Fine reportage Grecia. Nessuno stipendio per i nostri ideali: Atene Calling

 

Nessuno si dimentichi uno dei fatti più vergognosi della storia d’Italia:
Giuseppe Garibaldi, grazie al supporto dei “Mille” – migliaia e migliaia di volontari idealisti soprattutto del Nord Italia – nel 1860/61 riuscì a sbaragliare i cortili feudali borbonici mettendo fine al Regno delle Due Sicilie. Unì l’Italia e la consegnò ai Savoia in nome di una Monarchia costituzionale e parlamentare.
Ripeto.
Fu grazie a quelle migliaia di volontari idealisti che Garibaldì potè davvero unire l’Italia.
Giustamente, Garibaldi, chiese poi al Re (Vittorio Emanuele II) di inserire gran parte dei Mille nella Guardia Regia.
Giustamente, perchè quei giovani avevano sacrificato tutto per l’Italia, e molti di loro anche la vita.
Giustamente, perchè se inseriti nell’esercito, almeno avrebbero avuto uno stipendio, come ricompensa ai loro ideali.
Ingiustamente il Re si rifiutò.
Sì.
L’Italia era stata unita con il sangue e con il sacrificio di giovani nei loro anni migliori.
L’Italia ora voltava le spalle al fior fiore della sua gioventù.
No.
Garibaldi disse no.
Garibaldì rifiutò allora onori e prebende e se ne andò da sè in esilio, schifato per l’ingratitudine verso un’intera generazione.
Anche Mazzini morì in Italia da esiliato e da ricercato, sotto falso nome, un nome ridicolo, morì da Mr. Brown. Un’altra barzelletta italiana.
Ma si sa. Questo è il destino degli italiani migliori.
I vari Falcone e Borsellino in Italia prima vengono derisi, poi isolati, poi uccisi e poi beatificati ad uso compito in classe per le brave maestrine e per sfarzosi convegni con libri, film e opere su di loro.
È per questo che gli italiani migliori si nascondono.
È per questo che gli italiani migliori tacciono.
È per questo che gli italiani migliori fuggono.
Ma l’Italia ha di nuovo bisogno degli italiani migliori.
Quelli che ovunque siano non sono razzisti.
Quelli che ovunque siano non sono mafiosi.
Quelli che ovunque siano non fanno i furbi.
Non scappate.
Non emigrate.
Rimanete qui.
Anche se poi vi insulteranno.
Anche se poi vi tireranno le pietre.
Anche se poi nessuno vi ringrazierà mai.
E nessuno pagherà mai lo stipendio per i vostri ideali.
Come ai garibaldini.

ATENE CALLING

KATERINA’S SONG
(Ho chiesto ad una ragazza greca di raccontarci la sua storia. Fingete che sia una canzone)
I
Mi chiamo Katerina P.
Ho 37 anni e a parte sette mesi che ho passato a Bologna da studentessa non ho mai lasciato la Grecia prima d’ora.
Noi greci non ci muoviamo così facilmente da casa, credo sia la nostra mentalità.
La famiglia è molto importante da noi e questo, credo, sia ciò che continua a mandare avanti la nostra società.
Da noi infatti i genitori mantengono i figli finchè non sono capaci di reggersi da soli, comprando la casa in cui abiteranno o prestandogli i soldi per comprarsela.
I genitori inoltre pagano anche gli studi dei loro figli, perchè almeno fino alla mia generazione l’educazione è stata fondamentale, ma ormai oggi sento i ragazzini di 13 anni dire:
“Perchè devo andare a scuola o studiare se poi alla fine non avrò lo stesso un lavoro come è successo a mio padre?”
Vuoi sapere come mi sento da donna greca? I miei nonni mi hanno sempre detto:
“Sono tre le cose importanti nella vita di ognuno: il tuo paese, la tua religione e la tua famiglia”.
Ecco come mi sento, ed è quello che ho ripetuto ai miei figli.
Noi siamo orgogliosi di essere Greci e siamo fieri del nostro passato, della nostra lingua e della nostra storia ma io sto male a vedere quello che sta accadendo al mio paese… per me è una ferita aperta e non mi interessa se dalle mie parole che sia stato Papandreou con la sua famiglia a causare tutto questo ad un intero paese.

