Arrendersi mai

 

Pubblichiamo i due primi capitoli del romanzo inedito di Anna Fortunato Arrendersi mai”. Seguiranno altri capitoli nei prossimi numeri.

CAPITOLO PRIMO

Era un pomeriggio d’autunno, l’orologio segnava le ore quindici e trenta e Marie si trovava a casa, insieme all’adorata mamma mentre il caro babbo faceva la sua solita pennichella.
Non era molto affaccendata quel pomeriggio anzi, stava godendo della tranquillità di quelle ore calme e fresche, accompagnata da una tazza di budino al cioccolato ancora bollente.
Le piaceva tanto stare in compagnia della mamma; a causa del lavoro, infatti, spesso la madre era fuori di casa e, quando era possibile trascorrere del tempo insieme, era una festa senza eguali, per l’intera famiglia.
L’eco delle voci di ogni singolo componente risuonava in tutta la casa, come fosse il canto di mille usignoli <<Ah Ah Ah dai mammina racconta è divertentissimo>>.
Così quel pomeriggio si approfittò di quel prezioso momento, conversando del più e del meno.
Marie, aveva appreso una lezione molto importante: la vita è troppo effimera perché si faccia scorrere davanti come una pellicola in bianco e nero senza sfumature né contenuti, pertanto
avrebbe dovuto godere di ogni singolo attimo.
A fronte di tutto ciò, la ragazza fece un tuffo nel passato e grazie alla voce dolce e rassicurante della mamma, riaffiorarono alla mente gli anni in cui Marie e i suoi fratelli erano ancora in fasce, i primi passi, i giochi che più li divertivano, le prime paroline pronunciate, si parlarono insomma anche di teneri ricordi. <<No, non ci credo>> <<Oh sì credici, eri davvero buffa!>>.
Marie tornò indietro nel tempo ed esattamente in quegli anni di spensieratezza, di protezione
assoluta e di calore familiare.
Un giorno, voltandosi indietro, avrebbe voluto trovarsi alle spalle un sacco pieno di chiari ricordi, di veri sentimenti, di profondi dolori e innumerevoli piaceri e non un sacco vuoto e ricolmo di polvere.
Credeva molto nella mano divina ma, era altrettanto convinta che per diventare padroni della felicità, bisognasse dire “SI’” alla vita, che per Marie, voleva dire “vivere la vita e non lasciarsi vivere da essa”.
Era necessario riscoprire l’ovvio, inaspettatamente come “NOVITA”, NOVITA’ (NUOVA
VITA).

A proposito di nuova vita, a interrompere il silenzio assordante che seguì quella gradevole chiacchierata, fu lo squillo di un telefonino, che riportò Marie e la madre al presente.
Il telefonino in questione era di Marie! Chi poteva chiamare a quell’ora? Il numero non era tra quelli memorizzati nella rubrica, non si trattava dunque né di parenti né di amici, perciò si prestò a rispondere con molta agitazione.
Era parecchio timida e l’idea di dover affrontare un dialogo con uno sconosciuto, la indisponeva al quanto.
Così si alzò dal tavolo molto frettolosamente facendo stridere la sedia sul pavimento a dimostrazione dei nervi a fior di pelle, afferrò in mano il cellulare posto sul tavolo d’inanzi a lei e si recò in veranda.
Dopo aver prese una boccata d’aria, fissò le nuvole rosee per trarne serenità e finalmente… rispose:<<Pronto, sì, sì sono io buongiorno, con chi ho il piacere di parlare?>>.
Le prime ore del mattino, facevano presagire un dì al quanto particolare, qualcosa d’insolito sarebbe accaduto e in cuor suo avvertiva profumo di cambiamenti.

Il suo sesto senso non falliva quasi mai e devo dire neanche quella volta. Dall’altra parte del telefono si udì una voce maschile dal timbro parecchio interessante, il suo interlocutore non era per nulla imbarazzato. Marie, invece, era alle prese con una gocciolina di sudore che trasudava dalla sua ampia fronte, forse a causa della cioccolata troppo calda, forse per la vergogna…
Ciò nonostante si fece forza, pensò che in fondo non si trattava che di una telefonata e cercò, per quanto possibile, di apparire a sua volta sicura e caparbia ma nel contempo spontanea e pura come un bambino.
Quella breve e intensa chiamata telefonica cambiò direzione alla sua vita… <<Uhmm mi faccia pensare…sì per me va benissimo, ci si vede, grazie e buona giornata>>.

