Gorgia, padre della retorica

Gorgia nasce a Leontini (quella che oggi è Lentini) in Sicilia, intorno al 485/480 a.C. Egli visse in buona salute fino a superare anche i cento anni di età, morì a Larissa in Tessaglia nel 375 a.C. Nella sua longeva vita viaggiò molto, diffondendo in numerosissime città greche il suo pensiero, la sua etica e la sua visione delle cose. Sicuramente Gorgia è considerato e viene tutt’ora ricordato come uno dei maggiori esponenti di quella corrente filosofica, sviluppatosi nella Grecia antica, che è la sofistica e in particolare della retorica, ovvero dell’arte del “parlar bene”, che implicava come obiettivo finale la persuasione tramite un discorso ben articolato.
Persino il filosofo ateniese Platone ce lo presenta grazie al suo  dialogo (Γοργίας o il Gorgia) in cui il sofista di Lentini viene rappresentato come il professionista della retorica, il retore per antonomasia, facendone quasi un vanto e considerandola anche come la techne più bella, quindi non si tratterebbe di mera arte ma è allo stesso tempo tecnica ed esperienza. La definizione di arte retorica e ciò che la rende diversa dalle altre arti la troviamo proprio nel dialogo di Platone, attraverso proprio le parole di Gorgia in risposta ad una domanda fatta da Socrate: “…la conoscenza delle altre arti riguarda quasi per intero opere manuali e simili azioni, mentre non c’è parte della retorica che consista in tale opere manuali, e tutta la sua azione ed esecuzione si realizza mediante i discorsi. Per queste ragioni credo che la retorica sia arte dei discorsi, dando di essa, con questo, una corretta definizione, come io sostengo”[1.  Cfr: Platone, il Gorgia Γοργίας]. Oltre all’omonimo dialogo scritto da Platone, di Gorgia possiamo apprendere qualcosa dalle sue tre opere rimaste ancora intatte: “Sul non essere o sulla natura”, “Encomio di Elena”, e “In difesa di Palamede”. Incredibile il lavoro che ha compiuto il filosofo di Lentini con l’Encomio di Elena, che grazie alle sue grandi capacità di retore riesce a ribaltare l’opinione negativa oramai diffusa nell’antica Grecia secondo cui Elena era la causa primaria del conflitto tra Greci e Troiani. Gorgia invece ci spiega come in realtà ci sono stati altri fattori, divini o esterni, che hanno influenzato in un certo senso il corso degli eventi. Il fatto che Elena è nata da una mortale e da un dio (Zeus, trasformato in cigno) ha acquisito una bellezza tale da esser considerata come la donna più bella del mondo secondo la mitologia, che ha di conseguenza generato una lunga serie infinita di corteggiamenti e seduzioni nei suoi confronti [2.  Cfr: Gorgia, l’Encomio di Elena ( 3 “οτι μέν οΰν…”/ 4 “έκ τοιούτων…”)]. Inoltre Gorgia ci spiega come il destino di Elena era ormai segnato da alcuni elementi, come la presenza divina di Afrodite, dea dell’amore, o la capacità oratoria di Paride attraverso la poesia che, come lo stesso Gorgia pensava, riesce a trasmettere all’ascoltatore i sentimenti che prova il poeta stesso, in questo caso sentimenti amorosi. Quindi Elena è assolta da ogni colpa, visto che le sue sorti erano state già stabilite dal fato e dalla legge divina, e opporsi ad essi non è permesso ai mortali, e così Gorgia annienta ogni forma di infamia e ci presenta Elena come una donna vittima di tali avvenimenti, condotti non per sua volontà, compresa la persuasione amorosa di Paride [3.  Cfr: Gorgia, l’Encomio di Elena ( 6 “ ή γαρ Τύχης…”)].
