Federico II di Svevia, “stupor mundi”

Federico nacque a Jesi il 26 dicembre 1194 da Enrico VI e da Costanza d’Altavilla, di conseguenza è anche nipote del celebre Federico I Hohenstaufen, conosciuto come Federico Barbarossa. I primissimi anni Federico II li trascorse a Foglino, sotto la protezione di Corrado, duca di Spoleto e uomo di fiducia di Enrico VI. Il 17 maggio del 1198, a soli quattro anni Federico II venne incoronato a Palermo come re di Sicilia; ma il 1198 è anche l’anno in cui Costanza muore, esattamente il 27 novembre, poco dopo aver posto Federico sotto la tutela del Papa Innocenzo III, finanziandolo affinchè Federico II ricevesse una buona istruzione. Grazie alla figure del frate Guglielmo Francesco e del vescovo Rinaldo di Capua, il Papa era costantemente informato dei progressi della formazione scolastica e della crescita di Federico II. Questa tutela papale durò fino al quattordicesimo anno di età, esattamente fino al 1208, anno in cui Federico II prese in mano ufficialmente le redini del potere. Nonostante ciò, Federico II non affrontò immediatamente le questioni imperiali finchè Innocenzo III, suo protettore, rimase in vita. Infatti, data la situazione delicata che si era venuta a creare subito dopo la morte di Enrico VI,  Innocenzo III si ergeva ad arbitro in una contesa in cui Ottone di Brunswick e Filippo di Svevia si presentarono come i pretendenti al trono imperiale. Inoltre nello stesso periodo, in Sicilia Federico II decise di affrontare in prima persona uno dei suoi primi compiti: contrastare alcuni ribelli musulmani provenienti dal nord Africa che, al servizio di baroni tedeschi, arricchiti dopo essersi spartiti i doni dell’ormai defunto Enrico VI, avevano messo a ferro e a fuoco la parte occidentale dell’isola, a cominciare dalla città di Girgenti (quella che oggi è chiamata Agrigento), costruendo anche un piccolo porto per mantenere i contatti con il nord Africa. Questi ribelli arrivarono fino alla periferia della stessa Palermo. Federico II decise una volta per tutte di riprendere il controllo di queste terre dando inizio ad una guerra in grande stile. Ma per fare tutto questo aveva bisogno di mezzi, e così si rivolse ai baroni siciliani affinchè gli fornissero servizio militare; chi si opponeva alle sue richieste, gli venivano sistematicamente distrutti i suoi beni o i suoi raccolti, costringendolo a morire di fame o a sottomettersi (1). Del resto, si era creata anche questa tendenza in cui alcuni baroni e alcuni ecclesiastici si impadronivano illegalmente dei diritti regi e non avevano nessuna voglia di sottomettersi ai compromessi statali dettati da Federico II.  Nel 1216 Innocenzo III muore e al suo posto venne eletto Papa Onorio III. A differenza del suo predecessore, Onorio III pressò notevolmente Federico per la pianificazione di una futura crociata. Dopo esser stato incoronato imperatore a San Pietro a Roma dallo stesso Onorio nel 1220, e dopo aver lasciato gli affari di Germania al figlio Enrico VII, Federico II torna in Sicilia ancor più deciso e più autoritario di prima, attuando subito leggi e riforme varie, che riguardavano dalla politica all’economia, dal campo giuridico fino a quello civico e scolastico. Questi ultimi dettagli ci danno una preziosa considerazione, ovvero che Federico sapeva perfettamente che la Sicilia aveva un bel potenziale, un’isola piena di risorse. Quella terra aveva tutto: grandi città, una buona produzione agricola, una buona circolazione di moneta aurifera, senza trascurare l’importanza strategica dell’isola. Questi sono alcuni tra i fattori più importanti ad aver condizionato Federico II nella scelta di render distinte le due corone (quella di Germania e quella di Sicilia) e quindi di puntare tutto sul regno di Sicilia, pur mantenendo il suo titolo di imperatore; senz’altro ci sarà anche stato il fattore affettivo, visto che lui è cresciuto in Sicilia e sicuramente si considerava più siciliano che non tedesco. Inoltre, Federico II visse in un periodo in