Raggiungo Federico in Piazza Omonia ad Atene.
Federico mi accoglie con una maschera antigas intrisa del bianco dei lacrimogeni.
Ma non c’è tempo da perdere: gli scontri di oggi continuano qua, in piazza Omonia.

© Federico Verani

I più facinorosi impegnano le forze di polizia affinchè la maggior parte possa scappare nel Politecnico e nel quartiere di Exarchia.
Federico si sposta nasando i due contendenti: le forze di polizia e i gruppi anarchici.
Gli scontri non sono terminati ma si sono spostati.
Le forze di polizia rincorrono gli anarchici che giocano a nascondino.
Io inseguo Federico che insegue gli inseguitori degli inseguiti.
Le forze di polizia rincorrono gli anarchici sino al Politecnico dove per l’appunto non possono entrare per statuto.
È una versione avanzata del nascondino con la “chiesasalvatutti” che è il Politecnico: gli anarchici col volto coperto si trincerano dietro il cancello e cominciano a provocare le forze di polizia con lancio di sassi, bottiglie, urla, “dita medie” e pure con una pompa che fa uscire acqua nella quale sperano scivolino i poliziotti.
Chiamarli “anarchici” è solo per convenzione, ma altro non sono che facinorosi carichi di adrenalina: ragazzi e ragazze, quasi tutti giovanissimi, vestiti allo stesso modo.
Sono un coacervo disordinato di “Fuck da system” e di “Rage against da corruptia”.
Vogliono un mondo non corrotto ma disordinato.
Le forze di polizia invece, in assetto antisommossa con elmi e scudi, hanno la stessa esigenza di fisicità energica degli anarchici ma in versione parallela: “Ordine e disciplina”.
Vogliono un mondo non corrotto ma ordinato.
Se gli uni ora lanciano sassi e bastoni, gli altri attendono davanti al cancello che qualche anarchico si esponga abbastanza per poterlo catturare.
Sono l’espressione di una medesima esigenza.
Sono le forze che il potere manipola.
Sono gli uni davanti agli altri.
Sono gli uni la versione acerba ed indisciplinata degli altri.
Platone diceva che gli uomini “in cui prevale l’aggressività” andavano inquadrati attraverso la ginnastica e la musica per farli diventare “feroci all’esterno e inoffensivi all’interno” della Polis (Repubblica 376 c): li chiamava i “Phylakes” ed erano per lui i “custodi guerrieri”.
Oggi però il problema è che questi “custodi guerrieri” non solo vengono usati contro i loro gemelli d’aggressività ma anche contro i comuni cittadini che protestano pacificamente.
Il movimento degli indignados infatti viene continuamente vessato dalle provocazioni che il potere gli infligge attraverso le polizie-guerriere: divieto di manifestazione, arresti di massa, schedatura dei manifestanti, costrizione ad usare solo i marciapiedi e non le strade (in USA), obbligo di non usare maschere, obbligo a dichiarare il giorno della manifestazione e le generalità dei manifestanti, divieto di occupazione del suolo pubblico, obbligo allo sgombero delle piazze occupate causa pulizia etc.
Altrimenti?
Altrimenti fermo in questura, fermo in prigione, schedatura, controlli, denunce, dossieraggio, multe pesanti, pestaggi, cariche e manganelli.
Non in Italia.
In tutto il mondo.

