Epizefiri

Levami il torsolo la gola mi trema

cani e zanzare  a mietere l’aria.

Cocci di rughe spalanca il villano

in guerra alla terra che sposa il vicino.

Il prete ubriaco

in sorda contrada – ora le cosce, il conto più tardi –

la donna straniera che serve misture

gialli i capelli tra le cicale.

Levami l’astice che voglio sapere

se tu dalla pietra sei nato o deriso

la mischia a carbone di gente mi sfila

le vesti ad uncino, la vecchia dentiera

parlava la notte dei panni – lordura!

Pere mature chinate a fontana

e tu cervo partito

non lasci che caglio.

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