cui si assiste ad un’ampia diffusione di componimenti e di opere in lingua volgare, un fenomeno culturale che parte dalla Francia. Questo influenzò enormemente i primi poeti e trattisti italiani, i quali sfruttarono questa occasione per aprirsi e a rivolgersi anche ad un pubblico più vasto (2). All’interno della corte di Federico II nasce quella corrente letteraria che è la Scuola Siciliana, la quale ebbe il il suo massimo splendore tra il 1230 e il 1250. Questa scuola era composta prevalentemente da poeti che, ispirandosi alla poesia provenzale, si dedicavano alla composizione di poesie d’amore. In fin dei conti, Federico II era un sovrano abbastanza colto, tanto da essersi guadagnato il soprannome di “stupor mundi”; oltre al tedesco e al francese (visto che è nato da padre svevo e da madre normanna), sapeva parlare bene anche il volgare siciliano e il latino, conosceva il greco e fu molto tollerante nei confronti delle altre religioni e delle minoranze etniche. La stessa crociata (la sesta) voluta fortemente dal Papa, fu un incontro pacifico e culturale, un alibi perfetto per organizzare incontri diplomatici tra filosofi e intellettuali di diverso credo. La sua sete di cultura e di sapere lo portò anche alla fondazione di una scuola di retorica a Capua, una scuola di medicina a Salerno e l’università di Napoli, la più antica università laica, famosa anche per i suoi studi in campo giuridico. Tutto questo presupponeva il fatto che, secondo Federico, la grandezza di uno Stato doveva esser costruita attraverso delle solide fondamenta, e queste fondamenta sono la cultura e le scienze giuridiche (3), e parlando di scienze giuridiche, le Costituzioni melfitane rappresentano una delle opere di carattere giuridico più importanti della storia di Federico II. Tali costituzioni (promulgate nel 1231) delineano un corpo di leggi che in parole povere tracciano un modello di Stato sotto la guida di un unica figura, ovvero l’imperatore. Ispirandosi alla figura degli antichi imperatori romani, Federico II volle creare un corpo di leggi che ristabilisse l’ordine del proprio impero sotto la sua personale direzione, limitando di conseguenza il potere dei baroni locali e degli ecclesiastici. Questo documento non fece altro che intensificare i contrasti tra Federico II e il clero, dato che queste leggi fu un tentativo di affermare la solennità e la sacralità del potere temporale dell’imperatore.
Gli ultimi anni di Federico II furono amari e terribili. Già etichettato con l’appellativo di “Anticristo” da Papa Gregorio IX per gli avvenimenti accaduti e i risultati ottenuti durante la sesta crociata, nonostante il successo di Cortenuova contro la Lega Lombarda (27-28 novembre 1237), Papa Gregorio IX stesso riuscì non solo a persuadere più città possibili nell’intento di isolare l’imperatore dal punto di vista delle alleanze militari, ma riuscì a costruire una campagna diffamatoria persuadendo i vari ordini religiosi, che avevano una notevole influenza sul popolo, a mobilitarsi contro Federico mantenendo la cattiva fama di essere “l’Anticristo”, e le cose peggiorarono con l’ascesa del nuovo Papa Innocenzo IV, perchè Federico II venne nuovamente scomunicato durante il Concilio di Lione del 1245. Il 1248 è l’anno ufficiale della caduta di Federico II, esattamente a Parma, dove dopo sei mesi consecutivi di scontri, mentre Federico II era ad una battuta di caccia con i falchi, l’esercito nemico spazzò letteralmente l’accampamento imperiale (4).  Sicuramente i suoi interessi, la sua sete di cultura, le sue capacità diplomatiche, e le sue ambizioni hanno mostrato in maniera palese quanto Federico II è stato un uomo di grande carisma e di grande intelletto, rendendolo un monumento per la storia medievale, in particolare quella dell’Italia meridionale, e nonostante abbia concluso i suoi ultimi anni circondato da numerosi nemici, si è veramente guadagnato l’appellativo di “stupor mundi”, stupore del mondo.

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