© Federico Verani

E ora siamo qui, qui davanti al Politecnico, a vedere questo scontro tra gli aggressivi domati e quelli non domati.
Siamo alla stessa altezza di tiro delle pietre, perchè siamo alla stessa altezza della polizia.
Ma le pietre – usano solo roba da mezzo chilo in su per sfondare elmi e scudi – le lanciano solo alla polizia.
Anzi no.
Ora che vedono Federico e un altro paio di fotografi, cominciano la sassaiola anche dalla nostra parte.
Ora mi diverto perchè oltre ai due contendenti, i burattini del potere, guardo Federico che, senza elmi nè scudi, si espone sempre più al lancio di pietre.
Le schiva come fossero una barriera naturale e non un feroce e insensato pericolo.
Federico ha la faccia posseduta dalla sua adrenalinica ricerca biologica.
Federico in qualche modo continua il lavoro del padre, scienziato biologo.
Federico è un fotografo che di professione studia gli umani: non li capisce ma ne porta testimonianza.
Sì, anche nella sua indiretta accettazione dell’umana vicenda, ha un distacco quasi alieno.
Mi ricorda la legge che vige in tutti i grandi zoo del pianeta:
Non interferite sulle vicende degli animali.
Non interferite con le leggi della Natura.
Federico, come probabilmente fanno anche altre creature del cosmo, applica la legge ultima:
Non interferite con la follia umana.
Federico non cerca soluzioni o rivoluzioni, lui semplicemente prende atto delle vicende umane come se dovesse riferirle a qualche entità superiore che non ci giudica.

II
-Katerina P.-

Ho deciso però di lasciare la Grecia, da madre di due figli di 8 e 5 anni, proprio il giorno in cui il Fondo Monetario Internazionale (FMI) venne in Grecia: il 5 Maggio 2009.
Il 6 Maggio 2009 io e mio marito abbiamo mandato il nostro Curriculum alle agenzie di lavoro in Inghilterra.
Tutti quelli che conoscevo hanno pensato che io fossi uscita di testa – all’inizio anche mio marito a dire il vero – ma io ero sicura che stavo facendo la cosa giusta.
Devo dire anche che non eravamo di certo la tipica famiglia che fa una scelta simile perchè non abbiamo mai avuto debiti, mio marito è un dentista e io sono un’insegnante – che significa lavorare nel settore pubblico – abbiamo molti amici, abbiamo una famiglia molto unita e facciamo una vita serena.
Per questo la mia famiglia non poteva credere che io volessi andarmene dalla Grecia e così ci siamo scontrati a lungo per questo.
Ma io ormai ero decisa: avrei fatto qualsiasi cosa per garantire un futuro ai miei figli, avevo paura proprio per loro, nè sapevo se partendo in Inghilterra avremmo potuto permetterci la stessa qualità di vita.
Ma ero decisa. Così, quando anche mio marito se ne è convinto, siamo partiti.
Anzi: per l’esattezza siamo emigrati.
Siamo degli emigrati.
La mia famiglia era contro, i nostri amici ci hanno creduto pazzi e continuavano a chiederci:
ma perchè?!
Perchè ve ne siete andati?!

In un attimo però la polizia riesce a catturare un paio di ragazzi.
Non si capisce da dove, perchè o come li abbiano presi.
Ma adesso sono schiacciati a terra circondati da bastioni umani dotati di manganelli, anfibi, pistole, scudi ed elmi.
Non so chi siano quei ragazzi, ma sono senza maglietta, senza passamontagna e senza sciarpa.
Sembrano nudi. Sembrano fragili. Anche da lontano i loro occhi tremano.
Non so cos’abbiano fatto per essere lì, ma adesso mostrano tremendamente la loro essenza: sono semplicemente ragazzi.
Giovani, impauriti, in balìa di forze abnormi.
Un muro di poliziotti si chiude e copre da foto e sguardi indiscreti, un’arena improvvisata.
Dentro l’arena quei ragazzi sono soli con dei poliziotti giganteschi che cominciano a pestarli.
Ora capisco il perchè del muro di poliziotti.
Ad occhio nudo è tutto molto chiaro, il pestaggio è visibile, è intuibile, ma non nelle foto, dove appaiono solo frammenti di calci e pugni dietro un muro di polizia.
Ripeto: non so cos’abbiano fatto per essere stati catturati.
È ipocrita chi pretende che le forze di polizia, uomini giovani presi dall’adrenalina dello scontro, intrisi di paura e caricati di furia per sopravvivere, siano sempre impeccabili.
Ma è devastante per i cittadini che uno stato civile cessi di essere esempio di giustizia.
Se nessuno darà l’esempio allora si lascerà spazio di nuovo alla forza bruta e alla prevaricazione.
È stato calcolato che un poliziotto greco su due abbia votato il partito neonazista di Alba Dorata.
In Italia di votanti estremisti di destra siamo pieni.
Manca solo un partito che li rappresenti.
Son sicuro che non ce ne priveremo, dato che in tutta Europa stanno ormai dilagando.

