Andersen e la Sirenetta, l’uno il riflesso dell’altra

 

H. C. Andersen

Tutti noi conosciamo la versione Disney della Sirenetta, e sappiamo tutti come si conclude. Ma quanti conoscono la versione originale? L’autore di questa fiaba è lo scrittore danese Hans Christian Ardesen, conosciuto soprattutto per altre fiabe, conosciute a livello mondiale, come Il brutto anatroccolo, La principessa sul pisello, I vestiti nuovi dell’imperatore. Nato nella piccola città di Odense, tra i vari racconti e le superstizioni popolari, Andersen riuscì ad ottenere gli stimoli necessari che saranno necessari per la sua produzione letteraria. Nel corso della sua vita fece numerosissimi viaggi in Europa, i quali gli sono serviti come ulteriore spinta di ispirazione per i suoi racconti.
La sirenetta, pubblicata nel 1836, è ambientata in un mondo sottomarino, dove viveva il popolo del mare (metà uomini, metà pesci), dove i pesci guizzavano tra i rami delle piante come gli uccelli nel mondo di superficie, e nella zona più profonda vi era l’enorme castello del re del mare, con pareti di corallo e con grandi finestre a ogiva fatta di chiarissima ambra. Con il re, vedovo da molti anni, vivevano la vecchia madre e le sue sei belle figlie, ma la più giovane era la più bella di tutte. La piccola sirena era sempre rimasta affascinata dai racconti della nonna riguardo il mondo sopra il mare, dove vivevano gli uomini. La nonna diede il permesso a tutte le sue nipotine di affacciarsi al mondo in superficie solo dopo aver compiuto il quindicesimo anno di età, e una volta affacciate avrebbero visto  le navi che passano, i boschi e le città da lontano. Una volta raggiunto il quindicesimo anno di età, la piccola sirena salì in superficie, il sole era appena tramontato e c’era una nave nei paraggi. Si udivano in lontananza musica e canti, e la sirenetta, incuriosita, si accostò nuotando fino all’oblò della cabina e , attraverso i vetri, vide uomini vestiti in maniera molto elegante, i quali ballavano e cantavano: stavano festeggiando il compleanno di un principe. Dopo un entrata trionfale di quest’ultimo, a prima vista, la sirenetta si innamorò del giovane principe. Ma la festa dovette essere interrotta a causa di una tempesta, che mise in pericolo la vita del principe e dei marinai. Una volta che la nave cominciò ad affondare, la piccola sirena vide che il bel principe stava per scomparire nelle onde oscure e si precipitò subito a salvarlo. La mattina seguente, la sirena si ritrovò in una spiaggia con il principe stremato; in questa situazione la sirena, fortemente innamorata, cerca di rianimarlo dandogli baci affettuosi sulla fronte e raccolse indietro i capelli bagnati. Davanti alla spiaggia c’era una chiesa, da dove cominciarono a suonare le campane, e po’ impaurita la sirena fuggì, andando a nascondersi dietro a degli scogli, nell’attesa che qualcuno si avvicinasse a soccorrere il principe. Per buona sorte, il principe venne soccorso da una fanciulla e da un gruppo di persone del paese lì vicino[1.  Cfr: Hans Christian Andersen, Fiabe, Introduzione di Gianni Rodari (pag 54-72), editore Einaudi]. La storia della sirenetta è una storia piena di sensibilità, di animo umile e di spirito di sacrificio: dall’episodio con la sua saggia nonna dopo l’esperienza vissuta in superficie all’incontro con la strega, con la quale stipula un patto in cui dimostra che è disposta a tutto pur ottenere l’amore del principe, rinunciando la sua splendida voce e mettendo in gioco la sua stessa vita in caso se non fosse riuscita nell’impresa. Dal primo incontro, per tutta la durata dell’incantesimo fatto dalla strega del mare attraverso una bevanda che avrebbe mutato la coda in gambe, la sirenetta passò dei piacevoli momenti con il principe, il quale però non ricambiava l’amore della piccola “trovatella” che, ovviamente, lo comunicava con un linguaggio visivo, lo diceva con gli occhi. Ma la parte finale è sicuramente la parte più commovente e coinvolgente della favola. Una volta venuta a sapere delle future nozze del principe, la piccola sirena entrò in uno stato di grandissima tristezza, aveva il cuore spezzato e sapeva che alle luci della mattina dopo sarebbe divenuta schiuma come era stabilito dall’accordo con la strega; ma quando ebbe l’occasione di salvarsi la vita, grazie all’intervento delle sorelle, offrendogli un pugnale, ottenuto dalla strega del mare in cambio delle loro belle chiome, che l’avrebbe permesso di tornare a diventare sirena una volta ucciso il principe, sceglie di accettare il proprio destino. Il destino finale della piccola sirena non fu atroce e terribile come lo si aveva immaginato. Una volta raggiunti i primi raggi del sole, ella divenne un corpo fluttuante, divenne una “figlia dell’aria”: si è conquistata un’anima immortale (quell’anima immortale che tanto parlava con la sua saggia nonna, e la quale le sirene, nonostante potevano vivere più a lungo degli esseri umani, non potevano avere)[2.  Ibidem.]. Era divenuta una “figlia dell’aria” perché, per amore, ha rifiutato scorciatoie e compromessi di varia natura pur non riuscendo a conquistare il cuore del principe, e si è sacrificata accettando la situazione che si è venuta a creare tra il principe e la sua futura sposa. Quello della sirenetta è un amore (non ricambiato), un amore inteso come dolore e sofferenza, fatto di generosità, rinuncia, sacrificio e accettazione, e tutto questo permise a conquistarsi un’anima immortale (un allusione alla fede cattolica dello scrittore danese).
Andersen mise in questo personaggio tutto il suo essere, l’uno è il riflesso dell’altra. Da evidenziare in particolar modo è l’esperienza sentimentale dello scrittore danese con un’aristocratica: lui, innamorato appunto di questa aristocratica, non riuscì mai ad esprimere i suoi sentimenti a causa del suo carattere introverso e dal fatto che egli era troppo distante da quel mondo elitario, e da qui deriva il mutismo della protagonista. Ma la storia sentimentale dello scrittore danese è stracolma di amori impossibili. Lo storico Anthony Majanlahti, nato a Montreal, è un discendente di Andersen, e in una intervista fatta in un articolo di Panza Pierluigi per il Corriere della Sera, ci racconta appunto le esperienze dello scrittore danese. “Il rapporto di Andersen con i sentimenti e la sessualità fu davvero difficile. S’innamorava solo di donne (e qualche volta di uomini) impossibili perché erano già fidanzate o in vista del matrimonio…”[3. Cfr: Panza Pierluigi, Gli amori impossibili di AndersenCorriere della Sera]. “La Sirenetta” di Andersen ci trasmette tristezza, sensibilità e crudeltà, fattori che accomunano tutte le fiabe del danese e che ce le rendono molto più vicine al mondo umano che non al mondo fiabesco. Quella della sirenetta è una storia sentitamente umana, una storia che trasmette un intensità emotiva impareggiabile, che non ha niente a che vedere con la versione animata della Disney,  che si conclude con un lieto fine, dato che il film era destinato soprattutto ad un pubblico infantile.

 

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