Il peccato di Fra’ Filippo (3)

Terza parte

(Continua da Lunarionuovo n. 79, aprile-maggio 2017)

 

-“Ecco qua! Le cucine! E lui è il nostro cuoco, mastro Tonio.-” Il cuoco, uomo corpulento sulla cinquantina, passò da un’espressione indispettita ad una estasiata, vedendo l’origine di quell’intrusione nella sua cucina. Mastro Tonio, infatti, odiava che s’entrasse mentre lui e le sue abili mani terminavano l’arduo compito della preparazione del lauto pasto dei monaci e dei suoi ospiti. Ma quando si trovò quell’amabile volto di fronte, non fu capace di dirle di no. Anzi le fece assaggiare una pietanza in anteprima, giusto per avere un suo parere.

Frate Filippo, notando che il cuoco stavo un po’ troppo invadendo il suo spazio e che soprattutto la baronessa gli stava dedicando decisamente troppe attenzioni, motivate dall’interesse di un’appetito crescente, decise che era meglio interrompere quella scenetta e proseguire nella descrizione. Afferrò la baronessa per un braccio allontanandola da Mastro Tonio. Purtroppo però il gesto inconsulto la fece trasalire ed andare di traverso il gustoso boccone.

-“Oh perdonatemi, presto bevete un po’ d’acqua!-”

-“Ma frate, insomma! Che modi sono?-” S’intromise il cuoco.-“Andate fuori dalle mie cucine, il pranzo sarà servito fra mezz’ora!-”

-“Ma io volevo farle vedere la maiolica napoletana che ricopre l’edicola!-” Rispose intimidito dalle provocazioni dell’omaccione, eretto in tutta la sua grettezza.

-“Non mi costringa a risponderla frate, altrimenti credo che andrò fuori la grazia divina!-”

-“Va bene, andiamo via! Non avevate altro da mostrarmi, frate Filippo?-” Si frappose la baronessa.

-“Si, avete ragione.-” E uscì sconfitto e a capo chino dalle cucine. Dopo un po’ riprese la parola.

-“Sono davvero mortificato, non dovevate assistere ad una simile scena. Comunque vi ringrazio per aver messo fine al quid pro quod di poco fa. Temevo di fare la fine del bue su quel forno! A pranzo avreste mangiato carne di prete! Sicuramente la più santa che esista!-” Disse in uno scoppio d’ilarità. Non s’era mai sentito così giovane in vita sua. La vita monastica, fatta di preghiere e di voti a Dio, non era propriamente uno spasso ed a volte pensava che gli stava rubando la giovinezza. Aveva solo vent’anni ma se ne sentiva il doppio.

-“Frate Filippo, posso farvi una domanda che non c’entra col monastero?-” Esordì la baronessa rompendo il silenzio che s’era creato far i due, mentre riscendevano lo scalone ed uscivano fuori il monastero.

-“Dipende la domanda, io vedrò s’è il caso o no rispondervi.-”

-“Perché avete intrapreso la carriera ecclesiatica? Voi non mi parete proprio un prete, siete così giovane, pieno di vita, intelligente, simpatico e se mi permettete, anche di bell’aspetto.-” Filippo arrossì, nessuna donna gli aveva mai fatto tutti questi complimenti nella sua intera esistenza. Inoltre che fosse proprio lei a farglieli lo riempiva d’orgoglio. Ancora l’orgoglio, probabilmente il suo peccato preferito.

-“Beh, se volete la verità, non è stata una mia scelta. Io volevo fare il medico, ma la mia famiglia aveva bisogno di un parente ecclesiastico per estendere ancora di più la sua cerchia d’amicizie potenti. Così eccomi qua! Per carità, non mi lamento, potevo fare il francescano, senza un tetto sulle spalle, né cibo e sempre in mezzo ai poveri! Mentre qui sto dentro una reggia, con tutti i lussi possibili, non sembra quasi d’essere un prete!Poi amo davvero Dio, credo fermamente nei santi e nella Beata Vergine Maria.-” Rispose con convinzione.

-“Ma come fate con il resto? Intendo, siete pur sempre un uomo, coi vostri bisogni. Visto che non avete avuto una vocazione vi capiterà d’innamorarvi di qualcuna.-” Il discorso stava prendendo una piega poco piacevole e Filippo non aveva alcuna voglia d’entrarvi. I quesiti posti dalla baronessa erano gli stessi che si poneva lui. La sua anima sapeva perfettamente che non sarebbe stato capace di mantenere tutti i giuramenti che la vita ecclesiastica richiedeva. Era già difficile per un prete con una vocazione, figuriamoci per uno senza!

-“Guardate, siamo arrivati alle spalle del monastero, questa è la colata lavica, alta ben 12 metri. Devo dire che ha proprio oscurato il sole, ma non tutto è perduto! L’utilizziamo come barriera protettiva, come v’ho già spiegato.-” Rispose Filippo per cambiare il discorso. Doveva spostare l’attenzione da lui per ricondurla al monastero.

La baronessa non riusciva a ritrovare il giusto entusiasmo. Quel ragazzo dotato rinchiuso lì dentro, in una prigione dorata, gli sembrava uno spreco enorme.

-“Frate Filippo guardatemi. Non mi trovate bellissima?-” Filippo restò di pietra. La baronessa avanzò verso di lui.

-“Non avete per caso voglia di baciarmi? Siamo soli, io e tu, nessuno lo saprebbe. Io non lo direi a mio marito e voi ai vostri fratelli.-”

-“Perché mi fate questo? Perchè mi volete costringere a peccare?-” Forse quella donna era davvero Satana, Filippo non doveva cedere alla tentazione, ma era così difficile!

-“Perché ho visto come mi guardate, so che mi desiderate. Ed io sono attratta da voi, dalla vostra cultura e dai vostri modi. Non sarebbe peccato, perché lo vogliamo entrambi.-” La baronessa socchiuse gli occhi e spinse all’infuori le sue labbra di pesca, in attesa del fatidico bacio. Filippo sudava copiosamente, era quello che voleva ma sapeva che non doveva. Al contrario di molti monaci da lui conosciuti, non voleva tradire la promessa fatta a Dio e infangare così la sua divisa. Pregava in cuor suo che il Signore non l’abbandonasse proprio adesso, non poteva vincere una battaglia contro Satana senza un aiuto divino. E l’aiuto arrivò: era l’ora della messa, anzi era già iniziata da venti minuti e lui era in ritardo. Non poteva tirarsi indietro. Scappò via lasciando la baronessa e la sua tentazione in attesa del bacio di Giuda.

Dopo la messa ed il pranzo, non tornò da lei, non la rivide proprio più. Ce l’aveva fatta, aveva vinto la tentazione ed aveva capito che nessuno al mondo avrebbe mai potuto separarlo da quel posto chiamato casa: il monastero dei benedettini.

 

 

 

 

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