© Federico Verani


 

III
-Katerina P.-
Due anni dopo, oggi, Maggio 2012

Se fossi rimasta in Grecia avrei avuto meno della metà dello stipendio che ricevevo quando sono partita nel 2009.
Se mio marito fosse rimasto in Grecia ora avrebbe avuto pazienti che non potrebbero pagarsi le cure.
Oggi i nostri familiari ci dicono che abbiamo fatto la cosa migliore non solo per noi, ma anche nei confronti loro e verso i nostri amici perchè almeno la metà di loro vorrebbe che li aiutassimo a trovare lavoro qui in Inghilterra e l’altra metà ci sta seriamente pensando.
Conosco molta gente che adesso sta provando a partire per lavorare all’estero ma molto pochi ci stanno riuscendo.
Forse perchè l’Europa sta soffrendo per gli alti tassi di disoccupazione… ma i Greci continuano a credere nei miracoli e non perdono mai la speranza.
Il problema è soprattutto politico ma è anche vero che la gente ama credere sia alle menzogne che e ai politici che promettono sempre le stelle.
In verità i greci sono dei grandi lavoratori, gioiosi e affidabili.
Gente come noi, la mia famiglia e i nostri conoscenti, abbiamo sempre pagato le tasse: è il “pesce grosso” che riesce a sfuggire alle tasse.
Per tutto questo tempo noi greci siamo stati manipolati dalle menzogne della classe politica, quella che alla fine ci ha convinto a votarli.
Ma sfortunatamente non abbiamo imparato dai nostri errori perchè i politici continuano a fare lo stesso, ancora e ancora.

Qui in Grecia, mentre siamo anche noi senza elmi, senza scudi, senza manganelli, solo e soli con i nostri ideali, ho pensato che dovranno essere invece le nostre generazioni a dover riportare le nostre democrazie – la nostra civiltà – allo stadio originale.
Dovremo essere proprio noi a lottare perchè si riaffermi la giustizia al posto della forza, il merito al posto della clientela, il virtuoso al posto del furbo.
È la stessa meta che vogliono raggiungere le oligarchie che ormai hanno affinato la tecnica: si scontrano con la rabbia popolare il tanto giusto per sfruttarla ai loro fini.
Lanciate molotov, distruggete le banche e incendiate le macchine?
Bene. I media del potere con le immagini faranno impaurire la popolazione.
Allora le oligarchie chiederanno alla popolazione impaurita: ci serve più potere per proteggervi.
Ecco qui.
Se non abbiamo voglia di lottare basta stare fermi e aspettare perchè il potere oligarchico ha già pronta la medicina: tutto sarà controllato e verificato attraverso telecamere, internet e microchip.
Tutti saranno onesti e corretti.
Davvero: allora sì che tutti saranno onesti e corretti.
Il mondo sarà perfetto.
Ma nessuno avrà la possibilità di scegliere più tra bene e male
Volete questo?
Allora state fermi.
Davvero state fermi e aspettate perchè vi domineranno tutti con “la verga di ferro”.
Ormai il piano procede a gonfie vele: le democrazie vengono smantellate ogni giorno in nome di emergenze, di urgenze, di “periodi di crisi”, di lotta alle caste, di lotta ai privilegi di cui parlano i media.
Ma non è vero nulla di quello che dicono.
Stiamo semplicemente consegnando la nostra esistenza ad un potere ancora più elitario e spietato di quello del giorno prima.
Ma questa è solo colpa nostra, solo colpa nostra.
Perchè tutti noi abbiamo preferito sino ad ora la via più facile, abbiamo chiesto favori, abbiamo votato chi ci conveniva, abbiamo preteso i nostri diritti e delegato i nostri doveri, abbiamo preferito il nostro interesse personale a quello della comunità, abbiamo detto ai nostri figli che erano migliori dei figli degli altri.
E ora siamo di nuovo ad un passo dallo scontro.
Ma per fortuna è già successo.
È successo in passato.
Una storia simile.
Proprio in Grecia.
Proprio ad Atene.
Ecco perchè di nuovo Atene.

