Premetto

Premetto che sì mi piace scrivere, ma necessito d’interlocutore. Mi piace parlare più che scrivere. Scrivere se tu sei dall’altra parte e mi rispondi. O comunque interagisci. Avrei molto da dirti e non da scrivere. Sono cose diverse. In passato ti scrissi che senza il suono della voce molte parole perdono la loro essenza poetica. Resto di quell’idea. Quindi molte cose non le leggerai. Le terrò per me. Che in fin dei conti è anche avere delle sorprese per sorprenderti. O per darti conferma di ciò che già sai. Curiosità permettendo, che potresti non avere.
Passando all’odierno, collegato con il passato: non ho dormito. Per colpa tua ovviamente. Strane alchimie, vero? Vorrei riuscire ad eliminarti dalla mente ma non ci riesco. La mente, per definizione, mente. Allora ti scrivo che amo la mente e le bugie che dice. Anche se mi fanno star troppo male. Non è certo che tu legga tutta questa tiritera che sto scrivendo, ma non perché io diffidi della tua curiosità o del tuo interesse: semplicemente non so se te la invierò. Adesso le tue domande, facciamo questo gioco. Ti chiedi perché non ho dormito, sto male e cosa c’entri tu. Nell’ordine inverso, io ti rispondo che tu sei la causa del mio malessere. E già, proprio così. A questo punto le cose sono collegate. Ti ho dato tre risposte in una. Geniale? No, semplicemente sintetico. Più semplicemente ancora: realista. Sto male perché m’interessi.
Adesso, spero mi perdonerai l’inopportunità del momento: tu sei impegnata. Infatti, mi scuso di quanto scritto finora. Non è nel mio stile essere invadente, rompere le scatole eccetera eccetera. Però si scrive quando si ha necessità di sfogarsi. Quindi scrivo. Non ho pretese. Non ho niente. Voglio solo tu sappia ulteriormente, dato che già sai da tempo. Anzi, una pretesa ce l’ho. Se ti muore la preda, la prossima voglio essere io! Devo esser io! Sono consapevole che è tutto a mio sfavore lavorativamente parlando. Già, io scrivo, questo è il mio lavoro che non produce pane, ma solo parole che lasciano lo stomaco vuoto o al massimo generano farfalle e conseguenti fastidi da svolazzamento.
So di essere la persona più sbagliata e fondamentalmente non fondamentale per te.
So di essere il tuo ottimo interlocutore, amico, zio, fratello, padre che manca e niente di più.
So di essere tutto ciò che non vorrei essere, ma che tu vuoi ch’io sia per te: rileggi periodo antecedente.
Forse è una questione di pelle dato che la tua è tatooata mentre la mia non lo è.
Forse è più semplicemente questione che non ti piaccio perché non sono il tuo tipo e se non ti piaccio non c’è modo ch’io riesca a farti cambiare idea.
La cosa più logica che ti possa aspettare sarebbe: non mi arrendo! E invece, mi arrendo! Hai letto bene, sì, lo ribadisco: mi arrendo! Bada bene che ciò non vuol dire che non m’interessi: tutt’altro. Vuol dire solo che per il momento tu sei impegnata ed io non voglio intromettermi. E vuol dire che comunque si rigirino le cose e le parole, alla fine quella che decide sei tu.
Non prometto. Generalmente. Non prometto cose che non potrei mantenere. Le mie garanzie sono ciò che provo ed il rispetto massimo. Non escludo che se fossimo stati insieme probabilmente mi avresti lasciato dopo un giorno. Questo è probabile. Ma proprio perché ritengo che non ci sia nulla di scontato nella vita, i sentimenti di una persona su tutto, userei tutte le mie forze per non perderti.
Il resto, lo terrò per me o te lo invierò con il vento, affinché possa esser appena accennato. Non mi piace che possano sentirlo altri. C’è il rischio che possa perdersi per strada e non arrivare a destinazione. Sono le due parole più scontate e usate dall’umanità, per me non sono scontate però… e per questo non le scrivo. Se il fato vorrà, te le potrò sussurrare. Forse, se curiosa me le chiederai, perché vorrai sentirle. O perché anche tu avrai necessità di pronunciarle…

 

 

 

 

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