Cicciobello a Cartagine (*)

Ho conosciuto Cicciobello quella domenica di quaresima al mercato rionale di Cartagine, quando a causa della pioggia erano stati rinviati i festeggiamenti in memoria di Annibale. La mia curiosità era sollecitata per gli elefanti. Trenta ne avevano predisposto. Cicciobello era stato ingaggiato per rappresentare la figura e la parte del pretore romano che, quando Annibale aveva espugnato Sagunto, al momento di ricevere la notizia era, ipso facto, impazzito e aveva ordinato di uccidere tutte le creature di sesso femminile del territorio pretoriale affidato, appunto, alla sua responsabilità di praetor. Scannarle, compresa la notissima Grigniana, la virago della locale “Giaculatoria a Diana”, ispiratrice a suo tempo della celebrazione in onore della memoria di Annibale e del di lui fratello Asdrubale.

Poiché è di Cicciobello che qui si discetta, lascio a chi ne ha ulteriore curiosità sia la Ivana sia i particolari della rinviata festa celebrativa di Sagunto espugnato dalle milizie di Annibale, e mi rivolgo al soggetto. Che non tanto soggetto risulterà quanto oggetto della mia evocazione. Anche se tuttavia sembra contrastare con il mio proposito la necessità di anteporre all’asciutta scheda per Cicciobello quella, brevissima, per Giosuè Fraccanappa del Tindaro, il nobile siciliano barone di Mezzacisterna, più noto come inventore della tromba trombonèa, che tanta rivoluzione si destinava a portare nell’ambito della coristica strumentale d’inizio Terzo Millennio. Al Fraccanappa, infatti, si debbono quasi tutte le rivoluzioni nell’ambito degli ottoni a fiato, dal corno al trombone, dalla tuba al bombardino e al filocorno-soft-love.

Ed eccoci a Cicciobello, al trombone e al resto degli ottoni e fino alla dinastia osmanica delle ottomane negli hotel internazionali, che qui siamo quasi costretti a citare per dare ermeneutica alla pretesa di Cicciobello a Cartagine (unico episodio di questa divagazione) quando, appena varcata la soglia dell’hotel più noto della città che era stata di Alcinoo, chiede a voce alta: “Come stiamo a ottomane?”. La risposta data in francese dal serioso addetto al bureau, aveva gelato l’animosa aura personale del Cicciobello in vacanza a titolo di sua attoriale disposizione per via della convocazione: “N’est pas des dormeuse o sommiers, monsieur qui nous avons dont…”. E al dont s’era fermata la risposta del maitre numero due della reception. Fermata per gestuale violenza d’intervento del coaudiuvante di lingua inglese che, a stappo com’un baiocco siciliano di metà Ottocento, aveva, a mano aperta, tappato la bocca dell’eloquio francese del collega in seconda del banco reception, soggiungendo imperterrito un “He talks large but works little” che aveva raggelato l’euforia in trasferta di Cicciobello, il quale, dimostrando d’aver ben capito il fiato d’un qualche latte indigesto tra i due manichegallonate della reception, aveva a muso duro e francovolaggio osservato: “To talk at large!”. Apriti cielo per i due cartaginesi, estemporaneamente riconciliati, i quali, paonazz’in viso all’unisono e questa volta con un garbo da veri inglesi opposero un dirimente: “Would you like to eat outside or inside?”.

Cicciobello, più che il nobile suo accompagnatore da barone siciliano che pur era, mantenne l’aplomb modellato dai due della reception e con altrettanto di toni ipocriti rispose farfugliando nella lingua d’Albione un “I beg your pardon”. Avrebbe poi spiegato al Fraccanappa l’uso inglese di non sputare negli occhi al prossimo, come da stile mediterraneo, ma farlo con lestrezza diplomatica e stile davvero anglosassone sputandosi sui polpastrelli di anulare e indice uniti, e questi, a mano aperta, allungare con gesto carezzevole su un occhio dell’interlocutore elogiandone a conciapelle qualche particolare a caso, con untuoso apprezzamento retorico.

Voi lettori compassionevoli a questo punto, che coglierete il conclusivo avendo sotto gli occhi la marginatura grafica direte: “Tutto qui, dunque?”. E infatti mi dispiace affermarlo papale-papale nel mio stile di caratteraccio, mi imbarazza persino il doverlo ammettere, ma su Cicciobello e di Cicciobello null’altro ci sarebbe da aggiungere, rispetto a quanto già sapete. Questa chicca della sua occasione a Cartagine non risultava e io l’ ho voluta sfruttare perché, quella volta a Cartagine l’addetto violento alla reception ero stato proprio io.

 (*) Dalla silloge inedita, di prossima pubblicazione: “Notizie di miei pellegrinaggi

 

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