LA STASI: SOLONE, IL MARIO MONTI AVANTI CRISTO

Le nostre democrazie stanno vivendo uno scontro che dura da millenni ma che noi – con presunzione?- pensiamo di vivere per la prima volta.
I greci la chiamavano “Stasis” ed era un titanico scontro tra le forze elitarie (elites di virtuosi, di menti eccelse ma anche di ciniche e arroganti oligarchie) e le forze popolari (il popolo innocente, giusto ed onesto ma anche il popolo ignorante, rozzo e furbo): uno scontro che si risolveva sempre con un “rivolgimento violento”. La Stasis.
Per capire meglio questo scontro bisognerà focalizzare il periodo di Solone, un legislatore ateniese (640 a. C. circa), quando ormai era finita da tempo immemore l’epoca dei monarchi e degli eroi raccontati da Omero.
In quegli anni nelle città stato greche regnavano ormai solo i ricchi nobili non più i re: erano loro, ricchi proprietari ed allevatori, che avevano la maggior parte delle risorse e venivano definiti aristocratici perchè vivevano pronti a sacrificare la vita intera per l’onore e il coraggio.
Per ciò la guerra era fondamentale per loro, perchè potevano mettersi alla prova, sfidare il nemico, rischiare la vita.
Nelle città stato erano loro a comandare perchè erano loro che andavano in guerra.
Nelle città stato la democrazia era l’insieme di diritti e doveri relativi ai soli cittadini: gli aristocratici.
Questi da “virtuosi” si trasformarono presto: militarmente potenti e dalle proprietà sconfinate che strabordavano in un territorio geograficamente aspro e poco fertile come la Grecia a discapito di una massa popolare di artigiani, piccoli e medi proprietari contadini e mercanti.
Le aristocrazie terriere e guerriere aumentarono sempre più il loro potere fino a costringere il resto della popolazione a scegliere:

1. DEBITORE O SCHIAVO? I piccoli e medi proprietari e gli artigiani quando avevano bisogno di un prestito lo chiedevano ai nobili. Se non riuscivano a restituire il debito con gli interessi o perdevano le loro proprietà (i campi) diventando nullatenenti o diventavano direttamente schiavi.
2. GUERRIERO O SCHIAVO? Gli aristocratici capirono inoltre che trasformando una parte della popolazione in guerrieri (gli opliti) si potevano vincere tutte le guerre. I nobili allora coinvolsero sempre più piccoli e medi proprietari nelle guerre espandendo sempre più i loro possedimenti. Ma chi andava in guerra trascurava i propri beni e si indebitava.
3. EMIGRANTE O SCHIAVO?: In breve molti o emigrarono (la Magna Grecia) o restarono in miseria a lavorare per pagare i debiti. Diventando presto schiavi.

