Ombre e luci dell’anima. A proposito di “Maestro sei già qui” di Renata Governali

Certe volte l’illusione fa brutti scherzi, solo perché avvertiamo un’attrazione profonda tra noi, avevamo sognato di poter costruire una nuova famiglia mettendo insieme le nostre vite e quelle dei nostri figli. Neanche per un secondo abbiamo voluto guardare gli ostacoli e i problemi che il nostro orizzonte avrebbe potuto contenere. Ma soprattutto mai avrei immaginato allora che, quello che credevamo uno straordinario rapporto, sarebbe potuto annegare nelle secche del tradimento. Ci sentivamo diversi, speciali. E dove è finita ora questa nostra unicità? Per fortuna arrivano anche ricordi belli, un mese fa passeggiavamo a Roma in Piazza del Campo sotto la statua di Giordano Bruno fra bancarelle e turisti […]. Ripenso a quel viaggio, lo avevamo organizzato per fare visita al nostro Maestro, la persona straordinaria che ci ha iniziato a un diverso apprendimento, quello dello Spirito. […]Da principio nessuno di noi sembrava molto convinto, ci confrontavamo con una realtà misteriosa e oscura alla quale non avevamo mai dato diritto di cittadinanza. Ma questa strada dura e faticosa, col tempo, se riusciremo a percorrerla fino in fondo, elargirà nuovi frutti e nuove gioie: diventeremo più attenti ai segnali del mondo che ci circonda, saremo capaci di praticare il distacco e di dissolvere i dubbi che ci rubano energia. Saremo in grado di vivere il momento presente perché è l’unica possibilità di sperimentare la gioia visto che il dolore nasce dalle elucubrazioni mentali e dall’attaccamento. […] Tutto, come ci ha sempre detto il Maestro, è già dentro di noi, lo dobbiamo solo scoprire e fare risplendere. Spero che ciò accada presto perché la realtà che sto vivendo oggi, invece, è un macigno che mi schiaccia sul terreno, come se fossi diventata un piccolo insetto.
 

Non ho scelto a caso questo passo. Sono infatti convinta che in esso si racchiudano le due componenti principali del nuovo libro digovernali Renata Governali Maestro sei già qui (ed. Prova d’Autore, 2012): l’umanità da un lato, con il suo carico di vizi, errori, devianze e deviazioni, con il manto pesante delle illusioni, delle convinzioni, dell’agire a volte con estrema leggerezza e superficialità o con eccessivo egoismo e vanità; dall’altro, vi è la componente spirituale, che ambisce a sciogliere l’anima dalle catene delle passioni negative e istintive, che è l’unica in grado di fornire una strada, una direzione, una guida forte e vera.
I personaggi, direi quasi dei veri e propri tipi del nostro tempo, non hanno un nome, sono semplicemente Lui, compagno della protagonista; la narratrice e protagonista, attraverso cui sono filtrati gli accadimenti; Lei, che è l’amante di Lui; la figlia di lui e la sua prima moglie; il figlio della protagonista e il suo primo marito; l’amica del cuore della protagonista e il suo primo ragazzo; la sorella della protagonista; la ragazza del piano di sopra, depressa per amore; il collega spione e invidioso… naturalmente il Maestro, figura presente e costante in tutto il romanzo, e numerose piccole apparizioni che proprio per la loro anonimia hanno il potere di creare nel lettore un processo di forte identificazione.
Solo due sono i nomi citati, Iris e Susanna, e a rifletterci bene un motivo c’è e mi piacerebbe che chi avrà occasione di leggere il libro lo individuasse e ne facesse tesoro. Loro, infatti, rompono, senza nemmeno rendersene conto, la catena che tiene legati pesantemente tutti i personaggi, una catena invisibile eppure determinante nel condurre tutti «ad una morte», citando un celebre verso del V Canto dell’Inferno… ma chi condusse i due amanti, Paolo e Francesca, ad una morte? Rileggiamo quel verso:

Amor condusse noi ad una morte

Non c’è dubbio: è Amore, è proprio Amore.
Parafrasando il contesto letterario e storico in cui si inscrive questo straordinario canto della Divina Commedia, potremmo dire che l’amore, non solo quello carnale; non solo quello extraconiugale; non solo quello tra un uomo e una donna; ma l’amore in senso lato, inteso tuttavia come possesso, egoismo, come pretesa e attesa/aspettativa, è quello che tiene in catena l’umanità. A dispetto invece di quell’amore come energia vitale che parte dal cuore e arriva nel cuore, secondo la spiritualità che pervade tutto il libro; quell’amore inteso come carità cristiana e di cui San Paolo ci ha lasciato straordinario saggio, che è l’unico vero, puro, incontaminato, che non si fonda sul possesso e la pretesa, ma sull’accoglimento dell’altro nella sua interezza.
Ecco che il libro pone il lettore davanti ai propri limiti, alle proprie povertà spirituali, culturali ed etiche e lo fa tracciando, attraverso una storia assolutamente “quotidiana” e dunque semplice, diremmo quasi “normale”, non un percorso, ma IL PERCORSO che ogni uomo compie per sua natura tra «la colonna destra e la colonna sinistra», usando i termini con cui si esprime il Maestro. E a questo proposito mi piacerebbe proporre ai lettori un altro breve, ma significativo passo del libro, illuminante sotto il punto di vista del concetto appena espresso.

