Incontri paralleli

 

Giovanni non ha un lavoro fisso. Trascorre di preferenza le giornate in casa, in attesa di una nuova occupazione, mentre la moglie Francesca è impegnata in uno studio legale della cittadina lombarda dove vivono.
Oggi, verso le nove e mezzo, come il solito, si è recato a comprare del pane nella vicina panetteria.
In quelle ore la panetteria è sempre affollata, il suo ottimo pane fa da richiamo ben oltre il circondario. Perciò lui si è posto pazientemente in fila in attesa di essere servito e si lascia inebriare da quell’inconfondibile profumo di buon pane appena sfornato.
Giovanni, attento a non perdere il proprio turno, non si è accorto che una giovane donna, entrata di lì a poco nel negozio, gli si è affiancata.
Ben presto, però, ne avverte la presenza: dalla donna si leva un profumo particolarmente intenso che addirittura copre l’odore del pane fresco. È un profumo, quello della vicina, non del tutto sconosciuto. Dopo non molti sforzi di memoria… È Eugenia! Una collega della moglie, con la quale ha una certa confidenza, tanto che sono ormai soliti salutarsi con un affettuoso abbraccio e un triplice bacio sulle guance.
Giovanni allora le sorride ed esclama: «Oh! Anche tu qua?». E subito la abbraccia e la bacia con la consueta cordialità.
La giovane donna, assorta nei suoi pensieri, accoglie quelle effusioni con iniziale sorpresa, ma subito risponde all’abbraccio e ai baci con eguale trasporto, mentre Giovanni le va chiedendo: «Come va? Come va?».
«Bene, bene!» risponde lei.
«E a casa?»
«Bene, bene! Tutti bene!» ripete. «E tu?»
«Non mi lamento» risponde lui.
Intanto i precedenti avventori sono stati serviti e, giunto il turno di Giovanni, la commessa interrompe quel dialogo per chiedergli: «La solita pagnotta?».
«La solita, ben cotta!» risponde lui con un sorriso.
La commessa gli impacchetta il pane e, subito dopo, si appresta a servire la giovane cliente.
Giovanni si avvia alla cassa, paga e: «Arrivederci, dunque. A presto!» dice congedandosi.
La giovane donna risponde al saluto con grande cordialità: «Sì, a presto! Arrivederci!», mentre la commessa, che non conosce le abitudini della cliente, chiede: «Desidera?».
«Una baguette, grazie!» risponde lei. E nell’avviarsi poi alla cassa un piccolo sorriso le increspa le labbra.

***

«Com’è andata oggi?» chiede Giovanni alla moglie appena tornata a casa dal lavoro.
«Sono esausta» dice Francesca. «Una giornata faticosissima.»
«Cioè?»
«Nuovi clienti, nuovi casi. Situazioni legali ingarbugliate. E non c’era nemmeno Eugenia a darmi manforte!»
«Già!» le fa lui di rimando. «Sai che l’ho incontrata stamattina?»
«Chi hai incontrato?» ribatte lei con aria stanca e distratta.
«Eugenia.»
«Eugenia chi?»
«Eugenia, la tua collega.»
«Eugenia? E dove l’avresti incontrata?» domanda la moglie con un misto di stupore e curiosità, riavendosi da quel torpore al quale si era abbandonata.
«L’ho incontrata in panetteria.»
«Impossibile» dice la moglie con tono categorico.
Giovanni aggrotta la fronte: «Impossibile? Perché impossibile?».
«È stata tutto il giorno a Milano.»
«Si sarà pure allontanata un’oretta prima di partire» argomenta lui, cercando una spiegazione all’accaduto.
«No. È partita prestissimo in treno. C’era una pratica urgente da sbrigare in Regione. L’ho accompagnata io stessa alla stazione. Ed è tornata solo nel tardo pomeriggio.»
«Ma io ti assicuro che stamattina l’ho incontrata in panetteria» insiste lui.
«Non era Eugenia.»
«Era lei, ti dico!» E il suo tono di voce questa volta è deciso: non accetta che lei metta in dubbio quanto le ha appena detto.
«Magari le somigliava. Chissà chi era» gli fa eco lei, cercando di attenuare i toni della discussione.
«Era Eugenia, ripeto. Anche lei mi ha riconosciuto. Ci siamo perfino abbracciati e baciati.»
«Questa sì che è bella! Hai abbracciato e baciato una sconosciuta. Poverina!» e scoppia a ridere. Poi riprende: «Ma come fai a esserne certo se fai fatica a riconoscere perfino i tuoi parenti! A volte sembri soffrire di… come si chiama quella malattia lì?… Ecco, sembri soffrire di prosopagnosia!… Avrei voluto assistere a questo siparietto…»

