Il tempo storico e la maschera del clown

 
“Soltanto dopo questo preambolo passarono al tema della serata: Povertà nella società in cui viviamo…”
 

bollOpinioni di un clown, il romanzo di Heinrich Böll, compie mezzo secolo. Ma non è  questa la ragione per cui ne parlo. Ne parlo perché le opinioni di un altro clown vanno oggi molto di moda, in Italia. E hanno avuto il consenso di otto milioni di elettori. Beppe Grillo ha riempito le piazze, durante la campagna elettorale, adoperando parole e concetti che non si sentivano più nel discorso pubblico. Parole come rivoluzione pacifica, comunità, partecipazione, onestà, trasparenza, energie rinnovabili, ecologia, reddito di cittadinanza, riduzione dell’orario di lavoro (per lavorare meno e lavorare tutti). Ci ha ricordato che il lavoro è una parte della vita di tutti i giorni: non può essere l’intera vita. Ma questo – l’intera nostra vita – è purtroppo diventato negli anni terribili della lunga crisi: causa di suicidi, di rovina delle famiglie, di perdita della dignità delle persone, di povertà improvvisa e di disperazione. Mentre gli avversari lo dipingevano come un problema per la democrazia, la gente abbracciava Grillo commossa, dopo i comizi, e vedeva in lui la sola speranza per il paese. Molti ancora ripongono in lui questa speranza, ma molti sono anche quelli già delusi dal suo comportamento postelettorale. Dimostrando di aver votato il Movimento5Stelle senza conoscerne la vera natura e solo perché stanchi e nauseati dei vecchi partiti. Quanti sanno infatti cosa sia la democrazia diretta (“una testa un voto”: senza istituzioni intermedie che si controllano e si controbilanciano) propugnata dal Movimento? Quanti ne conoscevano la forte carica utopica e il carattere sostanzialmente autoritario? Il potere straordinario del web libero, l’era di Gaia promessa, intorno al 2050, nel libro scritto da Grillo e da Casaleggio, vero guru del Cinque Stelle? Quanti, per finire, immaginavano l’incapacità dei partiti di reinventare la democrazia al tempo della Rete?

Opinioni di un clown racconta la storia di Hans Schnier, del suo fallimento professionale. Hans è l’opposto di Beppe Grillo, uomo gratificato dal lavoro. Uomo che poteva starsene, come ripeteva sempre nei comizi, tranquillamente a casa propria: a godersi il frutto del suo successo invece di sentire il bisogno di fare qualcosa per gli altri. Il contesto del romanzo di Böll è la Germania immiserita, uscita a pezzi dalla Seconda guerra mondiale ma impegnata in uno sforzo enorme di ricostruzione. Il suo protagonista è preso da una malinconia senza rimedio. Vive amaramente il proprio fallimento nel lavoro sul palcoscenico e l’abbandono della fidanzata Maria dopo ripetute crisi. Riflette sul suo insuccesso, ma attraverso la maschera del clown riesce a vedere meglio le ipocrisie del tempo storico, il ritorno della borghesia tedesca complice del nazismo ma ora pronta a riciclarsi nel nuovo processo democratico. Hans non è Grillo, lo abbiamo detto. Non grida ai politici: “arrendetevi, siete circondati, per voi è finita”. Non adopera parole come guerra o tsunami, non genera speranze di cambiamento. Il personaggio di Heinrich Böll è un fallito. Il suo è il lamento contro le convenzioni borghesi tornate in auge. Ma la Germania postbellica somiglia in qualche modo all’Italia, alla Grecia, all’odierna Europa mediterranea strozzata dal capitalismo finanziario globale e ridotta in povertà assoluta, con disuguaglianze sociali sempre più forti. A Grillo non somiglia il suo personaggio, ma forse un po’ somiglia proprio lui, Böll. Scrittore d’impegno politico, dissacrante voce del dissenso.

 

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