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Marzio ha piedi grandi e grossi, a pianta larga. Scarpe numero quarantacinque. Quando deve andare a dormire, compie i soliti gesti. Prima scioglie e allenta le stringhe, poi con un piede fa leva sul tacco della calzatura e la spinge in fuori, a strattoni. La scarpa si sgancia, il piede la libra in aria e la fa volare in un angolo della camera. Prima l’una, poi l’altra. Con metodo. Le scarpe sono pesanti e raggiungono il parquet con un tonfo sordo. Ogni volta così. Prima un tonfo, poi l’altro: due appuntamenti sonori regolari, i segnali di un alfabeto segreto.
Una sera, ha lanciato la prima scarpa e ha cercato di ripetere l’azione anche per la seconda. Ha indugiato un po’. La scarpa non si è scollata dal piede. Allora l’ha sfilata con delicatezza e l’ha posata accanto alla prima, formando una coppia un po’ scalcagnata ma ben affiatata.
Devo comprare un paio di scarpe nuove, si è detto.
Poi si è preparato per la notte. Ha indossato il solito pigiama e si è disteso sul letto.
Non ha fatto in tempo a spegnere la lampada del comodino che ha sentito bussare alla porta. Leggermente. Toc toc, toc toc.
Chi sarà? si è chiesto. Ha pensato alla proprietaria della pensione, dove è alloggiato da alcuni mesi.
Ha riacceso la luce, si è alzato ed è andato alla porta. Ha aperto e, invece della padrona, si è trovato davanti la faccia triste del signore anziano che qualche volta ha incrociato all’ingresso.
«Mi scusi» ha detto il signore anziano.
«Qualche problema?» ha risposto Marzio.
«No, niente d’importante. È che non posso prender sonno.»
«Mi spiace. Soffre d’insonnia?»
«Abitualmente dormo come un bambino. Stasera non riesco ad addormentarmi.»
«Non si sente bene?»
«Sto benissimo. Così credo.»
«Allora?»
«Mi scusi, ma vorrei sapere quando anche l’altra…»
«L’altra, cosa?»
«L’altra scarpa.»
«L’altra scarpa?»
«Quando cadrà anche l’altra.»
«Anche l’altra?»
«Sì, la seconda. La prima l’ho sentita.»
«Che c’entrano le scarpe?»
«Ogni sera, a quest’ora, per me è importante sentire i due tonfi.»
«Tonfi? Che tonfi?»
«I tonfi delle sue scarpe. Sa, la mia camera è al piano di sotto in corrispondenza della sua. I rumori sono sulla testa.»
«Ah, capisco. Mi spiace. Starò più attento.»
«No, non voglio dire questo. Lei può continuare a lanciare le sue scarpe ogni volta che vuole. Anzi deve.»
«E dove sta il problema?»
«Vorrei chiederle solo una cortesia.»
«Prego! Mi dica, mi dica.»
«Che dopo la prima, lanci anche la seconda. Se lei si ferma alla prima, io fatico a prendere sonno. Sono capace di aspettare la seconda anche tutta la notte. Mi creda.»

 

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