“La Macchinazione”. Un filmlibro per gli Italiani

 

“Pasolini? L’hanno ammazzato. Era frocio”.
Anacronisticamente alcuni giovani e meno giovani rispondono ancora così alla domanda “Cosa ricordi di Pasolini?”, nonostante siano trascorsi più di quarant’anni da quel 2 Novembre 1975, favorendo la sovrapposizione di strati di false verità su una delle pagine più tragiche e significative della nostra storia (e mi piacerebbe andare in giro per l’Italia, un po’ come fece lo stesso  Pasolini in “Comizi d’amore”, a porre questa domanda a bruciapelo, aspettando le più disparate reazioni).
“La macchinazione”[1] di David Grieco è un “filmlibro” di pancia, scritto e diretto  per rispondere ad un’esigenza profonda dello stesso autore: dare voce coraggiosamente alla verità per troppo tempo saputa, immaginata, vivisezionata, ma purtroppo troppe volte rinnegata, taciuta e ridicolizzata.
Quella notte Giuseppe Pelosi, riconosciuto ancora oggi come l’unico esecutore materiale della mattanza, l’unico assassino, non era solo. Erano in molti all’idroscalo  di Ostia quella notte. Pier Paolo Pasolini fu massacrato e poi barbaramente ucciso da un’auto che con ogni probabilità non era la sua (come fu fatto credere)[2], ma un’Alfa GT del tutto simile appartenente ad un esponente della Banda della Magliana (Antonio Pinna) di cui poi si persero le tracce.
Questa verità, messa in scena e documentata con dovizia di particolari da David Grieco, regista scrittore e giornalista, amico e collaboratore di Pasolini, sposta la natura del delitto, dal piano meramente degradato della prostituzione minorile a quello più complesso, pericoloso e delicato del delitto di Stato.
Certo, non è la prima volta che questa verità emersa viene disvelata, ma “La macchinazione” ha il pregio di urlarlo a gran voce per gli Italiani;  si tratta di un film e di un libro che escono in Italia proprio per quelle generazioni nate e cresciute dopo e ahimè senza Pasolini.
Lì dove termina il film inizia il libro; andrebbero visti e letti quasi in contemporanea. David Grieco dedica un intero capitolo alla realizzazione del film, prezioso, perché ci spiega nel dettaglio le scelte, le difficoltà, il perché di alcune “invenzioni”, gli interpreti. Nel resto dell’opera, con un’onestà spiazzante, D. G. ci restituisce un’immagine di Pier Paolo Pasolini, inframmezzata da documenti, citazioni, verbali, che commuove, si può toccare, smuove le coscienze.
E’ un viaggio bellissimo, pagina dopo pagina ci si dimentica della vita attuale, che Pasolini stesso aveva così profeticamente descritto, e ci si ritrova catapultati negli anni ’70, risalendo il fiume degli eventi così drammaticamente collegati tra loro fino ai giorni nostri.
Non si tratta di una tesi banalmente “complottista”. L’autore ci conduce nel cuore dei fatti e delle domande senza filtri di sorta.
L’Avvocato Stefano Maccioni[3] chiude l’opera con una postfazione che riesamina l’articolata e fallimentare vicenda giudiziaria, fino alla richiesta di costituzione di una commissione parlamentare istituita allo scopo di porre una parola definitiva sulle verità del delitto Pasolini.
Gli efferati mandanti e assassini di Pier Paolo Pasolini commisero tanti errori tranne uno: eseguire la sentenza di morte nel cuore della personalità di Pasolini, colpire la sua omosessualità disinibita, per altro mai negata o rinnegata, ponendo un marchio indelebile di “frocio, pederasta che in fondo se l’era cercata”. Colpito e affondato. Rimuovere questo sigillo dalla memoria corta e malata degli Italiani, che ricordano solo ciò che vogliono, in modo direttamente proporzionale alla morbosità dell’evento, è un’impresa quasi impossibile. David Grieco e i suoi collaboratori ci offrono questa opportunità.
Sogno un’Italia in cui, tra qualche generazione, alla domanda “Cosa ricordi di Pasolini?” tutti possano prontamente rispondere “Pasolini? Un grande intellettuale del Novecento, una voce profetica e diretta. L’hanno assassinato per questo, perché era un uomo scomodo e coraggioso, che vedeva oltre”.

 

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[1] “La macchinazione – Pasolini. La verità sulla morte”, David Grieco, Rizzoli, Milano, 2015. Il film omonimo è uscito il 24 Marzo 2016, nel cast spicca Massimo Ranieri nell’interpretazione di Pier Paolo Pasolini.

[2] La vicenda è alquanto complessa e sembra sia legata da un lato alle ricerche che Pasolini stava conducendo sulla figura di Cefis, nella stesura del suo ultimo romanzo postumo e incompiuto, “Petrolio”, dall’altro al furto delle bobine di “Salò o le 120 giornate di Sodoma”.

[3] Avvocato penalista, ha richiesto e ottenuto la riapertura delle indagini sull’omicidio di Pier Paolo Pasolini, prontamente archiviate.