Non mi viene niente

 

(globuli)

Il saluto degli ippopotami avveniva solo la mattina presto, prima che l’ombra del grande albero cambiasse direzione. ‘Pensi sul serio che io abbia il controllo su questo? Quello che arriva arriva e posso far poco per mutare lo stato delle cose. P. (già MTDL) è un’alchimista glitterata e miscela il mio sangue con l’eterno sapere sperando di infettare i miei globuli e far progredire la sua genetica a tavolino. Io (già figlia a metà) mi ribello per dovere e scaramanzia, assumo i gesti e le metafore come se leggessi l’oroscopo o scommettessi alla snai non su annatatangelo. È una colla nera che profuma di ossigeno e mi regala un cappello da esploratore, una torcia e un paio di guanti color kaki, il machete è per il livello successivo. Se mi fossi fermata all’infanzia sarebbe bastata la testa per recuperare le vite perdute ma la novità che mi aspetta è un omicidio senza colpa e non so se preferirei essere una mitomane spagnola o telefonare a jennifer connelly ventisei anni fa per dirle di non preoccuparsi, che attraversare il labirinto la porterà solo a distruggere un bagno di notte.’

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(gamberi)

L’altro, quello di fronte a me era blu, senza articolazioni e un sorriso paretico, non portava il pannolino e questo mi sembrava un controsenso. ‘La cosa peggiore è cambiare direzione, riconsiderare l’andatura e sentirsi un gambero per non essere sconfitti. Strega comanda colore non mente e allora mi convinco che ho sempre preferito giocare a campana disegnando caselle minuscole per avere la certezza di portare scarpe numero quarantadue.’

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(costellazioni)

Ce n’era un terzo poi, memoria di un luglio lontano con la pancia piena della tentazione di nascondermici: ‘Ho delegato ad altri le parole da dire in cambio di una poesia sulla deportazione cinese/presa di posizione contro i cocker spaniel di tutto il mondo. Oggi mi attende un responso, io non ho neanche cambiato maglietta né taglio di unghie e mancano ancora garze alle estremità. Ogni giorno parlando di altro mi disseziono e credo che P. non sarebbe contenta di sapere che scelgo l’acciaio ai merletti, le cuffie allo shampoo, le tasche alla borsa, la mandibola ai fazzoletti. Non sarebbe contenta di quello che taccio per pudore o per lasciarmi una costellazione senza nome.’

 

© Alessandro Gottardo, Diary, 2006

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