il nodo della proposta Ciccardini / quella cioè dell’elezione diretta da parte del congresso del nuovo segretario / e non da parte del consiglio nazionale com’era fin adesso // alle 11 di stamani / all’inizio della seduta / dopo che il presidente ha informato l’assemblea del tema in discussione / è salito alla tribuna lo stesso proponente / cioè lo stesso Ciccardini / lo vedete / per illustrare la sua iniziativa // non appena Ciccardini / ha finito di parlare / lo abbiamo intervistato / e gli abbiamo chiesto appunto di illustrare anche per noi il senso della sua proposta / il senso politico naturalmente // ››

[intervista a Ciccardini]
[giornalista] ‹‹onorevole Ciccardini / lei ha appena finito di illustrare la sua proposta qui all’assemblea // ecco / le vorrei chiedere questo / è una proposta di Zaccagnini questa?  [Ciccardini] no // assolutamente // io penso che chi vuole che Zaccagnini sia segretario del partito può desiderare anche che Zaccagnini abbia il potere di esercitare a fondo questo incarico senza essere ricattato dalle correnti che posseggono il: pacchetto azionario //

Il terzo parametro utilizzato nel condurre il nostro lavoro di analisi riguarda la distribuzione delle notizie. Esiste una disposizione classica/tradizionale o meglio istituzionale che determina spesso la sequenza delle notizie all’interno del telegiornale. Generalmente si ha un’impostazione del telegiornale di questo tipo: interni/estericronaca  economia attualità. Cultura e spettacolo, costume e società, e sport occupano quasi sempre le parti finali del telegiornale. Diversamente da questa impostazione “canonica”, si possono riscontrare delle differenze e delle novità nell’arco del tempo,  da notare è la presenza della politica come frequente caposaldo nelle prime posizioni. La costruzione dell’ordine delle notizie dipende anche dalla notiziabilità e dalla preminenza dell’avvenimento rispetto alla sua appartenenza ad una determinata sezione: particolarmente significative l’apertura nel TG1 del 2006 con la pagina dello sport, come accennavo prima per l’avvenimento “mondiale di calcio” o ancora  la notizia della morte di Madre Teresa di Calcutta ecc., (TG1 ore 20.00, 7 settembre 1997) . La cronaca in tutto il periodo considerato, nel TG1 compare sempre tra le prime cinque posizioni. Si possono rilevare delle differenze riguardanti la collocazione della notizia ad apertura tg: nel periodo 1976-1992 sono tre i casi di apertura del telegiornale con una notizia riguardante gli interni e quattro quelli in cui al primo posto compare una notizia di politica estera; mentre nel periodo 1997-2006 si segnalano tre casi di apertura del telegiornale con notizie di cronaca e due casi con notizie di politica estera.
Dallo spoglio del corpus e soprattutto dalla visione dei vari TG1 che si sono succeduti nel tempo, balza agli occhi quanta strada abbia fatto la modalità di enunciazione e l’impostazione del rapporto con il telespettatore in termini di coinvolgimento, intrattenimento e “trattenimento”, risultando profondamente diversa rispetto alle origini. A livello linguistico approfondirò il discorso successivamente, qui mi limito a mettere in evidenza i cambiamenti più significativi che hanno riguardato proprio il conduttore e la sua modalità di conduzione.
Negli anni ’70 e ’80 il giornalista, in particolare il conduttore ha un ruolo molto importante e cerca talvolta di chiarire i contenuti, di riformulare, di operare una mediazione comunicativa per consentire al telespettatore una maggiore comprensione della notizia: mediazione possibile attraverso notizie più lunghe e il maggior spazio del conduttore.
