La pioggia di sangue

 

Il tre luglio una tempesta si scatenò con un furore incredibile. Quella pioggia impressionante di colore rosso dall’aspetto inconsueto sembrava sangue caduto dal cielo. Magio guardò esterrefatto quel fenomeno così raro. Era la prima volta che si verificava un evento così e Magio non poteva credere che stesse accadendo proprio a lui. Un’enorme quantità di sabbia turbinava per l’aria. Erano le prime ore del pomeriggio. Le gocce piene di terra e sabbia lo graffiavano con la loro inaspettata violenza, le osservava cadere inesorabili come il pianto straziante di un bimbo. Dopo qualche ora d’un vento impetuoso di scirocco si accorse di essere imbrattato. L’aria si era offuscata e da quel giorno Magio non fu più lo stesso. Aveva visto oscurarsi a poco a poco tutto l’orizzonte ed era rimasto sommerso dai piccoli grani rossastri come se anche il cielo avesse pianto le sue lacrime più amare. Il fiume era diventato un mostro furioso e spaventevole e il passerotto che approdava in quei paraggi si era inutilmente agitato e dibattuto. Percosso dal turbine non aveva trovato scampo. Se ne andò così in fretta che non si accorse di niente.

Per tutto quel tempo Magio era rimasto tramortito senza riuscire a trovare un’adeguata spiegazione a quei misteriosi accadimenti. Era turbato al pensiero che poco prima dell’insolito scroscio di pioggia, era inquieto. L’agitazione lo aveva travolto, senza un apparente motivo, come un funesto presagio di lutto.

Non molto lontano da lì il fuoco rovente filtrava attraverso i rami e un vecchio saggio aveva cercato rifugio al riparo di un antico querceto frondoso. Lo scirocco aveva portato spruzzi di gocce sanguigne senza acqua e Rosp detestava di trovarsi esposto all’implacabile calura. Il terreno era divenuto incandescente e sentiva i battiti del cuore moltiplicarsi a dismisura. Temeva che il calore avrebbe potuto incenerirlo. L’aria era opprimente e soffocante. Il manto di umidità che impregnava l’ambiente rendeva difficile persino respirare. Il sudore scivolava ininterrotto sulla pelle unta. Sentiva la strozza nella gola arida che supplicava dell’acqua e le gambe assenti. Si trascinò all’ombra e si fermò per un attimo a riflettere, si guardò intorno e vide la sua vita scorrergli rapidamente dinanzi. Rivide il suo fragile sé giocare sotto lo sguardo amorevole del padre. Si sentiva al sicuro al suo fianco e da quando era morto non faceva che pensare a lui. Da adulto, gli assomigliava in ogni tratto, ma un percorso tortuoso e dolente lo avrebbe fatto diventare quello che era.

Lui era ciò che suo padre aveva fatto di lui.

“Aiutami papà, ho tanto bisogno di te.” Invocò con la mente in disordine.

In quel momento sentì forte la sua compagnia ed era certo che non lo avrebbe abbandonato.

 

 

 

 

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