Nuove poesie

 

Esodo
Potrebbero divampare
lo spazio e il tempo
e in un lampo risorgere.
Sebbene anche la paglia
possa rinverdire
dalle sue stesse ceneri
come una Fenice
io resto qui.
Avanza la danza
delle stagioni
fra conflagrazioni
e palingenesi improvvise
ma dalla Genesi dell’incendio
l’Esodo non si vede
l’Esodo non lo vedo
rimango qui
a rimestare i relitti
di realtà arenate.

 

Tremore
Tremano tutte intorno le mie terre
e il piede malfermo inciampa
su cicatrici
richiuse a malapena.
Le mani
sismografi impazziti
tracciano linee spezzate
frastagliati contorni.
Tremo
e trema con me la trave del cielo.
Mi scuote il timore
d’essere aria nell’aria
o forse quello ancora più grande
di non essere mai nata.

 

La finestra
Una finestra affacciata sul nulla
né muri né pareti
a reggere gli infissi.
L’ho vista un giorno
come adagiata su nembi di ipnosi.
E’ la soglia immaginata
il limite, frontiera
fra il non più
e il non ancora.
Mi affaccio ogni giorno
ad una finestra
spalancata sul niente.
Volevo sentire giungere
l’illusione col suo vento
volevo palpare il cosmo
per riordinare il caos.
Ma una coltre di mattoni
ottura i battenti
varchi d’infinito.
La chiave
ancora io la cerco.

© Aurora Romeo

© Aurora Romeo

 

Ossido aureo
Anche l’oro si ossida
se infranto su scogliere d’acciaio,
ottura le escrescenze taglienti
della roccia
l’onda un tempo color miele.
Dove risorgeranno
i brandelli d’oro svilito?
Domando al silenzio risposta
invano interrogo il vento.

Resta muto il silenzio e
non piange le sue parole perdute.

 

Attesa
Si dilata il presente
nei molti “mentre” dell’attesa,
bussa alla foce del mai
il “durante”.
In un limbo
dove gli occhi tengo bassi
l’assenza risucchia l’essenza.
Fra le mani schiaccio
e stringo forte
il mio timone senza rotta
la mia bussola senz’ago.

 

Per me un tempo
Un tempo
si inabissavano gli astri
e risorgevano
sull’ara tonda di un perpetuo rito
domani e domani ancora.
Smembrato è quell’oro
s’abbatte pendulo
nella viscosità del suo irradiare.

Un rigagnolo trasporta
i detriti di mattini infranti.

 

Cigolio
Cigolio sordo
cigolio infranto
raschi epidermidi di cardini
languenti nella piega
scricchiola, cigola
una chimera soppressa.
Cigolio inosservato
espelli grumi di gelo
troppo ibernati
per far dolere le piaghe.
Cigolio muto
in ogni nota espelli sale e fiele
e scardini i tendini già raschiati

 

Un giaciglio
Semini meteore
su tele rigogliose d’assenza.
Come maglie
intreccerò lacrime
in coperte senza fine
fili salini su arcolai tremuli.
Ti torcerai in un giaciglio
dove tu non volesti
togliere gli aghi

 

I dadi
Ghignano gli oracoli
sapienti fra gli ignavi.
E che siano nere stigmate
su marmorei precipizi di dadi
a rimestar le somme.
Che siano neri chiodi
sulle cubiche pareti bianche
a segnare la conta
equazione folle!
Scuote la sua bisaccia
l’infinito tempo
ci sono io
a scalare con le unghie
spigoli di dadi
a sormontare astragali
spiritati da un sardonico riso.

 

Crateri
Sono crateri
queste cavità ricurve
schianti di monoliti roventi
sulle mie terre
distesa dal viso butterato
occulti spelonche
spalanchi grotte
dove ruotano le stagioni
e muoiono i soli
nella pressa strozzante
nel pugno calloso di titano
turbinano, travolti
dal rombo di mille fortunali.

 

© Aurora Romeo

© Aurora Romeo


 
 

Print Friendly, PDF & Email