Il bosone di Dio

Il professor Zero, scienziato di fama che studiava i protoni, i neutroni e gli elettroni dell’atomo, voleva scoprire quanto era vuoto in ossoluto il cuore della signorina Ermengarda, palesemente indifferente a ogni sua indiretta sollecitazione dei sentimenti, suscitati dalla sua perfida malizia.
Dalle sue accurate indagini era risultato che per motivi misteriosi le particelle di nucleo, dette quark, erano sformate perché c’era una sovrabbondanza di elettroni, che in certi momenti particolari rendevano la signorina particolarmente irascibile nei suoi confronti, di solito sempre remissivo.
Con tutti i suoi studi non era però riuscito a comprendere il motivo di questo misterioso scompenso che aveva sul suo carattere un effetto catastrofico: quando lei non era d’accordo sulla piega di un discorso andava in escandescenze e non riusciva più a controllarsi, facendo venire a galla una misteriosa bile che si annidava negli intestizi più segreti della sua mente.
A questo punto il professor Zero cercava di calamarla, ma lei s’inviperiva sempre di più: allora i protoni prendevano il sopravvento e la sua faccia sbiancava come quella di un cadavere e non servivano a niente le tenere parole o i dolcetti che lui le elargiva disinteressatamente, perché i suoi quark erano sconvolti.
Per un’improvvisa immissione di neutroni alla dose massiccia il suo sguardo mutava e diventava verdastro, facendo sperare in una lenta pacificazione del cuore acido, ma bastava un piccolo sussulto dei protoni per trasformare le speranze in delusione.
Allora il professor Zero faceva ricorso alla sua proverbiale calma per tentare di placarla e trasformare i colori dei neutroni in rosa, guardandosi bene di calcare la mano e giungere al rosso infuocato.
Vista la sua disponibilità nei confronti degli altri, quest’atomo primordiale che permeava l’universo della signorina Ermengarda conferiva massa alla particella elementare, chiamo Bosone di Dio, che in questo caso potrebbe denominarsi particella maledetta, perché quel piccolo cuore diventa ancora più suscettibile ai cambiamenti umorali.
Per porre un freno alle sue improvvise ire, il professore ha escogitato un metodo semplicissimo ma efficace: ricorre a un secchio di acqua benedetta nella notte di Pasqua che conferisce una certa garanzia di resurrezione dalle pene.
Il problema è che la signorina Ermengarda fa una certa fatica a redimersi, probabilmente per l’influenza della particella maledetta sulla sua anima un po’ squinternata, che a volte si dimentica anche di prendere le pastiglie della pressione, con conseguente pericolo di repentino infarto.
Le particelle diaboliche a tratti hanno il sopravvento e sviluppano acidi gastrici nel suo cuore influenzabile, con conseguenze nefaste sul sull’umore che peggiora bruscamente, al di là delle continue immissini di neutroni profumati di zenzero.
In certi casi anche il professor Zero sa che non ci sono rimedi e nonostante i continui lavaggi d’acqua fresca, la signorina è inamovibile, con la testa più dura di quella di un mulo.
Solo ogni tanto, quando sente profumo di eucalipto, sembra ravvedersi e rasserenarsi, però può succedere che l’improvviso rossore sulle sue guance, per essersi scoperta arrendevole, può renderla troppo vulnerabile al punto di cercare volutamente l’immissione di centinaia di protoni funesti sul suo cuore, diventato troppo fragile per l’improvviso innalzamento della temperatura corporea, con l’inevitabile crollo del suo misero sentimento.
A questo punto non c’è santo che tenga, né diavolo che possa venire in soccorso perché è tutto un franare di sentimenti con protoni, neutroni, elettroni che si fanno battaglia senza nessuna eslusione di colpi, anche quando basterebbe un minimo di corrispondenza nelle fessure del piccolo cuore.
Allora il professor Zero allarga le braccia, mettendosi a contemplare le stelle, nella speranza che una, misericordiosa, scenda in suo soccorso, con il sorriso del Bosone di Dio…

Mario Rondi