Sogno atterrato a Boston

 

S’inoltrano le fitte oltre il ricamo
intercostale quando il verbo
è l’amo di Catullo aderenze
tra comete e prove
s’intreccia con l’umido sentore
sciroccale che provoca l’umore
quando si riversa
sugli abiti indossati
e nell’estate provoca sudore.
Sono le mie parole un’accozzaglia
i frantumi, i cocci, i vetri,
l’aguzza minutaglia tra memoria
e marmaglia di sogni. Povera me
poltiglia ruminata nei viaggi
acidosa, insistente tra le nuvole
durante un volo per Boston
le turbìne e un pilota molto bravo
dopo i vuoti d’aria e le virate
nel morbido atterraggio oltre i propositi
e tu con me gusti alti tu improvvisa
la rondine seduta accanto a me
raggiunta in volo
bianca colomba in gara con il jet
lenisci e sani le fitte per gli errori
legati alla impazienza nell’attesa
basta una danza e tutto torna al cuore
dopo procelle dopo maremoto
questo amore attuale ma remoto.

 

Maurits Cornelis Escher, Giorno e notte, 1938

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