Le due colonne raffigurano il Bene e il Male, il pilastro di sinistra Shitan Aiwaz, in quella di destra il Bene, sono incisi solo quattro geroglifici non pronunciabili. Shitan – aggiunge il Maestro – è diventato nel tempo Saitan e poi Satana. Superate le colonne si apre lo scenario della seconda attenzione, la realtà segreta, quella che non puà essere attinta attraverso i senso ordinari. […] Ciò vuol dire che dobbiamo fare i conti con noi stessi. Durante la prova saremo attratti dalle forze del Bene o del Male, a secondo di ciò che ognuno ha in sé, perché siamo noi, con quello che abbiamo dentro, e con quello che facciamo, che attiriamo l’una o l’altra colonna. […] La verità è che… dovremo affrontare un problema difficile, per tutti… il rapporto di ciascuno con se stesso, con la propria ombra, con gli aspetti oscuri del proprio essere per poterli accettare. […] La prova è individuale.

Questi passi richiamano alla mente due passi di altre due opere, lontane tra loro per tempo, spazio e senso spirituale che però, a mio parere, confermano una grande verità, la grande e difficile verità di quanto appena letto.
Il primo è tratto dalla bellissima opera di Herman Hesse, Siddharta e dice: 

Sono dovuto passare attraverso tanta sciocchezza, tanta bruttura, tanto errore, tanto disgusto e delusione e dolore, solo per diventare bambino e poter ricominciare da capo […]. Ho dovuto peccare per poter rivivere.

Il secondo, invece, è una citazione, a me molta cara, di Sant’Agostino:

 Non andare fuori, rientra in te stesso:
è nel profondo dell’uomo che risiede la verità

 
Qui, credo, sta la chiave di lettura del nostro romanzo: ognuno di noi ha delle zone d’ombra, ognuno di noi ha nella vita, soprattutto per chi ha percorso buona parte del proprio percorso, momenti di crisi profonda ed è lì, proprio in quel momento che ognuno di noi è messo alla prova, duramente.
Chi attraverserà il dolore, la sofferenza e le difficoltà della prova con consapevolezza e con una apertura profonda e sincera verso se stesso, potrà dirsi arricchito umanamente e spiritualmente; potrà dirsi rinato a nuova vita.
Ma per poter attraversare il dolore, bisogna lasciarsi investire da esso, affrontarlo, toccare il fondo della propria sofferenza e pian piano risalire la china. E ancora una volta è il Maestro a chiarire il concetto, attraverso un sms, uno dei tanti che costellano il libro e che, spesso, si pongono agli occhi del lettore come piccoli enigmi da comprendere, interpretare e svelare:

Il passaggio tra le colonne è l’atto di solitudine più profondo della tua vita. Va percorso senza l’aiuto del Maestro, solo la sua presenza se è stata piantata e ben curata come seme nel cuore. Devi raggiungere il fondo della notte dell’anima se vuoi risorgere dalle ceneri del dolore come l’araba fenice. Ti sono vicino, anche se il tuo cuore devastato non ha più il potere di vedere e sentire.

Il romanzo è arricchito non sono solo da questi saggi suggerimenti, ma da un vero e proprio apparato simbolico, che va dal mondo onirico a quello mitologico, alla psicanalisi alla letteratura. Ogni testo citato, ogni riferimento al mito, ogni sogno, non è mai casuale, fa parte integrante dell’opera e ne completa il senso profondo. Inoltre, piccoli grandi eventi “collaterali” attraversano la vita della protagonista e contribuiscono a costruire il grande cerchio della vita. Circolare, infatti, è il romanzo che si apre e chiude con lo stesso scenario.
Se a tutto questo aggiungiamo uno stile ricco di straordinarie metafore e similitudini, capaci di materializzare agli occhi del lettore luoghi, suoni e persino sentimenti (dalla rabbia alla delusione, all’incredulità alla gioia, dal dolore al disgusto, alla serenità, ecc.) non possiamo non riconoscere la forza di quest’opera e la grandissima sensibilità della sua autrice.

 

Print Friendly, PDF & Email