Nel TG1 del ’76 il conduttore ha ampio spazio; spesso esclusivamente è affidata a lui la lettura di intere notizie, senza servizio. Successivamente è quasi sempre solo figura che lancia servizi, figura “collante”, dunque a lui sono riservate poche battute perlopiù brevi.
Il TG1 del ’76 esordisce con la lettura dei titoli accompagnati dalle immagini delle telefoto; i due conduttori (Emilio Fede e Angela Buttiglione) non compaiono nemmeno sullo schermo; terminati i titoli pronunciati non scritti si passa direttamente al primo servizio: non c’è nessun contatto o forma minima di accoglienza verso il telespettatore, come  ad esempio i saluti ( nelle edizioni ’81 e ‘86 sono assenti i saluti iniziali, presenti invece i saluti di chiusura. Dal ’92 al ’06 si regista le presenza rigorosa dei saluti del conduttore in apertura e chiusura del telegiornale).
Col passare degli anni ad imporsi è una linea che mostra una maggiore partecipazione dello spettatore attraverso la formulazione di testi che siano coesi e coerenti, nonostante la diversità dei temi trattati cui si cerca di sovvenire con la costruzione di una enunciazione-racconto[5. Bonomi, Mauroni,  Nacci, Vaiano,  op. cit., p. 302.] più o meno palese, più o meno riuscito: i raccordi possono apparire in forma sottile (i semplici Ma, E ad inizio periodo) o in modo ben visibile.
Altri elementi che testimoniano un rapporto quasi diretto con lo spettatore, sono, oltre l’aumento dei raccordi, l’immissione delle anticipazioni dei programmi televisivi (…e tra poco c’è il programma giochi senza frontiere / che sarà presentato da Lisbona da Maria Teresa Ruta…TG1 ore 20.00, 7 settembre 1997), oppure semplicemente delle edizioni successive del tg.
Pur non essendo elementi interni ai parametri utilizzati per analizzare il corpus, mi è sembrato opportuno segnalare, in quanto oggetto di evoluzione, la presenza del riepilogo da parte del conduttore a fine telegiornale delle principali notizie e la presenza di una rubrica (“Filo Diretto”) che ha avuto tanto successo.
Nel periodo che va dal ’76 al ’92 a fine telegiornale il conduttore, con l’intento di fissare  le notizie alla mente dello spettatore, ricorda gli argomenti principali del giorno. Successivamente non si sono registrati casi di questo tipo.  A funzionare da riepilogo nell’edizione del ’76 dopo la sigla TG1 notizie, presentato da un conduttore e da una conduttrice diversi dai conduttori dell’edizione del giorno. In questa rubrica vengono sintetizzati gli argomenti principali del giorno.
“Filo diretto-Dalla parte del consumatore” prende il via nel marzo del 1976 all’interno del TG1 delle 13.30, come rubrica bisettimanale all’interno della quale Luisa Rivelli girava per mercati e negozi d’Italia ed intervistava commercianti ed acquirenti, anche per capire quali potevano essere i metodi migliori per reagire al carovita.
Concludendo possiamo affermare che dall’indagine effettuata nel corso dei trent’anni ad emergere è un’evoluzione del TG1. Alcune caratteristiche generali, come il miglioramento delle tecniche (immagini, colori, suoni), i ritmi più veloci, il crescente numero dei partecipanti e la partecipazione delle donne anche in questo campo hanno contribuito ad una migliore comprensione, rispecchiando l’immagine di  una società in progresso.

