Il sogno della musica

 

fate danzanti

 

Armando concepiva la musica come volo, distacco premeditato dalle bassezze quotidiane: al centro della radura, il suo orecchio sensibilissimo coglieva le minime vibrazioni che giungevano dai rami, accarezzati dal vento.
Erano delle sottili pulsioni interiori che sembravano conquistare la sua mente, mentre il cuore si espandeva vertiginosamente: la carezza delle note giungeva inaspettata, come una specie di liberazione che illuminava il paesaggio.
Il trillo dei violini apriva varchi negli abissi dei ricordi, poi l’acuto di un clarinetto rendeva tutto ridicolo e presto il suono pastoso della tromba spronava alla gioia.
A tratti Armando coglieva nel candore del suono una dolcezza disarmante che concedeva l’estasi dell’abbandono e allora la sua mente scivolava a precipizio nel delirio delle cancellazioni: tutto si annullava, mentre la melodia che giungeva dalle fronde sembrava cullarlo in un tenero abbraccio.
Sotto la spinta dei suoni, che si rincorrevano, ogni cosa si metteva in movimento, come se una nuova energia si sprigionasse dai suoi pensieri: era un fermento misterioso che allargava le prospettive, in un incalzare vertiginoso di sensazioni, come se tutto fosse sul punto di ricominciare, in un susseguirsi di eventi memorabili.
Il suo cuore batteva forte e per magia l’orecchio sembrava cogliere i sussulti degli spettatori che ascoltavano estasiati quell’orchestra che suonava in un giardino dell’estrema periferia: al colpo della grancassa e alla nenia del fagotto corrispondeva il contrappunto di tanti piccoli cuori palpitanti che in gran segreto si cercavano.
Era una misteriosa mescolanza di aneliti che si dirigevano incessantemente nel verde della radura, in un rimando di segreti e di speranze: quella pulsione interiore delle note apriva nuove possibilità d’intesa, consumava crudelmente distacchi e abbandoni, in un vorticare di sogni che si sovrapponevano, nella tensione degli sguardi evanescenti.
Armando avvertiva quegli scontri segreti, coi pensieri che scivolavano lentamente alla deriva: era un’esplosione di gioia incontrollabile, ma anche un proliferare di sordide ripicche, con gli sguardi catturati dalla malia della musica che impietosamente consumava quel rito clandestino.
A tratti le note diventavano sfacciate, come a proclamare la loro spavalda innocenza, ma nel tono melenso dei ritornelli si coglieva un che di farsesco che catturava gli spettatori: nel trasporto delle sensazioni e dei sentimenti allora tutto si rivelava falso, sfacciatamente costruito per l’occasione, ma la farsa era troppo vera per non essere creduta…
Armando si sentiva travolgere dalla dolcezza delle note e all’improvviso si accorgeva che non era più possibile tornare indietro: era necessario toccare il fondo dei propri pensieri, dilatare fino alle estreme conseguenze la sua fuga, nell’onda della dolcezza che fluiva dagli occhi.
Il susseguirsi delle note saltellanti costruiva vaghe storie di principi e principesse, che si cercavano e si respingevano con gli effetti più raccapriccianti: nel ticchettio ritmico di una batteria qualcuno avanzava felpato a carpire un segreto annidato tra le fronde, poi la spavalderia di un flauto smascherava l’artificio.
Allora, dallo scontro tra i sassofoni e i clarini cominciava la zuffa, con tutti che avevano da ridire con i soliti colpi bassi, in un parapiglia sconclusionato che mirava a confondere le carte, a lasciare tutti spiazzati, inseguiti e inseguitori: arrivavano i cavalieri con le spade che miravano al cuore delle cortigiane, poi i fantasmi bislacchi, gli gnomi a passeggio tra i rami che sminuzzavano i castelli dei pensieri, lanciando manciate di coriandoli, in un guazzabuglio di sogni che si mescolavano nel fondo della mente.
Al vago fluire delle note, si intrecciavano nell’aria le storie di principesse che se la davano a gambe levate e principi che rincorrevano il profumo di un fiore: nel parapiglia, cavalli cadevano azzoppati e cuori si spezzavano, mentre l’onda dei suoni apriva nuovi varchi nella radura.
Armando sentiva che la sua mente fuggiva lontano, in un mondo incantato, dove tutto era leggero come una bolla di sapone: a un certo punto però scorse una figura che avanzava verso di lui, con lo sguardo ammiccante…
Era una fata, sbucata all’improvviso dallo scontro delle note, che allungava trepidante le mani in cenno di saluto: Armando si sentì catturato da quell’onda di dolcezza, ma presto avvertì come un graffio.
Aveva avuto inizio uno scontro nel centro del suo cuore, con sussiegosi sorrisi, ma anche perfide imboscate, sguardi accattivanti e frecciate velenose.
Nell’accavallarsi delle note era incominciata un’oscura battaglia che affondava nel profondo della sua mente, ma quando un violino si levò alto nella notte lui si rese conto che non poteva più fermarsi: ormai inseguiva quell’onda del sogno che lo spingeva lontano, fino all’abbraccio o allo scontro frontale…

 

 

Print Friendly, PDF & Email