Vi ricorda qualcosa?
È esattamente la fase che stiamo vivendo noi perchè le oligarchie aristocratiche hanno di nuovo in mano stati, industrie, fonti di energia e proprietà mentre il popolo è sempre più diseducato, impoverito e indebitato.
Il popolo come fanteria operaia.
Cosa accadde in Grecia allora?
Accadde che i ceti medio bassi, stretti tra povertà e guerra, cominciarono presto a scontrarsi contro le aristocrazie privilegiate. La Stasis.
Allora emersero i “tiranni”, nobili che sobillavano il popolo per prendere il potere: i futuri tiranni facevano così trucidare gli altri nobili, ne redistribuivano le ricchezze al popolo e divennero veri padroni assoluti delle città-stato, escludendo di nuovo le masse.
Ma a quel punto il popolo, tumultuava per il potere e trucidava anche i tiranni. E così da capo.
Noi stiamo vivendo lo stesso medesimo scontro ma sotto fasi e forme estetiche diverse.
Un esempio?
Quasi tutti gli italiani hanno vissuto il periodo berlusconiano come il male che vinceva sul bene o come il bene che vinceva sul male, quando invece era ed è solo uno scontro tra oligarchi che usano l’ignoranza e la rabbia popolare per mettersi al potere, curare i loro interessi e smantellare la nostra pseudodemocrazia.
Oggi il potere oligarchico si scontra ancora usando il popolo come una bestia inferocita.
Ma è solo una finta arena dove, se anche si ferisce un torero, muore sempre e solo il toro.
In questo scontro abbiamo in realtà perso: i diritti, la pace sociale, il sistema educativo e soprattutto i doveri che tutti abbiamo verso la comunità.
Oggi siamo tutti indebitati, impoveriti, snervati, intolleranti e pronti ad impugnare il forcone contro i ricchi evasori, contro i “furbi”, contro gli immigrati “che rubano il lavoro”, contro i rom che “rubano le nostre case”, contro gli islamici che “rubano la nostra libertà” e contro gli ebrei finanzieri che “rubano il mondo”.
Siamo esattamente come le masse greche che finirono in mano ai tiranni.

Ma tornando nel passato, per capire il presente, ad Atene, prima che arrivassero i tiranni, si chiamò in causa Solone: il Mario Monti di allora che diede un pò agli uni e un pò agli altri..
Solone era un alto magistrato di Atene (un nobile) e gli diedero poteri speciali per interrompere lo scontro tra aristocrazie e popolo, per riportare l’equilibrio.
Quando andò al potere (594 a.C.) fece cancellare tutti i debiti della popolazione, vietò che chiunque potesse diventare schiavo per debiti e ricomprò i cittadini ateniesi venduti all’estero come schiavi.
Ma soprattutto Solone divise i cittadini in base alla ricchezza: più eri ricco più potevi avere cariche pubbliche (onori), ma chi aveva più cariche pubbliche aveva maggiori obblighi militari (oneri).
In sintesi: più hai più ricevi, più ricevi più devi dare.
I poveri dunque se non avevano cariche pubbliche almeno non dovevano andare in guerra.
Oggi sarebbe stato così: se Bush è Presidente e fa guerra all’Iraq ci deve andare lui insieme a Dick Cheney, a Tony Blair e a Colin Powell.
In guerra non ci andremo nè io nè te che non vogliamo andarci, nè siamo costretti dai debiti ma non abbiamo nemmeno diritti politici.
Così fece Solone che cercò di tenere i due opponenti in equilibrio.
Così fece Solone che provò a riportare l’equilibrio tra oligarchie e popolo ma in poco tempo Atene cadde di nuovo in una guerra civile (560 a.C. circa) tra fazioni da cui poi emerse un tiranno (Pisistrato).
La situazione fu risolta solo da Clistene quasi cento anni di scontri dopo Solone.
Ma quando si risolse la situazione dentro Atene fu Atene stessa a portarla all’esterno.
Come abbiamo sempre fatto noi: in Africa, in Medio Oriente, in America.
Risolviamo i nostri problemi scaricando emigrazioni, conquiste e guerre sugli altri popoli.