5. Analisi linguistica

5.1. La lingua dell’informazione

Contro gli stereotipi correnti sulla banalizzazione e sull’impoverimento della lingua italiana ad opera della televisione, alcune tipologie di programmi, tra cui la divulgazione e l’informazione, mostrano una buona tenuta normativa e una discreta ricchezza lessicale e fraseologica, nonché un’adeguata gestione di modi e tempi verbali e un tessuto sintattico di bassa o media complessità.
All’interno del sistema televisivo, all’informazione in quanto genere è attribuita per convenzione una “promessa autentificante”, da cui deriva da parte del pubblico l’aspettativa di veridicità del racconto degli eventi. La funzione sociale dell’informazione consente al pubblico una relazione diretta con gli eventi del mondo. La rappresentazione di questi ultimi dovrebbe quindi avvenire, dal punto di vista formale, attraverso modalità esecutive che garantiscano la veridicità del contenuto trasmesso o, quanto meno, che creino ‹‹il senso di immediatezza e verità che gli spettatori si aspettano››[6. Citazione da A., Grasso, M., Scaglioni, Che cos’è la televisione. Il piccolo schermo fra cultura e società: i generi, l’industria, il pubblico, Garzanti, Milano, 2003, contenuta in G., Alfieri, I., Bonomi, (a cura di), Gli italiani del piccolo schermo. Lingua e stili comunicativi nei generi televisivi, Franco Cesati Editore, Firenze 2008, p.24.]. Di fatto la rappresentazione degli eventi non avviene mai in modo         in-mediato, ma attraverso rimaneggiamenti che influiscono sul livello formale e contingente dell’esecuzione, cioè nelle scelte produttive, registiche, linguistiche, ma che intervengono addirittura a monte, in fase di scelta di ciò che diventerà notizia, quando dal mare infinito e variegato dei fatti del mondo, viene distillata una scaletta limitata di eventi, che “promette” di esaurire tutto quanto di rilevante è accaduto nella giornata.
Occorre chiarire alcuni aspetti strutturali da cui è necessario muovere per svolgere l’analisi dei diversi livelli e illustrare alcuni caratteri generali del trasmesso telegiornalistico. Non è infatti possibile compiere un esame della sintassi o del lessico senza aver spiegato come la struttura di un telegiornale si rifletta sul parlato dei giornalisti, come le modalità di trasmissione delle notizie determinano la natura scritta o parlata della lingua in cui esse sono veicolate, come le finalità e lo stile della conduzione telegiornalistica ne condizionino il tessuto linguistico.
Si consideri innanzitutto una riflessione storica: il passaggio dalla paleotelevisione alla neotelevisione, collocato nella seconda metà degli anni ’70, incide nella direzione di un modo più sciolto di porgere le notizie, di una responsabilizzazione maggiore dell’enunciatore-giornalista, di un progressivo coinvolgimento del telespettatore. Già negli anni ’60 comincia a realizzarsi quel fondamentale cambiamento che vede lo speaker sostituito dal giornalista. Un cambiamento che avrà sulla lingua dei telegiornali degli effetti evidentissimi, innanzitutto con la sostituzione della pronuncia standard artificiale degli speaker con la pronuncia reale e regionale dei giornalisti, che, confezionatori essi stessi delle notizie, compongono ed espongono il messaggio immettendo nel codice dell’informazione, per uso natura neutro e parzialmente standardizzato, elementi di stile personale. Il conduttore stabilisce il contatto con il pubblico e dà uno stile all’edizione. Generalmente scrive i testi dei lanci o partecipa alla stesura, adattando testi scritti da altri, e introduce i servizi. Per quanto riguarda le modalità di trasmissione delle notizie, la lettura dei fogli gli consente una maggiore naturalezza espositiva ma conduce il giornalista al rischio di sviste ed esitazioni. Alla lettura si devono aggiungere la componente mnemonica e un certo grado di improvvisazione. La prima interviene in quanto il giornalista ha memorizzato i testi che ha scritto, per rendere più fluida e sicura la propria lettura. Il margine d’improvvisazione, invece, interviene variamente nelle edizioni straordinarie, nelle notizie dell’ultima ora e nei possibili casi di imprevisti tecnici. In questi è evidente lo scarto sull’asse diamesico: i segnali discorsivi, solitamente limitati, si moltiplicano, denotando la necessita di prendere tempo e di riorganizzare la progettualità discorsiva perduta.