Uno dei temi principali che affrontiamo nella filosofia di Gorgia è il nichilismo. Secondo il sofista di Lentini infatti nega l’esistenza di qualsiasi verità oggettiva, per lui esiste il nulla e non l’essere; ci spiega come i filosofi che lo hanno preceduto sono caduti in contraddizione con le loro stesse tesi, dato che l’essere non potrà mai essere allo stesso tempo“ne uno, ne molteplice, ne ingenerato, ne generato”, di conseguenza esiste il nulla, il non essere. Tutto questo lo troviamo nella sua opera Sul non essere o sulla natura, dove il nostro sofista dimostra attraverso tre ipotesi con il preciso obiettivo di abbattere i principi della scuola parmenidea secondo cui si poteva trovare la vera spiegazione della realtà circostante e non solo consisteva nella unità dell’essere, e quindi mettere da parte i sensi per cercare la verità oggettiva delle cose (il Nulla è, Se anche qualcosa  fosse non sarebbe conoscibile, Se anche fosse qualcosa conoscibile non sarebbe comunicabile agli altri). L’impossibilità di raggiungere la verità assoluta (l’aletheia) non è una conseguenza a dichiarare “l’opinione” come l’unica via possibile per saper affrontare e conoscere la realtà, la definisce anzi come “la più infida delle cose”. Gorgia invece ci suggerisce un altra via, quella della ragione, un ragione che l’uomo la deve sfruttare per esser concentrati sui fatti e sulle circostanze . Come dice lo stesso docente di Filosofia Antica dell’Università di Macerata Maurizio Migliori, Gorgia è anche uno dei primi rappresentati di un’etica della situazione [4. Cfr: Giovanni Reale-Dario Antiseri, Il pensiero occidentale occidentale dalle origini ad oggi 1, pag. 55-56 (cit. Maurizio Migliori “non è la scienza che permette definizioni o regole assolute, né l’opinione vagante  individualistica (…) è un analisi della situazione, una descrizione di ciò che si deve e non si deve (…) )]. Ovviamente, tutto questo discorso sul fatto che “è impossibile raggiungere o conoscere la verità assoluta” non provoca in Gorgia un cambiamento di posizione riguardo la retorica, un arte, una techne che ha la capacità di usufruire la parola in ogni situazione (per persuadere, convincere, consigliare). Non sottovalutiamo il fatto che questa abilità nel parlare è sicuramente fondamentale non solo per il sofista stesso, ma anche per colui che ancora oggi svolge un ruolo di rilevante importanza nella comunità, un uomo che svolge un ruolo che nasce proprio nell’antica Grecia, ovvero il politico. Un buon politico per potersi affermare ha necessariamente bisogno di questa capacità, di questa abilità di persuadere e di costruire discorsi ben definiti; in sostanza  il politico deve essere un buon retore.
Parlando di persuasione, di Gorgia conosciamo anche la sua idea riguardo l’arte, facendo un confronto con la poesia. Secondo il sofista, l’arte è di per sé un vano tentativo dell’uomo di plasmare la realtà, un tentativo di creare un opera con l’obiettivo di imitare l’oggetto che lo ha ispirato. Quindi nell’artista c’è una motivazione interiore, ci sono sicuramente i sentimenti dietro alla sua creazione, ma tale creazione non avrà mai le stesse possibilità di persuadere o render partecipi gli altri individui, cosa che invece la poesia riesce a fare e l’Encomio di Elena ce lo dice chiaro e tondo. L’arte resta perciò una mozione di sentimenti, ma la poesia compie risultati che l’arte non riesce ad attuare (questo perchè il poeta ha la parola come strumento, e la parola per Gorgia è indipendente e disponibile in tutte le occasioni).
Quando si parla dunque di Gorgia, ci dirigiamo verso un nuovo concetto della retorica, una retorica che possiamo considerarla “neutra”, perchè la parola in se non ha limiti materiali o etici, ma essa è solamente un mezzo con cui l’uomo ha la possibilità, tramite una elaborazione accurata di discorsi ben definiti, di persuadere o di convincere a seconda della bravura retorica che l’individuo possiede. Non è un caso quindi che insieme a Protagora, Gorgia di Lentini è il padre della retorica, una techne che coinvolgerà l’uomo non solo nella vita sociale ma anche negli ambienti della magistratura e soprattutto della politica.

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