 

hopper

E. Hopper, Office At Night, 1940

 

CAPITOLO SECONDO

Marie era una vent’enne allegra, sempre col sorriso sulle labbra, altruista e molto sensibile.
Era una ragazza avvezza a volare basso e molto responsabile nonostante la sua tenera età, una peculiarità la differenziava dai membri della sua famiglia, aveva sempre la testa fra le nuvole.
Spesso con il pensiero si schiodava da questo mondo e navigava, sa solo lei, in quali acque. Aveva vissuto fra alti e bassi, in una famiglia di medio ceto dalla quale aveva appreso grandi virtù, onestà e sincerità, una famiglia che non aveva mai osato immaginare di poter vivere certe esperienze, una famiglia molto parsimoniosa.

Marie dunque, a causa di questa poca agiatezza, era cresciuta senza grilli per la testa e nonostante non veleggiasse nell’oro, non aveva mai desiderato le cose altrui.
Lei non era amica della “sig.ra” Gelosia, né tanto meno della “parente” Tristezza.
Era un grande esempio di vita, si accontentava di quello che aveva e soprattutto ne gioiva; il suo buon cuore non le avrebbe mai permesso di causare altri problemi ai genitori e per questo, non chiedeva mai il sovra più e non era mai sopra le righe.
Se qualcuno parlava di viaggi, lei rispondeva con molta franchezza: <<Immagino sia bellissimo girare il mondo ma non riesco a soffrire per qualcosa che non ho mai avuto fra le mani>>.
Fra le mani, invece, la dolce Marie aveva il diploma di scuola superiore che le consentì di cercare un lavoro necessario ad aiutare i genitori e tramite una cara cugina, si fece inserire in un elenco d’ipotetiche ragazze da indicare a un libero professionista.
Il numero scelto da quest’ultimo per mettersi in contatto con una probabile collaboratrice, fu l’ultimo dell’elenco.
E… trin, trin, trin; finalmente qualcuno rispose; la dolce e ingenua Marie.
Il futuro datore di lavoro, un personaggio parecchio insigne, si presentò, spiegando a chiare lettere le motivazioni di quella chiamata e concordò con Marie d’incontrarsi due giorni dopo, intorno alle ore quindici.
La giovane donna, come potete ben intuire, da allora non riuscì a chiudere occhio, passò le notti in bianco pensando a cosa dire per colpire il probabile capo. “Sarò all’altezza? Noterà le mie insicurezze? Dovrò impegnarmi al massimo, dovrò a tutti i costi risultare convincente, questo lavoro mi potrà garantire un aiuto per i miei cari”.
Quelle quarantadue ore furono interminabili; non cessò di chiedere consigli a tutti i membri della famiglia, ben sei, oltre a lei.
Questo numeroso nucleo familiare, era composto da persone ben distinte e separate, nonostante fossero molto unite.
Ognuno aveva la propria personalità, il proprio pensiero e la propria capacità di affrontare le
circostanze della vita, quindi ogni consiglio differenziava dall’altro. <<Il segreto, cara Marie, è ostentare sicurezza e dichiarare di avere esperienze nel settore anche se dovesse costarti qualche bugia bianca>>. <<No cara, ascolta me. Sii te stessa, è questa l’unica via che ti permetterà di riuscire>>. <<Ma no, cose le suggerite, apri bene le orecchie, punta tutto sulla simpatia e sulla tua spiccata bellezza, il “capo” cederà a prescindere da tutto>>.
La paura a quel punto prese il sopravvento lasciando spazio a eccessive incertezze e a parecchia confusione. Ciò nonostante, qualcosa la rese ragionevole e lucida quanto basta per comprendere che bisogna sempre fare affidamento sulle proprie forze, pur traendo il meglio dagli altri.
Lei, d’altronde, era capace di stupire sempre, così rivestitasi di una sicurezza che francamente non le apparteneva, trasse profitto da ogni consiglio e riuscì a tenere testa a tutti gli interrogativi del libero professionista, colpendo nel segno!
Le capacità furono a primo impatto evidente ma, a far ricadere la scelta su Marie furono anche le sue doti fisiche, che non passarono inosservate al giovane <<Uauh… che schianto, perfetta!>>; in fondo il fratellone ci aveva azzeccato!
Era di bella presenza, il suo aspetto rassicurante, la sua carnagione richiamava alla memoria il colore del miele appena cotto, la sua chioma lunga e fluente faceva intravedere il filato di una donna virtuosa.
Il suo volto era da paragonare a una lucerna che brilla su un candelabro, colonne d’oro su base d’argento erano le sue belle gambe.
Una caratteristica in particolare, però, fu sufficiente affinché Paul restasse incantato da tale armoniosa bellezza, la sua voce, roca, tenera e calda.

 

(Continua…)

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