Per quanto riguarda i giornalisti autori dei servizi e gli inviati, nel caso in cui non siano inquadrati, generalmente la modalità espositiva è una vera e propria lettura di un testo scritto; nel caso invece siano presenti sullo schermo, se in studio possono leggere, se sul campo fanno riferimento ad un’acquisizione mnemonica o leggono appunti da fogli, con un discreto margine di improvvisazione e quindi di tratti oralizzanti.
L’informazione televisiva ha un suo linguaggio, caratterizzato da un lessico non eccessivamente ricercato, da una sintassi semplice e da una pronuncia non priva di inflessioni regionali. Si tratta di un lingua che non è mai uniforme, cambia a seconda dei generi trattati, nasce dalla lettura personalizzata delle notizie, scritte secondo le classiche regole dello stile giornalistico, da parte del conduttore, il quale inserisce nel testo espressioni di contatto (“buongiorno”, “dunque”, “ecco”) o performative (“vediamo insieme”, “ora vi presentiamo”). Con l’inserimento della figura dell’esperto o dell’intervista, si ha spesso il ricorso a linguaggi speciali o settoriali, non privi di tecnicismi. Anche la sintassi risponde ad una sorta di compromesso tra quella caratteristica dell’italiano scritto, spesso ricca di proposizioni subordinate, e quella che regola invece i discorsi orali, prevalentemente basata su coordinate. La struttura cui si ricorre nella stesura dei testi è vicina al modello ipotattico, ma è semplificata e resa più agile per favorire l’ascolto e la comprensione da parte dei telespettatori. Come nel lessico, anche la sintassi è fortemente dipendente dall’argomento specifico delle diverse notizie.
Rispetto alla lingua delle trasmissioni di informazione, i telegiornali vanno distinti. ‹‹Il trasmesso dei telegiornali comprende la più ampia gamma di varietà sulla scala della diamesia: lo scritto, il parlato-scritto, il parlato controllato, il parlato-parlato e il parlato spontaneo. Mentre lo scritto, il parlato-parlato e il parlato spontaneo hanno un ruolo del tutto minoritario, nel telegiornale hanno un ruolo assolutamente dominante il parlato-scritto e il parlato-controllato››[7. Alfieri, Bonomi, (a cura di), Gli italiani…cit., p.54.]. Lo scritto nei telegiornali è presente innanzitutto nei titoli: accompagnandosi ai titoli parlati, sinergicamente con questi aiutano il telespettatore a cogliere il contenuto della notizia con immediatezza e incisività. Il parlato-scritto rappresenta di gran lunga la modalità prevalente nel trasmesso giornalistico. I giornalisti scrivono i testi strutturandoli secondo modalità funzionali alla lettura, ma anche secondo scelte personali, per esempio relativamente alla punteggiatura e alla divisione delle frasi, con ovvia differenzazione tra i testi dei lanci, più brevi ed essenziali, e quelli dei servizi più ampi ed elaborati. La composizione dei testi, a partire da notizie di agenzia o dall’originale stesura dell’inviato, avviene dunque con decisivo apporto individuale, ma è sempre sottoposta alla revisione del      capo-redattore e del vice-direttore, che sovrintendono, nella riunione di redazione, all’impaginazione del telegiornale. Questo parlato-scritto, che sarà oggetto della mia analisi, nel periodo che va dal ’76 al ’06, si presenta  come un testo definito nei suoi confini testuali e regolari sintatticamente. Ma a differenza dello scritto vero e proprio, presenta legami di tipo deittico con la componente visiva e una maggiore ricorrenza dei segnali discorsivi per la compresenza del  monologo del conduttore e del suo dialogo con gli interlocutori.
Improntate generalmente al parlato controllato sono le dichiarazioni dei politici e le interviste agli esperti o ad altre persone la cui presenza è quantitativamente variabile a seconda dell’argomento, del periodo e della scelta  del canale. Questa lingua può rientrare nella categoria definita da Francesco Sabatini del “parlato serio semplice”, vicina allo scritto per la sua struttura definita e regolare e per il lessico denotativo e preciso, ma anche aperto a fenomeni di immediatezza e spontaneità soprattutto sintattici e lessicali.
Più spostati verso il parlato-spontaneo gli interventi di persone comuni. Un parlato informale, del tutto spontaneo, variato sulla scala diastratica e diatopica, a seconda delle persone e più o meno ricco di fenomeni testuali, sintattici e lessicali del parlato spontaneo: la scarsa pianificazione del discorso, la frammentazione, le interruzioni, i segnali discorsivi, la ridondanza pronominale, i genericismi e i colloquialismi lessicali.