IV
– Katerina P.-

Se me lo chiedi ti dico che sarà una catastrofe lasciare l’Euro ora che i nostri debiti sono sotto la legge inglese perchè questo permetterà ai nostri creditori di essere ripagati tramite i beni pubblici della Grecia.
Credo che si dovrebbe perlomeno rinegoziare coi creditori per migliori condizioni sul prestito.
Due anni fa sarebbe stato saggio tornare alla dracma perchè i creditori non erano preparati ad una mossa simile e invece Papandreou ci ha messi in mano al FMI, dando tempo ai creditori per distruggere la società greca.
Negli ultimi due anni ci sono stati più di 2000 suicidi per problemi finanziari.
La settimana scorsa, un uomo di 64 anni ha spinto dal balcone la madre di 90 anni con l’Alzheimer e poi si è gettato giù anche lui perchè non poteva affrontare le difficoltà economiche.
La gente che ha debiti con le banche è disperata.
Chi è ammalato è ugualmente disperato perchè gli ospedali non hanno medicinali e non possono provvedere alle loro cure.
Sono furibonda perchè la propaganda nei media europei dipinge la Grecia come un posto pericoloso:
sì, è vero che noi siamo in difficoltà, sì è vero che una grande fetta della popolazione sta soffrendo ma noi continuiamo a sorridere, siamo ospitali e amichevoli e intendiamo contare anche su turisti e visitatori per uscire fuori da questa tragedia.
Se devo dire qualcosa agli italiani è di non aver paura di andare in vacanza in Grecia perchè noi possiamo garantire la migliore vacanza che esista!
Ma se devo dire un’ultima cosa a chiunque è di smetterla di credere a tutto quello che dicono le news.
Giudicate da soli.
Leggete molto e informatevi da diverse fonti, non da una sola.
E ricordate una cosa, come disse Valery Giscard d‘Estaign:
l’Europa senza la Grecia è come un bambino senza certificato di nascita.

