Kipling e “Il libro della giungla”

kipling

Joseph Rudyard Kipling è stato uno scrittore inglese nato in India, noto per il famoso racconto per ragazzi “Il libro della giungla”. Il suo gusto e la sua passione per l’avventura, l’ignoto e la natura selvaggia non lo hanno reso solamente uno degli immortali dei romanzi d’avventura alla pari di Robert Louis Stevenson, Herman Melville, Daniel Defoe e tanti altri, ci riportano alla luce un mondo perduto fatto di sogni, magia e genuinità.
Nasce a Bombay il 30 dicembre del 1865, da genitori inglesi. All’età di sei anni, insieme alla sorella, venne mandato in Inghilterra (a Southsea precisamente) per studiare affinché ricevesse, insieme alla sorella, una “buona” educazione inglese. Peccato che il nostro Joseph non passò un infanzia felice, a causa dei severi metodi di insegnamento e delle pesanti punizioni psicologiche e fisiche della sua istitutrice Holloway; si tratta di una vera e propria cicatrice che accompagnerà lo scrittore per il resto della sua vita. Kipling nel 1878 assaporerà un altra esperienza rigida e traumatica presso la United Service College di Westward Ho nel Devonshire, dove non mancavano le punizioni corporali e psicologiche da parte degli insegnanti; era uno dei tanti college dell’epoca dove si percepiva la rigidità dell’educazione ottocentesca inglese. Durante la sua carriera, con alle spalle numerose  collaborazioni presso numerose riviste inglesi e non solo, Kipling scrisse una serie di racconti pubblicati su diversi giornali e riviste, tra il 1893 e il 1894, che hanno a tema proprio l’India, la sua terra natia ormai diventata un riparo puerile e fiabesco lontano dalla corruzione e dalle abitudini del mondo cosiddetto “civile”: questi racconti costituiscono “Il libro della giungla”.
Tali racconti narrano le vicende e le avventure di Mowgli, un bimbo che viene ritrovato nella giungla da una famiglia di lupi. Mowgli, durante il suo cammino, apprenderà l’indispensabile per poter sopravvivere nella giungla grazie a due animali: Baloo (orso) e Bagheera (pantera). Entrambi gli animali rappresentano due maestri di vita: Baloo con la sua infinita conoscenza sulle leggi della giungla, e Bagheraa con la sua agilità e la sua esperienza, che lo contraddistingue dagli altri animali, avendo già avuto a che fare con gli uomini essendo nata in cattività[1. Cfr: Rudyard Kipling, I libri della giungla e altri racconti di animali, Einaudi, pp. 27-47.]. Dove gli animali rappresentano una virtù (Baloo la conoscenza, Bagheera l’esperienza e il sapersi adattarsi in ogni situazione, il coraggio della mangusta Rikki-tikki-tavi[2. Ivi, pp. 87-99.], la disciplina di Tomai dei suoi elefanti[3. Ivi, pp. 103-118. ], la saggezza e la destrezza di Kaa…) l’uomo non ha per niente una buona reputazione, considerata come un animale stupido e sciocco, alla pari delle peggiori tra le scimmie: questo dimostra come realmente pensava sull’uomo, a causa della sua esperienza traumatica subita in età fanciullesca, a differenza invece di altri studiosi filo-imperiali che invece diffondevano l’idea che dietro ai suoi racconti ci fosse un elogio all’impero britannico. In realtà, in questo libro, si percepisce che dietro la concezione dello stato selvaggio presente nella giungla, ci sia un codice dove tutti gli animali sono tenuti a rispettare, un codice dove si imparano le basi per la sopravvivenza nella giungla e i cuccioli vengono riconosciuti come tali (compresi gli uomini) e nessun animale sognerebbe di far loro del male: “Questa è la legge della Giungla…tanto antica e vera quanto il cielo: il lupo che la osserverà avrà vita prospera, ma quello che la infrangerà dovrà morire…Come la liana che cinge il tronco dell’albero, la Legge corre avanti e indietro…Poichè la forza del Branco è nel Lupo e la forza del Lupo è nel Branco…Quando ti batti con un Lupo del Branco, devi farlo da solo e lontano; perchè gli altri non prendano parte alla lite e il Branco non esca diminuito dalla lotta…Puoi uccidere per te, per le compagne e per i cuccioli finchè ne hai bisogno e finchè hai forze, ma non farlo per il solo piacere di uccidere; e sette volte ricordati di non uccidere l’Uomo…Per la sua età e per la sua astuzia e per la forza della sua stretta e della sua zampa; per tutto quello che non dispone la Legge, la parola del Capo dei Lupi fa Legge”. Lo stesso antagonista Shere Khan, che nutre un profondo odio per gli essere umani, non attaccherà Mowgli in un primo momento, quando è ancora un cucciolo.
E’ un’opera piena di messaggi morali e di fantasia quella di Kipling, dove ci illustra un mondo (la giungla) apparentemente selvaggio ma in realtà organizzato da un sistema di norme non scritte, le quali vengono apprese dai suoi abitanti sin da tenera età.

_____________________