Peter Pan, Capitan Uncino e James Matthew Barrie

 

James Matthew Barrie è stato uno scrittore scozzese, principalmente ricordato per la celebre fiaba del ragazzo che non voleva crescere: Peter Pan.
Cresciuto in una famiglia di calvinisti, il piccolo James era l’ottavo di nove figli (due dei quali morti prima della sua nascita), e aveva l’abitudine di attirare l’attenzione dei fratelli raccontando favole e storie di avventura. Con la madre, James passava le giornate intere leggendo storie sui pirati e classici della letteratura come le opere di Robert Louis Stevenson e in particolare “Robinson Crusoe” di Daniel Defoe. Questa ossessiva relazione con la madre lo segnò per tutta la vita, e il caso più eclatante è stato sicuramente dopo la morte del fratello maggiore David, quando il piccolo James, per risollevare il morale della madre addolorata, indossava gli stessi vestiti del fratello. All’età di otto anni, James venne mandato alla Glasgow Accademy e in seguito alla Forfar Accademy, a 21 km dalla città di Dundee. Frequentò l’Università di Edimburgo e iniziò la sua carriera da giornalista e scrittore prima a Notthingam, e successivamente, in pianta stabile, a Londra. Peter Pan è senza ombra di dubbio il personaggio che ha reso celebre lo scrittore scozzese, un personaggio di fantasia che lo ritroviamo in numerosissime opere cinematografiche, fumettistiche, animate, e non mancano di certo anche i musical. La prima apparizione di Peter Pan la notiamo nel romanzo “L’uccellino bianco” del 1902, successivamente nell’opera teatrale (l’avventura più nota) del 1904 “Peter Pan, o il ragazzo che non voleva crescere” e nelle opere “Peter Pan e i giardini di Kensington” del 1906 e “Peter Pan e Wendy” del 1911. Più o meno tutti conosciamo la storia di Peter Pan, ma assai raramente viene raccontata la versione di Peter Pan del romanzo datato 1911, che si collega, in un certo senso, con l’opera teatrale del 1904. Insieme alla figura del ragazzo che non vuole crescere di Peter Pan, già presente nelle precedenti opere di Barrie, si aggiunge un nuovo personaggio, già presente nella versione teatrale del 1904: Capitan Uncino. Il personaggio di Peter Pan rappresenta senza ombra di dubbio la parte fanciullesca dello scrittore scozzese, un fanciullo che rifiuta di accettare l’esperienza dell’età adulta e che si ripara da esso in un mondo dove la fantasia è legge (Neverland / L’isola che non c’è). Peter Pan è anche il riflesso di James Matthew Barrie perchè la figura di Peter Pan nasce dall’esperienza dello scrittore con la famiglia Davies e i suoi figli, i quali trovano in James il leader e il capo assoluto dei loro giochi, come lo è appunto Peter con la sua banda dei “Bimbi Sperduti”. Ma Capitan Uncino, invece, chi è? Cosa rappresenta? Come qualunque fiaba si rispetti, anche qui vi sono aspetti cupi e spettrali, e il Capitan Uncino incarna questi aspetti. In “Peter e Wendy”, abbiamo una descrizione di questo capitano pirata che è quasi demoniaca e diabolica: occhi punteggiati da bagliori rossi, aspetto elegante e decadente allo stesso tempo, con marsina, boccoli neri e sorriso tagliente[1. Cfr: James Matthew Barrie, Peter Pan e Wendy, editore Nuages (collana Classici Illustrati).]. E’ un uomo senza scrupoli, e insieme alla sua ciurma ha un unico scopo: uccidere Peter Pan e i suoi giovani seguaci. In realtà, Peter Pan e Capitan Uncino sono due facce della stessa medaglia, e questa medaglia è proprio lo scrittore scozzese Barrie. James è allo stesso tempo l’eterno fanciullo, colui che rifiuta i compromessi del crescere e della vita adulta, lasciandosi guidare dalla sua fantasia. Ma è consapevole di non essere  più un bambino, è un adulto corrotto dalle sue esperienze, e sente che il tempo passa (come Capitan Uncino sente il ticchettio della sveglia ingoiata dal coccodrillo che si avvicinava, intesa come metafora appunto del tempo che passa). Inoltre questi due personaggi si ricollegano con l’esperienza vissuta con la madre. Infatti, sia Peter che Capitan Uncino, sono alla ricerca di una figura materna (da una parte per accudire i bimbi sperduti e raccontargli favole, dall’altra per fare da badante alla ciurma piratesca). Sull’isola non mancano le figure femminili (Trilly, fate, sirene…), però non rispondono agli standard stabiliti da Peter e la sua banda: sono, anche loro, esseri immaturi e superficiali[2. Cfr: James Matthew Barrie, Peter Pan, editore Mondadori (collana Nuovi Oscar Classici).].
In fondo James M. Barrie, per quanto era cosciente del fatto che ormai era diventato un uomo adulto, biologicamente e razionalmente parlando, dentro di sé sapeva che lui era ancora legato ad un mondo infantile e adolescenziale, nascondeva la sua “Neverland”, fatto di fate e pirati, da un mondo ormai contaminato e corrotto. L’ispirazione delle sue opere dedicate a Peter Pan deriva proprio dai suoi traumi infantili, da un infanzia e da una adolescenza negata, ed per questo che ha inserito anche il personaggio di Capitan Uncino, che rappresenta la figura malinconica e decadente dello scrittore, consapevole della propria fine.

______________________________

Print Friendly, PDF & Email