FINE DELLA STORIA

© Federico Verani


 
Di pomeriggio, annoiati dalla “stasi” tra anarchici asserragliati e polizia in agguato io e Federico ci allontaniamo.
Due uomini si avvicinano a Federico.
Lo guardavano già mentre faceva foto qua e là con disinvoltura.
Gli chiedono i documenti.
Gli chiedono la tessera della Press.
Federico si divincola con la tecnica del geko morente.
Lo lasciano andare.
Decretiamo finiti gli scontri.
Accompagno Federico a spedire le foto online.
Mi dice che i fotografi le fanno e le mettono subito nel web, poi saranno le varie testate a sceglierle, fidandosi principalmente dei grandi nomi.
– Ma oggi, basta un cellulare, basta che ti trovi nel momento giusto, e ogni persona può essere il giornalista professionista – mi dice Federico.
Io rimango a pensare a questo concetto del “professionismo” anche mentre sfogliamo i giornali più famosi al mondo dove hanno già pubblicato le foto degli scontri ad Atene di oggi.
Mi accorgo che quelle fatte da Federico differiscono di nulla da quelle dei “grandi” che invece fanno il giro del mondo.
– Ma – come mi spiega Federico – le foto valide dei nomi poco conosciuti sul web le depredano e le pubblicano nelle testate su carta e online, soprattutto in Russia e in Cina, senza pagare i diritti d’autore -.
È successo anche a lui: ti prendono la foto e la pubblicano. E tu che fai?
Ma io continuo a pensare al professionismo.
Ho sempre pensato che per ogni settore servano professionisti formati sul campo, che abbiano un’etica, che facciano gavetta.
Servono anni per capire le sfumature e gli errori da non commettere: dalla politica fino al sistema educativo, dalla cooperazione internazionale alle energie sostenibili.
Gli addetti ai lavori si devono incontrare e ragionare per capire la via migliore per poi prospettarla ai governanti che li consultano.
E invece no, oggi tutto deve essere giovane, bello, veloce e soprattutto deve attirare l’attenzione.
E allora il professionista vero da cosa lo si riconosce?
Una volta rientrati, guardo su Flickr, e ho come l’impressione che manchino diverse foto rispetto a quelle che avevo visto nel database della macchina di Federico.
Mancano in effetti quelle del pestaggio cui ho assistito anch’io, quando la polizia ha fermato quei ragazzi.
Gli chiedo che fine abbiano fatto.
Ma lui mi spiega che non le ha pubblicate per “rispetto”.
Non le ha pubblicate perchè avrebbe rubato un qualcosa di “intimo”, di “personale”.
Quegli occhi pieni di paura, di sofferenza, di disperazione.
Occhi di ragazzi come lo sono molti a 20 anni, quando si deve fare “la cazzata” per mettersi in mostra.
Occhi di ragazzi che si urinano addosso perchè circondati da anfibi e manganelli impietosi.
In quegli occhi c’era forse lo spasimo terrifico del realizzare le conseguenze di aver lanciato una molotov su dei poliziotti.
In quegli occhi c’era forse l’angoscia per l’ingiustizia di essere stati arrestati magari solo per aver manifestato.
Nessuno sapeva per cosa fosserò lì, in mezzo a scudi, calci e manganellate giusti o ingiusti, comprensibili o meno.
Ma per Federico non contava la foto a tutti i costi.
Contava la dignità di quel momento di sofferenza.
Nonostante non li conoscesse, non voleva violarne la sfera più intima.
Ecco da che cosa dobbiamo ripartire.
Dall’economia finanziaria fino alla politica più democratica.
Dobbiamo imparare a rinunciare ad una parte di noi stessi. Per etica.
La democrazia, la libertà, il diritto di parola: tutto si ritorce contro di noi se non abbiamo etica.
Non possiamo prendercela coi tedeschi se acconsentiamo ad un sistema di clientele e favori.
Non possiamo pretendere la democrazia se dalla mattina alla sera parliamo di calcio.
Non possiamo ghigliottinare i politici solo perchè hanno difeso i privilegi degli altri e non i nostri.
Non possiamo reclamare la meritocrazia se pensiamo che nostro figlio sia più intelligente degli altri.
Non possiamo lamentarci dell’immigrazione clandestina se abbiamo distrutto i paesi degli immigrati.
Non possiamo “liberare” nessun Iraq se noi stessi siamo sotto dittatura da monopensiero.
Non possiamo attaccare l’Iraq, la Libia, la Siria o l’Iran solo perchè lo dicono i media.
Ci dobbiamo prendere le nostre responsabilità personali.
Ma non ci sarà nessuno stipendio per i nostri ideali.

Il fotografo Marco di Lauro, qualche giorno fa ha denunciato la BBC per “propaganda anti-siriana” dopo che avevano preso una sua foto fatta nel 2003 in Iraq e riusata per testimoniare il presunto massacro di bambini in Siria di questo 27 Maggio 2012.

“Somebody is using illegaly one of my images for anti-syrian propaganda on the BBC web site front page. Today Sunday May 27 at 07:00 am London time the attached image which I took in Al Mussayyib in Iraq on March 27, 2003 (see caption below) was front page on BBC web site illustrating the massacre that happen in Houla the Syrian town and the caption and the web site was stating that the images was showing the bodies of all the people that have been killed in the massacre and that the image was received by the BBC by an unknown activist.”
“Qualcuno sta usando illegalmente una delle mie foto nella prima pagina del sito web della BBC. Oggi Domenica 27 Maggio alle 07 del mattino ora di Londra, l’immagine allegata che feci in Iraq ad Al Mussayyib il 27 Marzo 2003, è ritratta nel frontespizio della pagina BBC per illustrare il massacro appena avvenuto ad Houla città siriana e il contenuto e il sito web BBC affermano che la foto ritrae le persone uccise nel massacro a Houla e dicono che l’immagine è stata ricevuta dalla BBC da un attivista sconosciuto.”

© Marco Di Lauro, Iraq 2003

 

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