5. 2. Le specificità del parlato, dello scritto e del trasmesso
Le  caratteristiche del canale determinano tre diverse forme di comunicazione: lingua parlata, lingua scritta e lingua trasmessa. La comunicazione mediante la lingua parlata, in situazioni di faccia a faccia, si fonda sull’emissione di suoni vocali che sono percepibili dall’ascoltatore attraverso l’udito, oltre che dal parlante stesso[8. Sabatini, La comunicazione orale, scritta e trasmessa: la diversità del mezzo, della lingua e delle funzioni, in AA.VV. (a cura di) Edizione linguistica nella scuola superiore, Roma, Provincia di Roma – Istituto di Psicologia del CNR, 1982, p.108.]. Una comunicazione di questo genere presenta le seguenti caratteristiche: i suoni vengono prodotti e recepiti una sola volta in successione temporale e non permangono; il parlante e il ricevente sono compartecipi della stessa situazione comunicativa e ambientale; la  comunicazione è regolata dalle connessioni di tempo stabilite dal parlante e dal ricevente; le produzioni vocali sono non articolate e non codificate; l’uso frequente di interazioni, variazioni di ritmo, atteggiamenti corporei; la presenza dell’interlocutore, il quale permette, attraverso un’onda di ritorno verso il parlante (feed-back) uno “scambio comunicativo”; infine, la breve distanza fra gli interlocutori. Oltre a queste caratteristiche, relative proprio alla natura del mezzo impiegato e alla situazione ambientale, nella lingua parlata si riscontrano altri elementi specifici: sequenze verbali molto frammentarie e spesso incomplete; impiego massiccio di elementi verbali che hanno come scopo principale quello di stabilire e mantenere il contatto con il ricevente; il ricorso a molti elementi deittici, cioè espressioni sintetiche che si riferiscono a qualcuno o a qualcosa nello spazio e nel tempo. Sono tali peculiarità a contraddistinguere la lingua parlata e da quella scritta e da quella trasmessa. Sabatini, al quale si deve l’introduzione della lingua trasmessa come terza forma di comunicazione[9. Sabatini, La comunicazione…cit., p.108.], afferma che ‹‹la comunicazione orale è la forma fondamentale di comunicazione linguistica ed è proprio attraverso essa che si forma la maggior parte del patrimonio di esperienze e conoscenze di ogni individuo normalmente dotato di facoltà audio-orali››[10. Ibidem.].
La comunicazione mediante la lingua scritta si fonda sull’esecuzione manuale o meccanica di segni grafici su una superficie qualsiasi, i quali sono percepibili visivamente dal ricevente, oltre che dallo scrivente stesso.  Le sue caratteristiche principali sono costituite da segni grafici che vengono prodotti in successione temporale e permangono con la possibilità di essere riosservati; dalla visione simultanea di tratti di superficie abbastanza ampi grazie all’occhio umano. Lo scrivente  e il ricevente, inoltre non partecipano della stessa situazione ambientale e da ciò scaturisce l’assenza di interazione immediata tra scrivente e ricevente; nello scritto, poi, è scarsa la possibilità di riprodurre i suoni non articolati e di esprimere “intrinsecamente” i toni di voce e tutti i segnali non verbali di un parlante. Inoltre, la lingua scritta si attiene a norme più rigide e si adegua ai modelli linguistici più accreditati e propagati dalla tradizione, e in seguito alla maggiore disponibilità di tempo da parte dello scrivente, la lingua scritta possiede un lessico più appropriato o tecnico.
Per quanto riguarda la lingua trasmessa, è stato Francesco Sabatini nel 1982 ad usare tale espressione per indicare il linguaggio dei ‹‹moderni mezzi di comunicazione di massa››[11. Ivi, p.121.]. Questo tipo di comunicazione è una varietà intermedia tra scritto e parlato che definisce le sue caratteristiche in relazione al mezzo di trasmissione. Le sue caratteristiche principali sono: la possibilità di trasmettere il messaggio fonico-visivo a distanza nello spazio e, mediante registrazione, nel tempo; la distanza tra emittente e ricevente, che non partecipano alla stessa situazione ambientale; il senso unico della comunicazione dall’emittente verso il ricevente; il potere dell’emittente di decidere sulla durata della comunicazione. Sabatini precisa che ‹‹una buona comunicazione orale attraverso questi mezzi richiede molta esplicitezza e ridondanza del discorso, perche sia possibile ovviare alle incomprensioni, non osservabili e non rimediabili, dell’ascoltatore o spettatore››[12. Ivi, p.124.]. La vera innovazione, di questo tipo di comunicazione, è determinata dalla possibilità di diffondere messaggi ad un vasto numero di persone con rapidità.Com’è noto, il processo di ristandardizzazione  dell’italiano sta portando ad un ‹‹avvicinamento tra scritto e parlato, nel senso che anche lo scritto tipico tende ad accogliere come normali tratti sinora peculiari del parlato […] dando luogo all’italiano neostandard››[13. F., Sabatini, L’italiano dell’uso medio: una realtà tra le varietà linguistiche italiane, in G. Holtus e E.Radtke (a cura di), Gesprochenes Italienisch und Gegenwart, Tübingen, Narr, 1985, pp. 154-180.]. I tratti caratteristici di questa varietà, elencati da Francesco Sabatini, abbracciano tutti i livelli della lingua: morfologia, sintassi, lessico e ‹‹permettono di individuare una varietà nazionale di italiano, quella appunto […] dell’italiano dell’uso medio››[14. Ivi, p.174.]. Questa varietà, negli ultimi anni, si candida ad occupare ‹‹il baricentro dell’intero sistema linguistico italiano o per lo meno a condividere con lo standard ufficiale il crisma della norma››[15. Ivi, p.175.].
L’adesione all’italiano dell’uso medio è un fenomeno in veloce evoluzione e si presenta nel linguaggio telegiornalistico  in modalità e misure differenti a distanza di pochi anni.
L’analisi linguistica del corpus tenterà di verificare se i tratti presenti del parlato trasmesso  del TG1 si avvicinano alle tendenze dell’italiano contemporaneo e quanto invece mostrino rispetto per la norma tradizionale, esaminando tali tratti negli anni non solo sui livelli linguistici detti, ma anche sul piano testuale.

 

(Segue…)


 

 

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