Dubai

Quell’estate non aveva pensato di organizzare un viaggio e visitare un mondo nuovo, completamente diverso da quello cui era abituata. La repentina decisione di partire, presa in poche ore, non le aveva dato la possibilità di metabolizzare l’imminente scoperta di posti originali e di recente creazione. Era stata travolta dall’entusiasmo di lui e dalla sua dolcezza nel desiderio di coinvolgerla nelle sue avventure. Qualcuno le aveva già pronosticato un lungo viaggio a dire il vero, però mai si sarebbe aspettata di poter giungere così lontano e, in effetti, la distanza non era indifferente. Temeva fortemente il malessere si sarebbe potuto risvegliare, come sempre nei momenti meno opportuni e, infatti, non tardò ad arrivare proprio durante la lunga tratta in aereo, maledetta nausea! Come una spina nel fianco, nelle ultime settimane la bloccava incessantemente, ma stavolta avrebbe vinto lei! E poi le attenzioni di lui e la sua comprensione l’avevano rasserenata. In fondo Agata cercava questo da una vita, comprensione e accettazione. L’aveva trovata inaspettatamente in un volto sconosciuto ma divenuto in breve così familiare e importante, tanto da indurre le maldicenze di alcuni: “Sarà un coglione come lei” dicevano, forse tutt’al più per sminuire la relazione.

Le cinque ore di viaggio erano trascorse e il fuso orario era variato di ben due ore. Dubai era affascinante. Erano giunti di notte ma la città era luminosissima e addobbata a festa. Le luci a far da cornice ai palazzi lasciavano trasparire uno sfarzo immenso. Sembrava Natale nonostante fosse fine agosto… E che grattacieli! Molti hotel, tutti di lusso, si susseguivano nelle vie di una città viva e torrida. Il termometro segnava ancora trentotto gradi passata la mezzanotte, abituarsi a tali temperature era difficile anche per un corpo adattatosi ormai da tempo al caldo del sud.

Da un lato il deserto a far da cornice, dall’altro il mare e lo splendore che attirava turisti da tutto il mondo.

La città era sorta dal nulla, dal deserto era stata realizzata in breve anche grazie alla posizione geografica che la rendeva uno snodo commerciale determinante. Era una città avanguardista del XX secolo insomma, che si andava accrescendo soprattutto grazie ai proventi derivanti dall’oro nero, e con un turismo in aumento di anno in anno. Per la costruzione del grattacielo più alto del mondo, il Burj Khalifa, erano sopraggiunti finanziamenti dal vicino Emirato Abu Dhabi. Ricchezza, lusso e sfarzo ovunque, era come se il benessere trovasse in quel luogo l’esasperazione.

Pensò alle oscillazioni dei mercati dovute proprio ai prezzi del petrolio il quale, tra l’altro, creava tensioni a livello internazionale e causava guerre e distruzione, solitamente a scapito dei più innocenti. Il petrolio aveva in fondo creato Dubai e lo splendore degli Emirati Arabi. La compagnia aerea di bandiera ormai copriva tratte sempre più numerose e si andava via via espandendo.

Eppure nel Vecchio Continente sembrava si iniziasse a respirare un’aria nuova e diversa. Le urgenze climatiche ponevano l’attenzione verso forme di energie alternative che chissà, a lungo termine, avrebbero potuto condurre a un’inversione di tendenza; col tempo sarebbero diminuite le tensioni internazionali e, probabilmente, cessate persino le “guerre del petrolio”. I governi si attrezzavano pertanto a predisporre fondi e investimenti in tal senso, anche grazie all’audacia dei più giovani, forti nel manifestare forme di attivismo sempre più pressanti, volte a porre l’attenzione sul loro futuro e sui rischi collegati all’aumento della temperatura globale e delle emissioni nocive. Greta Thumberg era divenuta il vero simbolo della lotta generazionale contro i cambiamenti climatici.

Nel frattempo Agata si aggirava lì, in quell’enorme centro commerciale, il celeberrimo Dubai Mall, impossibile da visitare tutto in breve e comunque, dai costi proibitivi. Ebbe poi appena il tempo di scattare alcune foto a uno dei simboli della città, il Burj al-Arab, lussuosissimo albergo dalla caratteristica forma a vela, realizzato in stile neo-futuristico su un’isola artificiale. Avrebbe voluto vedere dove si nascondeva la fame, povertà e dolore in quegli ambienti kafkiani, ma era tempo di tornare in aeroporto e ripartire. Le nausea sembrava essere svanita.

Stefania Calabrò