***

Quella stessa mattina Eugenia è arrivata a Milano in perfetto orario: le 9.35, per la precisione. Il treno non ha portato alcun ritardo e lei, appena scesa, si è subito avviata verso l’ufficio dov’era attesa. Il taxi l’ha portata a Palazzo Lombardia e lei si è diretta verso l’entrata. Sta per varcare la soglia quando incrocia lo sguardo di un volto noto. Non ha dubbi. È Giovanni, il marito della sua collega Francesca.
«Questa sì che è una coincidenza» esclama andandogli incontro. «Anche tu qui, oggi?» E gli getta le braccia al collo, lo stringe a sé e lo bacia sulle guance, come abitualmente fa ogni volta che s’incontrano. L’uomo, benché colto alla sprovvista, risponde senza esitare all’abbraccio e ai baci con altrettanto trasporto.
«Sì, devo vedere un amico all’assessorato del turismo» spiega lui. «E tu?»
«Io devo sbrigare una faccenda all’assessorato del lavoro» spiega lei.
Intanto, i diversi appuntamenti consigliano di non indugiare oltre. I due entrano nel grande edificio e si dirigono verso i rispettivi uffici.
«Io vado di là» dice lui.
«Io di qua» dice lei.
«Allora, buona fortuna!» le augura lui.
«Buona fortuna anche a te» gli augura lei.
E si accomiatano con un reciproco: «Arrivederci presto!».

***

L’indomani, in studio, Eugenia e Francesca commentano l’esito della spedizione a Palazzo Lombardia.
«Penso che l’intervento dell’assessore sbloccherà presto la situazione» dice Eugenia.
«Speriamo che non insorgano complicazioni. Con i politici è sempre una roulette» dice Francesca.
A un certo punto, fra una considerazione e l’altra, a Eugenia viene in mente l’incontro con Giovanni.
«Ho visto che anche Giovanni ieri era a Milano» dice.
«Giovanni chi?»
«Come chi? Tuo marito.»
«Mio marito?».
«Sì, ci siamo incontrati in Regione.»
«Vuoi scherzare?» dice Francesca scoppiando a ridere.
«Perché ridi?» chiede Eugenia sorpresa.
«Perché Giovanni ieri è rimasto a casa tutto il giorno.»
«Ma in mattinata avrà fatto una puntatina a Milano.»
«Assolutamente no. È uscito di casa verso le nove e mezzo, come il solito, solo per andare a comprare il pane al forno dietro l’angolo.»
«Strano, davvero strano» dice Eugenia. «Ti assicuro che era lui. Ci siamo anche abbracciati e baciati.»
«Incredibile!» esclama Francesca. «Anche Giovanni ieri mi ha detto di averti incontrata, ma non a Milano…»
«E dove, allora?»
«Qui, in paese, alla panetteria sotto casa.»
Eugenia scuote ripetutamente la testa perplessa: «È davvero una strana coincidenza, sembra quasi un fenomeno paranormale».
«Allora, si deve credere alla storiella dei sette sosia?» ironizza Francesca.
«È probabile» dice con un certo imbarazzo Eugenia.
«È il caso di preoccuparsi?» domanda infine Francesca lasciando aperta ogni ipotesi.

 

 

 

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